Un lutto profondo colpisce Stefano De Martino. È morto il padre Enrico, aveva 61 anni e da tempo conviveva con condizioni di salute delicate. Una perdita che segna nel profondo il conduttore e ballerino, legato alla figura paterna da un rapporto costruito nel tempo, fatto di passaggi complessi, confronti sinceri e di un affetto maturato con gli anni.
Un legame costruito con il tempo
Nel corso di diverse interviste, De Martino ha raccontato più volte il rapporto con il padre come intenso ma non immediato, inizialmente segnato da una certa rigidità. Enrico De Martino era un uomo pragmatico, attento, con uno sguardo concreto sul futuro. Guardò con preoccupazione la scelta del figlio di dedicarsi alla danza, temendo le difficoltà e i sacrifici di un percorso artistico incerto. Non si trattava di un rifiuto dei sogni di Stefano, quanto piuttosto di una forma di protezione: il timore che una strada così fragile potesse esporlo a delusioni e instabilità.
Quella distanza iniziale, tuttavia, non ha mai significato mancanza di affetto. Era, semmai, il segno di una generazione che ha imparato a esprimere l’amore attraverso la responsabilità e il senso del dovere, più che con le parole.
La danza come filo invisibile
C’è un dettaglio che rende questa storia ancora più significativa: Enrico De Martino era stato un ballerino professionista. Una passione autentica, coltivata in gioventù, che lo aveva portato a interrompere la carriera artistica a soli 25 anni, quando seppe della gravidanza della moglie. Da quel momento scelse di assumersi nuove responsabilità familiari, mettendo da parte i palcoscenici. La danza rimase una passione, praticata come hobby, mentre in età adulta si dedicò alla ristorazione.
È proprio qui che il racconto assume i contorni di un passaggio di testimone: ciò che Enrico aveva dovuto lasciare, Stefano ha potuto realizzare. Non per rivalsa, ma come naturale prosecuzione di un amore comune per il movimento, la disciplina e l’espressione del corpo. La danza, inizialmente motivo di confronto, è diventata il terreno condiviso su cui padre e figlio hanno imparato a riconoscersi.
Dalla diffidenza alla stima reciproca
Con il tempo, e soprattutto con i risultati, la carriera di Stefano ha contribuito a ridisegnare l’equilibrio del loro rapporto. Gli anni di studio, la disciplina, i riconoscimenti ottenuti e la capacità di reinventarsi hanno trasformato lo sguardo paterno in stima silenziosa. Non servivano grandi dichiarazioni: bastava la consapevolezza che quella strada, così temuta all’inizio, fosse diventata solida e coerente.
La complicità tra padre e figlio si è fatta più profonda, fatta di piccoli gesti, di rispetto reciproco e di una comprensione maturata nel tempo. La danza non era più solo una professione, ma un linguaggio comune per misurare crescita, sacrifici e scelte di vita.
Un’eredità fatta di valori
La scomparsa di Enrico De Martino lascia un vuoto importante, ma anche un’eredità che va oltre la passione artistica. Restano i valori della responsabilità, della dedizione alla famiglia, della capacità di fare scelte difficili quando necessario. Valori che Stefano ha più volte dimostrato di aver interiorizzato, non solo nel lavoro, ma anche nel modo di raccontarsi al pubblico.
In un mondo dello spettacolo spesso veloce e rumoroso, il loro è stato un legame costruito nel silenzio, fatto di tempo, ascolto e trasformazioni. Un rapporto che, proprio perché non semplice all’inizio, ha saputo diventare ancora più autentico.
Il dolore di oggi e il ricordo che resta
Il lutto arriva come una ferita inevitabile, ma anche come il momento in cui si comprende fino in fondo il valore di ciò che è stato condiviso. Enrico De Martino non è stato solo il padre di un personaggio noto, ma un uomo che ha saputo mettere la famiglia al centro, rinunciando a qualcosa di sé per il futuro dei propri cari.
Oggi Stefano De Martino saluta il padre con il peso di un’assenza e la forza di un legame che non si spezza. Perché alcune relazioni, anche quando attraversano fasi difficili, trovano il modo di crescere e restare. E continuano a vivere, silenziose, nella memoria e nelle scelte di ogni giorno.

