Il femminicidio di Zoe Trinchero, la diciassettenne di Nizza Monferrato uccisa nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026, ha sconvolto l’Astigiano e l’intera Italia. Dopo un tentativo di depistaggio che ha rischiato di scatenare un linciaggio contro un innocente, la verità è emersa durante un interrogatorio durato oltre due ore. Alex Manna, 19enne (classe 2006, quasi 20 anni), ha confessato davanti al pubblico ministero Giacomo Ferrando della Procura di Alessandria di aver ucciso la ragazza al culmine di una lite brutale.
La confessione è arrivata sotto la pressione schiacciante delle prove raccolte dai carabinieri e, secondo alcune ricostruzioni, anche dall’incontro decisivo con la fidanzata, che lo ha esortato a dire la verità. Manna, ora sottoposto a fermo per omicidio volontario e trasferito nel carcere di Alessandria, ha ammesso: «Ho deciso di dire tutto perché la verità prima o poi viene a galla». Ma il suo racconto presenta ancora numerose ombre, che gli inquirenti stanno cercando di chiarire con l’autopsia e ulteriori accertamenti.
Chi è Alex Manna: il profilo del fermato per l’omicidio di Zoe Trinchero
Alex Manna, residente a Nizza Monferrato, è descritto come un giovane con un passato problematico. Ha praticato la boxe in passato e, secondo alcune fonti, ha avuto esperienze con risse e uso di sostanze. Non aveva una relazione attuale con Zoe, ma gli investigatori hanno appurato che i due avrebbero avuto una breve storia sentimentale due o tre anni fa, terminata male per un tradimento da parte sua – un dettaglio che nessuno tra gli amici sapeva. Manna era fidanzato con un’altra ragazza (la compagna fa la vigile del fuoco e quella notte era in servizio), circostanza che non gli ha impedito di tentare un approccio con Zoe.
Dopo il delitto, ha tentato di depistare le indagini accusando un giovane di origini nordafricane noto in paese per problemi psichiatrici. Questa bugia ha scatenato tensioni: una trentina di persone si è radunata sotto casa dell’uomo, rischiando il peggio. Solo l’intervento dei carabinieri ha evitato conseguenze gravi.
La confessione di Alex Manna: la lite, i pugni e il tentativo di minimizzare
Durante l’interrogatorio in caserma, assistito dal legale, Manna ha cercato di ridimensionare la dinamica. Ha raccontato di aver discusso con Zoe, non di aver tentato un bacio o un approccio esplicito: «Abbiamo solo litigato. Non so perché ho reagito così». Ha ammesso di averla colpita con pugni al volto, sfruttando la sua esperienza nella boxe, ma ha parlato di «uno o due colpi» e ha negato di averla spinta: «Non l’ho buttata giù, l’ho lasciata cadere».
Le prove, però, raccontano un’altra storia. I carabinieri hanno rinvenuto il suo giubbotto sporco di sangue, nascosto nella soffitta della casa della compagna. Le mani del giovane presentavano ferite e tumefazioni: lui ha provato a giustificarle dicendo «Me le sono fatte da solo colpendo un muro quando sono nel panico». Decisivo l’incontro con la fidanzata: inizialmente le aveva raccontato la versione dell’aggressore esterno, ma guardandola negli occhi lei lo ha spronato a confessare.
La ricostruzione dei fatti: dalla festa tra amici all’orrore sul Rio Nizza
La serata era iniziata in modo normale. Zoe Trinchero, 17 anni, aveva finito il turno part-time al bar della stazione di Nizza Monferrato intorno alle 21. Poi si era unita a un gruppo di amici in un garage del centro per una festa informale. Alex era presente. I due si sono allontanati insieme.
Secondo Manna, durante il confronto sarebbe riemerso il vecchio rapporto finito male: Zoe gli avrebbe rinfacciato il tradimento. Lui, inizialmente calmo, sarebbe esploso. Dalla discussione si è passati ai pugni, in una violenza cieca. Zoe ha urlato e tentato di difendersi, ma non è bastato. Il giovane l’ha strangolata (o almeno ha stretto il collo con forza) e poi l’ha gettata nel Rio Nizza, un piccolo corso d’acqua che attraversa la città, da un’altezza di quasi quattro metri.
Manna si è allontanato, è tornato a casa, ha cambiato abiti macchiati di sangue e si è ripresentato agli amici con la versione falsa dell’aggressione da parte di un estraneo. Il corpo di Zoe è stato ritrovato poco prima di mezzanotte dagli amici stessi, allarmati dalla sua scomparsa.
Le ombre che restano: incongruenze e attesa per l’autopsia
Il racconto di Manna è pieno di incongruenze. Parla di pochi pugni, ma sul volto di Zoe sono state rilevate numerose ecchimosi, tumefazioni e lesioni. Gli inquirenti ritengono che non si sia limitato a “lasciarla cadere”, ma l’abbia spinta con forza deliberata, facendola sbattere contro la sponda di cemento del canale. Resta da chiarire lo strangolamento: è avvenuto prima o dopo la caduta? Zoe è morta per soffocamento o per trauma cranico?
Questi dettagli sono cruciali per contestare aggravanti come la crudeltà o la premeditazione. L’autopsia, in programma nei prossimi giorni, sarà decisiva per definire la causa esatta del decesso e smontare la versione minimizzante del giovane.
Il dolore della comunità e il monito contro la violenza di genere
Nizza Monferrato è in lutto. Zoe era una ragazza solare, sognava di diventare psicologa per aiutare gli altri, lavorava part-time e amava la vita semplice tra amici. La madre ha espresso il suo strazio: «Mia povera bambina». Gli amici sono scioccati: «Se è stato lui, deve essere impazzito».
Il caso di Zoe Trinchero è l’ennesima tragedia legata all’incapacità di accettare un rifiuto. In un’Italia che conta ancora troppi femminicidi, anche tra giovanissimi, questo episodio sottolinea l’urgenza di educazione affettiva e contrasto alla violenza di genere. La confessione di Alex Manna ha fatto cadere la maschera, ma le domande restano aperte in attesa della verità giudiziaria.

