Scoperto un canale illecito di schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti. Nei guai un commerciante bengalese: sequestrate 3.500 SIM, migliaia di documenti e oltre 28mila euro
Un vasto traffico di SIM intestate fittiziamente a soggetti inesistenti è stato smascherato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino, che hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Avellino nei confronti di un cinquantenne originario del Bangladesh e residente a Napoli, titolare di un’attività commerciale nel settore della telefonia mobile. L’uomo è indagato per il reato di ricettazione nell’ambito di un’indagine che punta a fare luce su un sistema organizzato di fornitura illegale di schede telefoniche.
L’operazione rappresenta il seguito di un’inchiesta che, nei mesi scorsi, aveva già consentito di individuare un canale illecito di vendita online di SIM intestate a nomi fittizi, utilizzate per eludere i controlli e rendere difficoltosa l’identificazione degli utilizzatori reali.
SIM intestate a soggetti inesistenti, il ruolo del presunto fornitore
Gli approfondimenti investigativi dei carabinieri di Avellino hanno permesso di individuare il commerciante napoletano come presunto fornitore all’ingrosso di schede telefoniche intestate in modo fraudolento, prevalentemente a cittadini suoi connazionali. Le SIM, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano attivate utilizzando generalità false o documenti caricati in maniera irregolare, creando utenze “fantasma” difficilmente tracciabili.
Un sistema che, secondo la Procura, può favorire la commissione di reati di elevato allarme sociale, proprio perché consente a chi le utilizza di restare nell’ombra e complicare le successive attività di indagine.
Perquisizioni a Napoli, migliaia di passaporti e 3.500 schede telefoniche
Le operazioni di polizia giudiziaria sono state eseguite a Napoli, sia presso l’esercizio commerciale di telefonia dell’indagato sia nella sua abitazione. Durante le perquisizioni i militari hanno rinvenuto e sequestrato numerosi dispositivi di memoria contenenti file con migliaia di passaporti del Bangladesh scannerizzati, verosimilmente utilizzati per intestazioni fittizie.
Nel corso dell’attività sono state inoltre sequestrate circa 3.500 carte SIM, di cui 192 già attivate e intestate a soggetti inesistenti. Un quantitativo che, secondo gli investigatori, conferma la dimensione organizzata dell’attività illecita.
Denaro contante ritenuto provento dell’attività illegale
Oltre al materiale informatico e alle schede telefoniche, i carabinieri hanno sequestrato anche somme di denaro considerate profitto dell’attività illecita. In particolare sono stati trovati 18.600 euro in contanti, 180 dollari statunitensi e 9.500 taka bangladesi.
Il denaro e il materiale sequestrato saranno ora analizzati per ricostruire i flussi economici e individuare eventuali collegamenti con altri soggetti coinvolti nella distribuzione delle SIM irregolari.
Indagini sulle comunicazioni elettroniche e sicurezza
L’operazione si inserisce nel più ampio contesto delle indagini telematiche e delle attività tecniche tradizionali svolte quotidianamente dall’Arma dei Carabinieri per il contrasto ai reati connessi all’uso illecito delle comunicazioni elettroniche.
Il fenomeno delle SIM intestate a soggetti inesistenti rappresenta uno degli strumenti più utilizzati per agevolare truffe, estorsioni, traffici illeciti e altre attività criminali, rendendo particolarmente complesse le successive attività di identificazione degli autori.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Avellino per delineare in modo completo l’organizzazione del sistema illecito e individuare ulteriori responsabilità. La posizione dell’indagato resta al vaglio dell’Autorità Giudiziaria e, come previsto dalla legge, l’uomo non può essere considerato colpevole fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

