Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 2026, Giuseppe Musella si è consegnato spontaneamente alla Polizia di Stato. Durante l’interrogatorio ha confessato di essere l’autore materiale del delitto: ha ammesso di aver colpito la sorella alle spalle con un coltello al culmine di una violenta lite familiare. Alla Procura di Napoli, coordinata dal pm Ciro Capasso, è stato notificato un provvedimento di fermo per omicidio volontario. Attualmente si trova detenuto nel carcere di Secondigliano.

La dinamica del delitto: lite in famiglia e ferita mortale
Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini e dalle dichiarazioni dello stesso Giuseppe Musella, l’aggressione è maturata in un contesto di tensioni accumulate tra i due fratelli, che vivevano da soli nello stesso appartamento in via Chiaro di Luna, nel Parco Conocal (o rione Conocal), un agglomerato di case popolari costruito dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.
La lite sarebbe degenerata rapidamente: prima schiaffi e pugni al volto (evidenziati dai lividi e tumefazioni sul viso della vittima), poi il colpo fatale alla schiena con un’arma da taglio, probabilmente un coltello da cucina. Jlenia Musella è stata colpita mentre forse cercava di fuggire o difendersi.
Dopo l’aggressione, qualcuno – molto probabilmente lo stesso aggressore – ha caricato la ragazza ancora viva (o agonizzante) in auto e l’ha trasportata davanti al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, per poi allontanarsi immediatamente. I sanitari non hanno potuto fare nulla: la giovane è deceduta poco dopo l’arrivo per emorragia interna massiva.
Le telecamere dell’ospedale e della zona sono al vaglio degli investigatori per identificare il veicolo e confermare la dinamica. L’arma del delitto non è stata ancora ritrovata.
Il contesto familiare: genitori detenuti e legami con la criminalità organizzata
Giuseppe Musella e la sorella Jlenia crescevano in una situazione familiare estremamente difficile. La madre e il patrigno sono entrambi in carcere: l’uomo è ritenuto un esponente del clan Casella-Circone, gruppo camorristico attivo nel controllo dello spaccio e delle attività illecite nella zona di Ponticelli.
Questo sfondo di degrado e criminalità organizzata non appare però come movente diretto dell’omicidio. Le indagini della Squadra Mobile di Napoli puntano su contrasti personali e quotidiani tra i due fratelli: discussioni frequenti, forse legate a questioni economiche, convivenza forzata o divergenze di vita. Non emergono al momento elementi di gelosia, stalking o moventi di genere esterni alla cerchia familiare.
Jlenia Musella era descritta da amici e conoscenti come una ragazza solare, piena di energia, amante della vita e attiva sui social (Instagram e TikTok), dove condivideva video di balli e momenti spensierati. Le sue ultime pubblicazioni mostrano una giovane donna che cercava normalità e gioia nonostante le difficoltà.
Le indagini e le reazioni istituzionali
La Polizia ha lavorato intensamente nelle ore successive al delitto: dapprima ricerche serrate per rintracciare Giuseppe Musella, resosi irreperibile per alcune ore, poi il fermo dopo la consegna spontanea e la confessione.
Il pm Ciro Capasso coordina l’inchiesta: nelle prossime ore è attesa la convalida del fermo davanti al Gip e l’interrogatorio di garanzia. Ulteriori accertamenti riguarderanno:
- l’esame autoptico per confermare causa del decesso e dinamica;
- l’analisi delle telecamere per tracciare i movimenti;
- l’ascolto di testimoni del rione che potrebbero aver udito urla o visto la lite.
Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha definito l’episodio “una tragedia che va letta”, invitando a fidarsi del lavoro di magistratura e forze dell’ordine.
Il sindaco Gaetano Manfredi ha espresso cordoglio e rinnovato l’impegno per la rigenerazione delle periferie: “Ancora più forte sarà il nostro impegno per ridurre le sacche di disagio in quartieri su cui stiamo investendo”.
Ponticelli e il rione Conocal: un territorio segnato dal disagio
Il Parco Conocal è uno dei simboli del disagio periferico napoletano: alta densità abitativa, disoccupazione, scarsità di servizi, presenza radicata di gruppi camorristici. In contesti simili, le tensioni familiari possono esplodere senza filtri, soprattutto quando mancano reti di supporto sociale.
Il caso di Giuseppe Musella e Jlenia Musella non è legato direttamente a faide di clan, ma evidenzia come il degrado strutturale amplifichi i conflitti personali fino a esiti irreversibili.
Una tragedia evitabile?
La confessione di Giuseppe Musella chiude parzialmente il cerchio su un delitto che ha sconvolto Napoli. Rimane il dolore per una ragazza di 22 anni piena di vita, spenta da un gesto estremo del fratello maggiore.
Eventi come questo spingono a interrogarsi su prevenzione, ascolto nelle famiglie multiproblematiche, presenza di servizi sociali nelle periferie e educazione al conflitto non violento.
Giuseppe Musella ora attende il processo. La sua confessione potrebbe influire sulla pena, ma non cancella il vuoto lasciato da Jlenia.

