di Marco Visconti
Resta alta la tensione sul fronte occupazionale nel Comune di Pagani. Al centro della disputa, il mancato pagamento del Trattamento di fine rapporto agli ex dipendenti dell’Azienda Speciale Sam. La vicenda, che vede coinvolte le sigle sindacali e l’amministrazione comunale, si arricchisce di un nuovo capitolo tecnico-legale che rischia di gelare le aspettative dei lavoratori.
L’assenza del direttore e la nota tecnica
In occasione dell’incontro richiesto dai sindacati per discutere del contenzioso, il direttore generale e amministratore unico della Sam, l’ingegnere Antonio Sicignano, ha fatto pervenire una comunicazione ufficiale al sindaco, Raffaello Maria De Prisco. Pur impossibilitato a partecipare per motivi di salute, Sicignano ha voluto chiarire la posizione ferma dell’azienda attraverso una nota dettagliata.
Il nodo dei finanziamenti: Tfr come garanzia
Secondo quanto esposto dal direttore, il mancato versamento delle somme ai lavoratori non sarebbe un atto arbitrario, ma una conseguenza di precisi vincoli contrattuali sottoscritti dagli stessi dipendenti. Molti lavoratori avrebbero infatti stipulato contratti di finanziamento (citati come esempio quelli con IBL Banca o Compass) che prevedono una “cessione del credito“.Nella nota si legge chiaramente che il dipendente, al momento del prestito, “costituisce sul trattamento di fine rapporto… un vincolo a favore del finanziatore a garanzia del rimborso“. In termini pratici, l’azienda Sam agisce come terzo debitore e, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, è “irrevocabilmente autorizzata” a trattenere il debito residuo per versarlo direttamente alla banca o alla finanziaria.Il rischio del “doppio pagamento”.
Citando la Corte di cassazione, Sicignano ha ribadito che, una volta perfezionata la cessione, l’unico creditore legittimo non è più il lavoratore, ma la società finanziaria che ha erogato il prestito.L’azienda avverte dunque che qualsiasi pagamento del Tfr effettuato direttamente agli ex dipendenti risulterebbe “inefficace” nei confronti delle banche. Tale mossa esporrebbe l’Azienda Speciale al rischio concreto di dover pagare due volte la stessa somma: una prima volta al lavoratore e una seconda alla finanziaria, a seguito di un eventuale ricorso di quest’ultima.
Le conclusioni tratte dalla direzione Sam sono nette: l’azienda è tenuta a ritenere le somme fino alla concorrenza del debito residuo. Una posizione che ora passa al vaglio del sindaco e delle rappresentanze sindacali, chiamati a trovare una via d’uscita in un labirinto di cessioni del quinto e garanzie bancarie che bloccano, di fatto, le liquidazioni degli ex dipendenti.

