A Castellammare di Stabia il traffico congestionato è una realtà quotidiana e, con esso, il fenomeno dei motorini che cercano scorciatoie improvvisate invadendo i marciapiedi. Una situazione pericolosa e incivile che richiede risposte concrete. La soluzione adottata in via Rajola, però, rischia di trasformare un problema di sicurezza in un nuovo caso di esclusione urbana.
Lungo il marciapiede sono stati installati paletti neri, posizionati a distanza ravvicinata, con l’obiettivo di impedire il passaggio dei mezzi a due ruote. Nella pratica, però, l’effetto è ben diverso: lo spazio riservato ai pedoni si è trasformato in un percorso a ostacoli che rende difficoltoso il semplice camminare e, in alcuni casi, del tutto impossibile il transito.
Chi procede a piedi è costretto a continui zigzag, mentre per persone in carrozzina, genitori con passeggini o anziani con difficoltà motorie il marciapiede diventa di fatto inaccessibile. Quella che doveva essere una misura di tutela si traduce così in una barriera permanente, che colpisce proprio le categorie più fragili.
Il paradosso è evidente: per evitare l’uso improprio del marciapiede da parte dei motorini, si è scelto un intervento che finisce per limitarne l’utilizzo a tutti. Una risposta che non distingue tra chi infrange le regole e chi, semplicemente, esercita il diritto di muoversi in sicurezza.
Il problema dei mezzi che sfrecciano sui marciapiedi è reale e merita soluzioni efficaci, ma queste dovrebbero coniugare sicurezza e accessibilità. In questo caso, invece, l’intervento appare privo di una reale valutazione dell’impatto sulla fruibilità dello spazio pubblico.
In una città che richiama spesso i temi dell’inclusione e dell’attenzione alle famiglie, un marciapiede che esclude carrozzine e passeggini rappresenta un evidente passo indietro. La sicurezza urbana non può ridursi a un intervento simbolico o scenografico: deve garantire percorsi continui, praticabili e realmente utilizzabili da tutti.
Via Rajola diventa così l’emblema di una scelta discutibile, dove per fermare pochi comportamenti scorretti si finisce per penalizzare l’intera comunità. Resta ora da capire se si tratti di una svista progettuale o di una decisione consapevole. In entrambi i casi, una cosa è certa: il marciapiede dovrebbe tornare a essere ciò che è per definizione, uno spazio sicuro e accessibile per tutti i pedoni.

