Generazione Alpha e digitale: tra dipendenza e nuove sfide educative

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Generazione Alpha e digitale, tra dipendenza, consapevolezza e nuove sfide educative

Generazione Alpha: dati, rischi e responsabilità condivise nell’era dell’intelligenza artificiale, tra salute mentale, sicurezza online e ruolo degli adulti

Nati tra il 2010 e il 2025, i ragazzi della Generazione Alpha sono la prima generazione a vivere immersa fin dall’infanzia in un ecosistema digitale avanzato. Smartphone, tablet, assistenti vocali e strumenti di intelligenza artificiale non sono una novità da imparare, ma un ambiente naturale in cui crescere. Non si tratta più soltanto di “usare” la tecnologia: questi giovani la abitano, la sperimentano e la integrano nella vita quotidiana con una disinvoltura che spesso supera quella degli adulti. È proprio questa familiarità precoce a sollevare interrogativi sempre più urgenti su limiti, rischi e responsabilità.

La questione centrale non è se i ragazzi siano consapevoli, ma se gli adulti siano pronti a guidarli. I dati del 2025 dell’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale, presentati in occasione del Safer Internet Day del 10 febbraio, mostrano un quadro netto. Oltre il 77 per cento degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, un dato in crescita costante rispetto agli anni precedenti. Ancora più significativo è il fatto che questa consapevolezza non si traduce in cambiamento: tra chi ha provato a ridurre il tempo online, solo poco più del 23 per cento afferma di esserci riuscito davvero.

I ragazzi sanno di essere troppo online e sanno anche che questo ha un costo. Più del 91 per cento riconosce un impatto diretto dell’uso eccessivo del digitale sulla salute fisica e mentale. Disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, ansia e sedentarietà vengono percepiti come conseguenze reali, non astratte. Eppure, la connessione continua occupa sempre più spazio nelle fasce orarie tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo, in particolare tra il primo pomeriggio e la sera.

Questa presenza costante della rete modifica anche il modo in cui i giovani vivono Internet. Se oltre la metà dichiara di sentirsi “bene” online, cresce in modo significativo la quota di chi risponde “né bene né male”. Secondo gli esperti non si tratta di equilibrio, ma di assuefazione: Internet non è più uno spazio che suscita emozioni, ma un ambiente dato per scontato, inevitabile, quasi invisibile nella sua pervasività.

Sul piano educativo emerge una frattura profonda tra consapevolezza dei ragazzi e incoerenza degli adulti. Come sottolinea il pedagogista del digitale Gregorio Ceccone, il problema non è la mancanza di coscienza dei giovani, ma l’assenza di regole chiare e condivise nel contesto familiare. A scuola si parla di cittadinanza digitale, ma a casa spesso mancano continuità e modelli coerenti. Vietare senza spiegare aumenta l’attrazione, mentre ignorare il problema espone a rischi concreti.

A complicare il quadro è l’ingresso sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. I dati Unicef mostrano come una quota significativa di bambini e adolescenti fatichi a distinguere fonti affidabili online, a gestire la privacy o a comprendere davvero il funzionamento degli strumenti digitali. A livello globale, solo una minoranza dei giovani si sente davvero competente nell’uso dell’IA, mentre cresce la preoccupazione per fenomeni gravissimi come la manipolazione di immagini e i deepfake a sfondo sessuale che coinvolgono anche minori.

In questo scenario, la sicurezza online non può essere delegata esclusivamente alla tecnologia. Serve un’alleanza educativa tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende. L’Unicef insiste sull’importanza di sviluppare spirito critico, competenze digitali e consapevolezza, ricordando che l’intelligenza artificiale non è neutra e che i bambini devono essere accompagnati, non lasciati soli.

Anche gli esperti di sicurezza informatica concordano su un punto chiave: proibire non funziona. I ragazzi continueranno a usare l’IA perché la percepiscono come utile, veloce e accessibile. Il vero compito degli adulti è diventare un riferimento, spiegando che questi strumenti non sono amici né autorità infallibili, ma sistemi che possono sbagliare, essere parziali o fuorvianti.

La Generazione Alpha non chiede di spegnere la tecnologia, ma di imparare a conviverci in modo sano. L’intelligenza artificiale, come Internet, può essere un potente alleato per l’apprendimento e la creatività, ma solo se inserita in un contesto educativo solido, fatto di relazioni, dialogo e regole condivise. Il digitale non va demonizzato né idolatrato. Va governato. E questa responsabilità, oggi più che mai, ricade sugli adulti.