Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2026, a Sarno, in provincia di Salerno, si è consumata una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità dell’Agro nocerino-sarnese. Gaetano Russo, 61 anni, panettiere e salumiere di lunga data, titolare di un esercizio storico in via Paolo Falciani, nella zona di Cappella Vecchia, è stato ucciso a coltellate all’interno del suo negozio. L’aggressore, Andrea Sirica, 34-35 anni (le fonti oscillano tra 34 e 35), residente nella stessa città e noto alle forze dell’ordine per precedenti legati alla droga, ha sferrato almeno dieci fendenti mortali contro l’uomo che, in passato, lo aveva aiutato più volte con cibo, denaro e gesti di solidarietà.
La dinamica, ricostruita grazie alle testimonianze della figlia 19enne della vittima, della moglie e ad altri elementi raccolti dalla Polizia di Stato coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore, rivela un dramma familiare e brutale: un raptus improvviso, forse innescato da uno stato di alterazione psicofisica, che ha trasformato un gesto di ospitalità in una scena di sangue sotto gli occhi di una giovane figlia e di una moglie devastata dallo choc.
L’inizio della notte fatale: il citofono alle ore 1
Era circa l’una di notte quando il citofono del negozio ha suonato. Gaetano Russo aveva appena terminato il turno in laboratorio, dove preparava il pane fresco per la giornata successiva. Il panificio, collegato direttamente all’abitazione familiare al piano superiore, era ormai in fase di chiusura. L’uomo, abituato a lavorare senza sosta e a rispondere anche di notte grazie a una telecamera collegata al citofono, ha sentito il suono familiare.
Ad aprire la porta è stata la figlia 19enne. Non era la prima volta: Andrea Sirica era un volto conosciuto. Spesso si presentava per chiedere un panino, una bottiglietta d’acqua o qualche euro. La famiglia Russo, per spirito di carità e perché lo conosceva da tempo, lo aveva sempre aiutato senza pretendere nulla in cambio. Quella notte, però, tutto è cambiato.
Sirica si è presentato in evidente stato di agitazione: occhi stravolti, comportamenti incoerenti, forse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ha iniziato a inveire contro la giovane, con toni molesti e aggressivi. La ragazza, spaventata, ha chiamato immediatamente il padre.
Gaetano Russo è intervenuto subito. Ha ordinato alla figlia e alla moglie di rifugiarsi nel laboratorio retrostante per mettersi al sicuro. Poi ha affrontato l’uomo, chiedendogli con fermezza di andarsene e di lasciare in pace la famiglia.
Il raptus: il salto sul bancone e le coltellate
Quelle parole hanno fatto scattare qualcosa in Andrea Sirica. Invece di allontanarsi, ha compiuto un gesto folle: con un balzo ha scavalcato il bancone del negozio, ha afferrato un coltello da cucina posizionato lì vicino e si è scagliato contro Gaetano Russo.
I colpi sono stati feroci e ripetuti: almeno dieci coltellate, concentrate soprattutto all’addome e al torace. Il panettiere ha cercato di difendersi, ma la furia dell’aggressore era incontenibile. Russo è crollato a terra in un lago di sangue, il corpo straziato e quasi irriconoscibile per la violenza dei fendenti.
Le urla strazianti dell’uomo hanno richiamato la figlia e la moglie dal nascondiglio. La giovane 19enne ha tentato disperatamente di fermare l’assassino: gli ha urlato di smetterla, si è aggrappata al suo collo per bloccarlo fisicamente. Nel tentativo ha riportato una lieve ferita alla mano, ma non è riuscita a fermarlo. Sirica ha continuato a colpire fino a quando non ha più visto minacce.
A quel punto la figlia è corsa in strada urlando aiuto, attirando l’attenzione di un poliziotto fuori servizio che abitava nelle vicinanze. Nel frattempo, la moglie di Russo è svenuta per lo choc, crollando accanto al corpo del marito.
Sirica si barrica nel negozio: l’arresto drammatico
Dopo il delitto, Andrea Sirica non è fuggito. Si è barricato all’interno del locale, con il corpo della vittima ancora a terra. La Polizia, allertata dalle urla e dal poliziotto intervenuto, è arrivata rapidamente. Gli agenti hanno dovuto sfondare la vetrina per entrare: Sirica era in preda a un’agitazione estrema, ha opposto resistenza e ha continuato a dare in escandescenza anche durante l’arresto.
Per calmarlo è stato necessario il trasporto in ospedale prima del trasferimento in carcere. L’accusa è di omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà e dal contesto.
Il movente: non una rapina, ma un raptus?
Le prime ore dopo il delitto avevano fatto pensare a un tentativo di rapina finito male. Ma la ricostruzione ha scartato questa ipotesi: non ci sono segni di furto dalla cassa, né richieste esplicite di denaro. Sirica non ha preso nulla.
Il movente appare legato a un raptus improvviso, forse innescato da uno stato di alterazione da sostanze. Già nel pomeriggio dello stesso giorno, Sirica aveva dato segni di instabilità: era entrato nella Chiesa di San Teodoro urlando e cantando a squarciagola, tanto da essere allontanato dal parroco don Antonio Agovino.
Gaetano Russo era diventato un punto di riferimento per lui, offrendogli aiuto senza mai giudicarlo. Proprio per questo la comunità parla di tradimento: ucciso da chi aveva aiutato.
Il dolore della famiglia e della città
Gaetano Russo lascia la moglie, tre figli (tra cui la 19enne testimone oculare) e un nipotino nato da poco. Era diventato nonno da poco tempo, un traguardo che lo rendeva orgoglioso. La sua bottega era un’istituzione: pane fresco, salumi di qualità, ma soprattutto umanità. Aperta quasi 24 ore su 24, era il posto dove i clienti trovavano non solo prodotti, ma un saluto gentile e una parola di conforto.
La figlia, ferita lievemente e traumatizzata, ha raccontato tutto con lacrime agli inquirenti. La nipote ha dichiarato: «È morto dove è stato sempre: dietro il bancone a lavoro. È morto perché ha protetto la figlia».
Sarno è in lutto. Davanti al negozio chiuso, fiori, candele e messaggi: «Buono come il pane che produceva», «Un eroe che ha difeso la figlia», «Un uomo perbene ucciso senza motivo».
Le indagini e le riflessioni
La Scientifica ha sequestrato il coltello, analizzato le telecamere interne/esterne e raccolto testimonianze. Sirica è in carcere, in attesa di interrogatorio e convalida del fermo.
Il caso solleva interrogativi su tossicodipendenza, prevenzione e sicurezza per commercianti notturni. Ma soprattutto lascia un vuoto: un padre, un marito, un nonno ucciso per aver fatto ciò che qualsiasi genitore farebbe: proteggere la propria figlia.
Gaetano Russo è morto da eroe, difendendo la famiglia nel suo luogo di lavoro. La sua storia resterà monito per una comunità che ora chiede giustizia e pene severe.

