Cosa succederà a Castellammare dopo il Vicinanza Pride

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Imponente prova di forza del popolo del primo cittadino, ma alla manifestazione anticamorra pesano come macigni le assenze del centrodestra, di una parte del Partito Democratico e di qualche malpancista di maggioranza.

Doveva essere la manifestazione per urlare che Castellammare dice no alla camorra e al malaffare, no alle infiltrazione della malavita all’interno delle Istituzioni.

Diciamo doveva, perchè quella di ieri, nei fatti, è stato il Vicinanza Pride come sussurrava qualche addetto ai lavori.

I suoi no alla camorra, urlati con fermezza durante l’esposizione della relazione sul suo operato in questi 19 mesi da sindaco di Castellammare, sono stati più volte messaggi sottili lanciati alla sua coalizione e al Pd che lo ha fortemente voluto a capo, tanto da sbaragliare il campo al primo turno a giugno del 2023 e riportare il campo largo rafforzato dalle tante civiche, di nuovo a Palazzo Farnese dopo oltre due anni di commissione prefettizia e quattro di governo del centrodestra.

Ma partiamo dal titolo della manifestazione: No alla Camorra – Giù le mani da Castellammare.
Con un titolo così e con il tam tam a sostegno, ti aspetti un evento trasversale viste le tante chiacchiere degli ultimi due mesi sul ruolo che la camorra continua ad avere nella città.

L’evento invece, con il centrodestra assente, con la componente che fa capo a Ruotolo sull’Aventino del “Faito” e qualche malpancista di maggioranza risultato non pervenuto, non può a questo punto essere iscritto come manifestazione anticamorra, anche se l’affluenza di pubblico (Supercinema pieno sopra, sotto e con molti in piedi) e l’assenza di truppe cammellate sono stati un bellissimo segnale di partecipazione, a cui si è aggiunto l’affetto dimostrato a Vicinanza dal suo popolo che più volte ha interrotto con applausi sinceri le sue parole, dettate dal cuore.

Tutto questo, però, non può bastare.
Al di là delle parole di Vicinanza – parole pesanti come macigni, scagliate contro una politica politicante e trasversale che, a suo dire, rappresenta il vero male di Stabia e che da troppi anni tiene la città in ostaggio – restano i fatti. Restano le responsabilità concrete e le scelte compiute, così come gli strali, neppure troppo velati, rivolti anche a vecchi compagni d’armi. Perché se la denuncia è netta e il giudizio severo, è sul terreno delle azioni che si misura la reale volontà di cambiamento

Primo fra tutti la guerra neppure tanto sotterranea che si sta consumando fra i democratici sul futuro della città, una guerra che non può giocarsi sulla pelle della stragrande maggioranza degli stabiesi onesti.

Su questo punto Vicinanza ha avuto uno scatto d’orgoglio, la sua stabiesità riacquisita dopo tanti anni di lontananza è uscita fuori, e ha detto che non lascerà, continuerà per la strada intrapresa.

Toccherà ad altri assumersi la responsabilità dii staccare la spina ad una Amministrazione guidata da una persona perbene ma troppo, troppo chiusa su se stessa e sulle sue idee. La politica è altro, prima di tutto capacità di mettere insieme anime diverse per guidarle verso un futuro condiviso.
Su questo non c’è stata autocritica, ma è evidente a tutti che la città aveva bisogno dal primo giorno di una giunta forte e non tecnica anche se di tecnico aveva solo il nome, visto che molti degli assessori di Vicinanza sono referenti di altri, spesso a loro volta senza seguito reale.

Cosa succederà ora?
Questa è la domanda di chi dopo aver sostenuto le ragioni di Luigi Vicinanza e partecipato ieri alla manifestazione al Supercinema, si sta chiedendo oggi.

Se le parole hanno un valore, e la caratura intellettuale di Vicinanza ci porta a pensare che per lui hanno valore, non si dimetterà.
A questo punto ci sono due strade: l’arrivo in città della commissione d’accesso, per verificare lo stato dell’arte, ma questo comporterà di avere per almeno sei mesi una città a velocità ridotta, o viceversa, vedere chi in casa Pd, si assumerà la responsabilità di dichiarare terminata ancora una volta prima della scadenza naturale una esperienza amministrativa a guida centrosinistra.

A nostro giudizio, anche un eventuale rimpasto più volte chiesto, oggi come oggi è difficile forse non più perseguibile.

Su una cosa siamo concordi con il popolo che ieri sera ha gremito fino all’inverosimile il Supercinema, Castellammare non ha bisogno di “forestieri” per essere amministrata, ha in casa (e Vicinanza può essere un esempio) talenti ed eccellenze di levatura nazionale e internazionale, questo è il momento della chiamata alle armi.

Base liste civiche, c’è bisogno di tutti, per troppi anni questa città è stata e continua a essere terra di nessuno al motto di “prendi e voti e scappa“, lasciando agli stabiesi solo le macerie.