Giorno del Ricordo, Meloni: “Le foibe sono una ferita dell’Italia intera”

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Giorno del Ricordo, Meloni: «Le foibe sono una ferita dell’Italia intera, il ricordo è giustizia»

Giorno del Ricordo, Meloni: «Le foibe sono una ferita dell’Italia intera, il ricordo è giustizia»

Il 10 febbraio la memoria delle vittime e dell’esodo giuliano-dalmata, tra cerimonie istituzionali e l’impegno contro ogni negazionismo

Una giornata che chiama l’Italia a fare i conti con una delle pagine più dolorose e a lungo rimosse della propria storia. Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, rende omaggio alle vittime delle foibe e alla tragedia dell’esodo giuliano-dalmata, un dramma che nel secondo dopoguerra costrinse circa 250mila italiani ad abbandonare la propria terra, le proprie case e le proprie radici.

A sottolinearne il valore è il messaggio diffuso sui social dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che parla di una «pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio». Un silenzio che, secondo la premier, ha contribuito a relegare nell’oblio il sacrificio di migliaia di persone uccise o costrette all’esilio per non rinunciare alla propria identità nazionale. «Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità», scrive Meloni.

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ribadisce la necessità di affrontare la verità storica senza timori né ambiguità. «La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista», afferma, sottolineando come il ricordo non sia espressione di rancore, ma un atto di giustizia e il fondamento di una memoria condivisa capace di rafforzare la comunità nazionale.

Il Giorno del Ricordo è accompagnato anche da una serie di iniziative istituzionali che attraversano l’intero Paese. A Roma, è in programma l’omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria. Le bandiere di Montecitorio sono esposte a mezz’asta e in serata il Tricolore viene proiettato sulla facciata del palazzo. Alle 10, nell’Aula di Montecitorio, si svolge la cerimonia ufficiale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio.

Un ruolo simbolico centrale è affidato anche al “Treno del Ricordo”, iniziativa promossa dal Governo che percorre idealmente l’Italia da Nord a Sud per raccontare il viaggio di chi fu «italiano due volte, per nascita e per scelta», come sottolinea Meloni, ribadendo che questa storia non appartiene a una porzione di confine, ma all’intera nazione.

Dal mondo istituzionale arrivano parole unanimi sul valore della memoria. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla di un dovere delle Istituzioni nel rendere omaggio alle vittime e al dolore delle loro famiglie. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che definisce il Giorno del Ricordo un atto di giustizia verso migliaia di connazionali vittime di violenze, persecuzioni, uccisioni e saccheggi lungo il confine orientale.

Il 10 febbraio si conferma così non solo come una ricorrenza commemorativa, ma come un momento di responsabilità collettiva, soprattutto verso le giovani generazioni. Coltivare la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata significa difendere la verità storica, restituire dignità alle vittime e trasformare il ricordo in un fondamento autentico di consapevolezza e pace.