La politica scafatese entra in una fase di verità.
Dopo le assenze registrate nella maggioranza durante l’ultimo Consiglio comunale – assenze che hanno messo in difficoltà i numeri e aperto un fronte di tensione politica – il sindaco Pasquale Aliberti interviene per chiarire la propria posizione e, soprattutto, per delimitare il perimetro entro cui intende continuare a governare la città.
Il messaggio è netto e articolato: nessuna dimissione, ma anche nessuna disponibilità a governare senza una maggioranza coesa, senza serenità e senza una visione condivisa di città. In mezzo, una possibilità concreta: il ritorno anticipato alle urne, non come strumento di pressione, ma come atto di responsabilità istituzionale.
“Non è mia intenzione dimettermi”: la prima linea rossa
Il punto di partenza del sindaco è chiaro.
Pasquale Aliberti respinge con decisione l’ipotesi delle dimissioni personali, chiarendo che lasciare Palazzo Mayer in questa fase sarebbe, a suo giudizio, un atto negativo e deludente nei confronti di Scafati.
Il riferimento è duplice. Da un lato, il consenso popolare ampio con cui ha vinto le elezioni; dall’altro, la vicinanza dimostrata dalla cittadinanza anche nei momenti più complessi, compresi quelli legati alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. Dimettersi ora, sostiene il sindaco, significherebbe tradire quel patto di fiducia stretto con gli elettori.
Non una rivendicazione personale, ma un richiamo politico: il mandato ricevuto non può essere interrotto per dinamiche interne alla maggioranza che nulla hanno a che vedere con la volontà espressa dagli scafatesi nelle urne.
Il nodo vero: la maggioranza e la serenità di governo
Se le dimissioni non sono sul tavolo, il vero tema è un altro: la tenuta della maggioranza.
Aliberti lo dice senza giri di parole: per governare una città complessa come Scafati non basta il consenso elettorale iniziale, serve una maggioranza solida, presente, responsabile e soprattutto coerente con l’idea di città presentata agli elettori.
La serenità amministrativa, nel racconto del sindaco, non è un concetto astratto. È la condizione necessaria per trasformare le decisioni politiche in atti concreti, per portare avanti cantieri, politiche sociali, programmazione urbanistica e servizi essenziali. Senza serenità – chiarisce – l’azione di governo si inceppa, rallenta, diventa inefficace.
Le assenze in Consiglio: un segnale politico, non tecnico
Le assenze registrate durante l’ultimo Consiglio comunale vengono lette da Aliberti come un fatto politico, non come un incidente di percorso.
Disertare il Consiglio, spiega, non equivale a esprimere un dissenso costruttivo, ma significa isolare il sindaco, creare problemi nei numeri e indebolire l’istituzione nel suo complesso.
Quando emergono divergenze, la strada maestra – secondo il primo cittadino – resta quella del confronto e della discussione, non l’assenza strategica. È in aula consiliare che si misurano le differenze, è lì che si chiariscono le posizioni e si rafforzano, se possibile, le sintesi politiche.
Il programma elettorale come patto vincolante
Uno dei passaggi centrali del ragionamento di Aliberti riguarda il programma elettorale.
Non un documento formale, ma un vero e proprio patto con la città, raccontato sui palchi, spiegato nei dettagli e condiviso con i cittadini durante la campagna elettorale.
Secondo il sindaco, chi oggi fa parte della maggioranza dovrebbe riconoscersi pienamente in quella visione di città. Se emergono divergenze profonde su temi strategici – sviluppo urbano, servizi, opere pubbliche, politiche sociali – allora il problema non è tecnico, ma politico.
Ed è qui che si innesta il tema della responsabilità: restare in maggioranza senza condividerne il percorso equivale a paralizzare l’azione amministrativa.
Opere materiali e immateriali: i risultati rivendicati
Nel suo intervento, Aliberti richiama anche ciò che è stato già fatto e ciò che è in corso di realizzazione.
Opere materiali e immateriali, progetti che – nelle intenzioni dell’amministrazione – puntano a migliorare la qualità della vita della comunità scafatese.
Non si tratta solo di infrastrutture, ma anche di politiche sociali, programmazione culturale, interventi sul territorio e iniziative che mirano a rafforzare il senso di comunità. Risultati che, sottolinea il sindaco, richiedono continuità amministrativa e una squadra capace di lavorare nella stessa direzione.
Il ritorno alle urne: non una minaccia, ma una possibilità concreta
È su questo sfondo che Aliberti introduce il tema del ritorno alle urne.
Un passaggio delicato, che il sindaco tiene a chiarire: non si tratta di una minaccia politica, né di una forzatura. Parlare di elezioni anticipate significa, piuttosto, esercitare un atto di consapevolezza e maturità istituzionale, soprattutto per un amministratore al suo terzo mandato.
La logica è semplice: senza una maggioranza coesa, che condivida davvero un percorso comune, non si va da nessuna parte. Insistere nel governare con numeri ballerini e tensioni irrisolte rischierebbe di danneggiare la città più di una scelta netta.
L’orizzonte di febbraio e il rischio commissariamento
Nel suo ragionamento, Aliberti indica anche un possibile orizzonte temporale: febbraio.
Se entro quel periodo non dovessero emergere i presupposti per continuare ad amministrare in modo efficace, la scelta più responsabile – secondo il sindaco – sarebbe porre fine all’esperienza amministrativa e tornare rapidamente al voto.
L’obiettivo è chiaro: evitare un lungo commissariamento, che bloccherebbe scelte strategiche, rallenterebbe i progetti in corso e priverebbe la città di una guida politica nel momento in cui servono decisioni rapide e coraggiose.
Governare una città è difficile, farlo insieme è possibile
Il messaggio finale di Aliberti è anche un appello alla politica locale.
Governare una città è difficile per definizione, ma farlo con una squadra unita, coesa e leale rende il percorso più semplice ed efficace. La responsabilità, dunque, non è solo del sindaco, ma di tutta la classe dirigente che ha scelto di presentarsi agli elettori come alternativa credibile.
In questo senso, la crisi attuale non riguarda solo un equilibrio numerico in Consiglio comunale, ma la qualità della politica e la capacità di assumersi responsabilità fino in fondo.
Scafati davanti a una scelta
Scafati si trova ora davanti a una scelta cruciale.
Da una parte, la possibilità di ricomporre la maggioranza, ritrovando unità, chiarezza e una visione condivisa. Dall’altra, l’ipotesi di ridare la parola ai cittadini, chiamandoli a scegliere nuovamente chi dovrà guidare la città nei prossimi anni.
Pasquale Aliberti, nel suo intervento, non chiude nessuna porta, ma ne indica chiaramente le condizioni. Niente dimissioni personali, nessun governo zoppo, nessuna ambiguità. Solo una linea di responsabilità che mette al centro Scafati, i suoi bisogni e le sue aspettative.
Il confronto politico è aperto.
E le prossime settimane diranno se la crisi sarà superata con una ritrovata coesione o se la città tornerà presto alle urne, aprendo un nuovo capitolo della sua storia amministrativa.

