Degrado in via Marconi: il “buco nero” a due passi da Piazza Sant’Alfonso

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Sembrerebbe che il proprietario non possa chiudere l’accesso perché risiederebbero abusivamente alcune persone.

Di Marco Visconti

Esiste un confine sottile, quasi invisibile ma profondo, che separa il salotto buono di Pagani dal degrado più assoluto. A pochi passi dalla maestosa Piazza Sant’Alfonso, cuore pulsante della religiosità e della vita cittadina, si apre una ferita urbana che sembra appartenere a un’altra epoca e a un’altra dimensione: via Marconi, civico 91. Qui, il tempo sembra essersi fermato, non per preservare la bellezza, ma per stratificare incuria, pericoli strutturali e marginalità sociale.

Ingresso allo spazio privato.

L’ingresso dell’area accoglie i visitatori con un monito che suona ormai come una beffa: un cartello recita “Vietato l’accesso. Edifico pericolante. Eppure, la realtà dei fatti smentisce immediatamente l’ordine formale. I cancelli sono spalancati; un grosso blocco di cemento limita forse il transito ai veicoli, ma non impediscono affatto l’accesso pedonale a chiunque voglia addentrarsi in questo luogo abbandonato.

Rifiuti presenti nel sito.

All’ingresso, rifiuti di ogni genere fungono da tappeto di benvenuto, segno evidente di un passaggio costante e incontrollato. Non si tratta di una situazione recente, ma di un’emergenza documentata da anni. Le radici del problema affondano in atti ufficiali che già nel 2016 descrivevano un quadro allarmante. L’ordinanza numero 43 del primo settembre 2016, firmata dall’allora sindaco Salvatore Bottone, metteva nero su bianco la gravità della situazione. Il documento, basato su un accertamento della Polizia Locale del 29 agosto 2016, richiamava problematiche di natura statica già accertate addirittura nel 2003. In quell’atto, il sindaco ordinava ai proprietari di provvedere “ad horas” alla messa in sicurezza dell’immobile, citando specificamente il pericolo derivante da tegole pericolanti e coperture sconnesse.

Edificio pericolante ubicato nelle vicinanze della piazza.

Contestualmente, veniva ordinato lo sgombero immediato dei residenti, proprio per l’incolumità pubblica e privata. Oggi, lo scenario appare se possibile peggiorato. Tra edifici che minacciano di crollare da un momento all’altro, la vita continua in modo sotterraneo e precario. Si scorgono jeans, bacinelle e materassi ammassati in spazi in cui è evidente lo scarso igiene. Nelle casupole, è stata segnalata la presenza di extracomunitari e persone che occuperebbero gli spazi senza alcun titolo.

Ingresso in una delle casupole.

Il paradosso raggiunge il culmine osservando una parabola satellitare installata sulla facciata di un edificio dichiarato inagibile e pericolante. Sembrerebbe che il proprietario non possa chiudere l’accesso del suo spazio privato perché risiederebbero abusivamente alcune persone. Ma cosa è stato fatto da parte delle amministrazioni in questi dieci anni per risolvere l’impasse?

Edificio pericolante nel quale risiedono alcune persone.

Abbiamo provato a chiedere spiegazioni all’attuale amministrazione, ma dal primo cittadino Raffaele Maria De Prisco non è giunta alcuna risposta. Stesso silenzio da parte di Luana Giammetta, assessore con delega alla Polizia e Sicurezza. Mentre la politica tace, la preoccupazione cresce. È stata inviata una Pec ufficiale alla Polizia Locale, al Suap e, per conoscenza, alla Prefettura di Salerno per fare luce sullo stato attuale delle cose. È accettabile che, a pochi metri dal centro culturale e civile della città, permanga un’area di tale degrado e insicurezza?