Gli inquirenti vogliono chiarire se Giuseppe Musella abbia davvero lanciato il coltello o colpito la sorella impugnandolo. Al centro delle indagini anche il ruolo del cagnolino nella lite degenerata in omicidio.
La morte di Jlenia Musella continua a sollevare interrogativi a Napoli. La ragazza di 22 anni è stata uccisa con una coltellata alle spalle dal fratello Giuseppe, 28 anni, che ha confessato l’omicidio in questura. Ora però la procura vuole verificare punto per punto se la sua versione dei fatti corrisponda realmente a quanto accaduto nell’appartamento dove si è consumata la tragedia.
Gli investigatori attendono gli accertamenti medico-legali per capire la dinamica esatta del colpo. Il nodo principale riguarda l’arma. Musella ha raccontato di aver lanciato il coltello dalla cucina, da una distanza di circa otto metri. Una ricostruzione che dovrà essere confermata o smentita dalle analisi tecniche, dai rilievi sulla traiettoria e dalle ferite riportate dalla vittima.
Cosa non torna nel racconto del fratello
Secondo quanto emerso, gli inquirenti stanno passando al vaglio ogni passaggio delle dichiarazioni rese dall’uomo alla presenza del suo avvocato. La ferita alla schiena di Jlenia sarà determinante per stabilire se il coltello sia stato davvero scagliato oppure impugnato al momento dell’aggressione.
A breve verrà disposta l’autopsia sul corpo della giovane. L’esame servirà non solo a chiarire la causa precisa della morte, ma anche a ricostruire postura, distanza e forza del colpo. Elementi fondamentali per comprendere se la versione fornita dal fratello regga sul piano scientifico.
Nel frattempo resta fermo il provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato, emesso dal pubblico ministero Ciro Capasso. Il fascicolo è stato assegnato alla quarta sezione della procura di Napoli, quella che si occupa delle fasce deboli della popolazione, coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone.
Il cagnolino al centro della lite degenerata
Un altro punto cruciale dell’inchiesta riguarda il presunto movente. Giuseppe Musella ha raccontato che la discussione sarebbe nata per il cagnolino di casa, al quale era particolarmente legato. Secondo la sua versione, la sorella avrebbe preso a calci l’animale e questo avrebbe fatto esplodere la tensione tra i due.
Gli investigatori vogliono verificare se il cane sia stato realmente maltrattato e se abbia fatto i bisogni sul divano, come sostenuto dall’uomo. Anche l’eventuale stato dell’animale verrà esaminato per capire se il racconto corrisponda ai fatti o se sia stato costruito per giustificare l’aggressione.
Domani è prevista l’udienza di convalida del fermo. In aula si inizierà a delineare il quadro giudiziario di una vicenda che ha sconvolto Napoli. La verità, ora, passa dai rilievi scientifici e dall’autopsia, chiamati a stabilire cosa sia davvero successo negli ultimi istanti di vita di Jlenia Musella.

