Delitto di Garlasco, un anno dopo: cosa è cambiato?

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Garlasco, il biglietto anonimo e la scarpa scomparsa: nuovi interrogativi sull’omicidio di Chiara Poggi

Delitto di Garlasco, un anno dopo: cosa è cambiato?

L’inchiesta sull’omicidio del 2007 entra nella fase decisiva. Andrea Sempio resta indagato per concorso, mentre i pm valutano il rinvio a giudizio. Il nodo scientifico delle tracce genetiche divide ancora le parti.

È passato un anno dalla riapertura dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. A distanza di diciotto anni dal delitto, uno dei casi più controversi della cronaca giudiziaria italiana si avvicina a un nuovo snodo cruciale. Dal gennaio dello scorso anno Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, è tornato ufficialmente indagato dalla Procura di Pavia per omicidio in concorso, un’accusa che ha sempre respinto. Ora, dopo gli ultimi approfondimenti tecnici, l’inchiesta sembra pronta a entrare nella sua fase conclusiva.

Delitto di Garlasco, perché l’indagine su Chiara Poggi è stata riaperta

La riapertura del fascicolo risale al 23 gennaio dello scorso anno, quando la gip di Pavia Daniela Garlaschelli ha accolto la richiesta dei pm, sollecitata anche dalla difesa di Alberto Stasi. Al centro della decisione ci sono stati nuovi approfondimenti sugli esiti della perizia genetica eseguita nel 2014 durante il processo d’Appello bis, quello che portò alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni di carcere.

In quell’occasione, l’analisi delle tracce biologiche rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi aveva evidenziato la presenza di Dna maschile. Successivi accertamenti, in linea con le consulenze della difesa di Stasi, hanno indicato una compatibilità con la linea genetica maschile della famiglia di Andrea Sempio. Un elemento che ha riaperto il fronte investigativo, rimettendo in discussione un quadro ritenuto chiuso da anni.

Il Dna sotto le unghie e l’incidente probatorio

Il tema del Dna e quello dell’impronta palmare rinvenuta sul muro della scala che conduce al seminterrato della villetta sono stati al centro dell’incidente probatorio concluso nel dicembre scorso. Un passaggio che ha segnato una frattura netta tra le parti.

Per la Procura e per la difesa di Alberto Stasi, gli esiti confermano la solidità di un quadro indiziario che giustifica ulteriori sviluppi giudiziari. Di segno opposto la lettura della difesa di Andrea Sempio e della famiglia Poggi, secondo cui gli accertamenti non aggiungono elementi concreti per riscrivere la dinamica del delitto.

La genetista incaricata, Denise Albani della Polizia di Stato, ha lavorato esclusivamente sulla documentazione disponibile. Il materiale biologico prelevato nel 2014, infatti, è stato interamente consumato e non può essere nuovamente analizzato.

Delitto di Garlasco: le parole della genetista: «Di certo non c’è nulla»

Nel verbale dell’udienza del 18 dicembre, Albani ha chiarito in modo netto i limiti scientifici delle tracce esaminate. «Di affidabile e certo, purtroppo, in questo profilo non c’è nulla», ha dichiarato rispondendo alle domande delle difese.

Sotto le unghie di Chiara Poggi sono presenti più profili maschili. Almeno uno risulta compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, ma si tratta di aplotipi misti e parziali, non consolidati. In termini scientifici, questo significa che non esiste un profilo genetico pienamente leggibile e attribuibile a una singola persona.

La presenza del cromosoma Y consente, al massimo, di restringere il campo a una linea familiare maschile, ma non di identificare un individuo specifico.

Deposizione del Dna e limiti della scienza

Un altro punto centrale riguarda la datazione e la modalità di deposizione del materiale biologico. Albani ha spiegato che le tecnologie attuali non permettono di stabilire quando il Dna sia stato depositato né come sia finito sotto le unghie della vittima.

Non è possibile chiarire se derivi da un contatto diretto durante l’aggressione o da circostanze precedenti, né attribuirlo a un dito specifico o a una parte precisa dell’unghia. A complicare ulteriormente il quadro ci sono i limiti dell’analisi biostatistica, legati all’assenza di database adeguati alla popolazione di riferimento e all’impossibilità, per i software utilizzati, di stimare con precisione il rischio di contaminazioni o artefatti di laboratorio.

Alla luce di questi fattori, la compatibilità genetica attribuita ad Andrea Sempio viene definita da moderata a forte, ma senza mai raggiungere una soglia di certezza scientifica.

Il bivio della Procura di Pavia

A un anno dalla riapertura del caso Chiara Poggi, l’indagine si trova davanti a un passaggio decisivo. Il Dna resta l’elemento più discusso e controverso, ma anche quello che presenta i maggiori limiti interpretativi.

I pm di Pavia dovranno ora valutare se questo quadro, incompleto e complesso, sia comunque sufficiente per sostenere una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio. Una decisione che potrebbe segnare una nuova svolta nel delitto di Garlasco, mentre Alberto Stasi, prossimo a terminare la pena, continua a proclamarsi innocente.

Diciotto anni dopo l’omicidio, il caso resta sospeso tra certezze giudiziarie e dubbi scientifici. E il prossimo passo della magistratura potrebbe riaprire, ancora una volta, una ferita mai davvero rimarginata.