A dicembre 2025 l’inflazione torna leggermente ad accelerare, ma il dato che emerge con più forza è il divario sempre più marcato tra l’aumento generale dei prezzi e quello del carrello della spesa. Le stime definitive dell’Istat confermano una dinamica dei prezzi moderata nel complesso, ma con forti squilibri tra settori e territori.
Inflazione dicembre 2025: confermate le stime Istat
Secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra a dicembre 2025 un aumento dello 0,2% rispetto a novembre e dell’1,2% su base annua, in lieve rialzo rispetto all’1,1% del mese precedente. Si tratta di un dato in linea con le stime preliminari, che certifica una chiusura d’anno caratterizzata da una crescita dei prezzi contenuta ma stabile.
Su base media annua, nel 2025 l’inflazione si attesta all’1,5%, in accelerazione rispetto all’1% registrato nel 2024. Un incremento che segnala una normalizzazione rispetto alle fiammate inflazionistiche degli anni precedenti, ma che non cancella gli effetti accumulati nel tempo.
Carrello della spesa e inflazione: il divario degli ultimi cinque anni
Il dato più critico riguarda l’andamento del cosiddetto carrello della spesa. Negli ultimi cinque anni, l’aumento dei beni alimentari e di prima necessità è stato nettamente superiore all’inflazione generale. Tra il 2021 e il 2025, l’indice generale dei prezzi è cresciuto complessivamente di 17,1 punti percentuali, mentre il carrello della spesa ha segnato un +24%, con un divario di circa sette punti.
Ancora più marcata la dinamica dei beni energetici, che nello stesso periodo hanno registrato un aumento cumulato del 34,1%. Proprio su questi squilibri si concentra l’attenzione dell’Antitrust, che ha avviato un’indagine per verificare eventuali distorsioni nei meccanismi di formazione dei prezzi.
Inflazione 2026: trascinamento nullo secondo l’Istat
Un altro elemento rilevante riguarda le prospettive per il 2026. L’Istat parla di un’eredità inflazionistica pari a zero. In termini tecnici, se nel corso del nuovo anno non si verificassero variazioni congiunturali dell’indice generale dei prezzi, l’inflazione media del 2026 sarebbe nulla.
La dinamica dei prezzi nel 2025 ha mostrato una sostanziale stabilità nei primi due trimestri, seguita da una lieve decelerazione nella seconda metà dell’anno. Il trascinamento sul 2026 risulta negativo per i beni energetici, con un -2,7%, mentre resta positivo ma contenuto per i beni alimentari allo 0,5% e per il carrello della spesa allo 0,3%, voci comunque soggette a forti oscillazioni.
Inflazione nelle città: Bolzano, Napoli e Reggio Calabria in testa
Sul fronte territoriale, a dicembre 2025 l’inflazione più elevata si registra a Bolzano, Napoli e Reggio Calabria, tutte con un incremento tendenziale dell’1,8%. All’estremo opposto si collocano Aosta, con un +0,5%, e Campobasso, che segna addirittura una variazione negativa dello 0,1%.
Analizzando le macro-aree, il Sud presenta un’inflazione superiore alla media nazionale, pari all’1,5%, in lieve accelerazione rispetto a novembre. Il Nord-Ovest resta l’area con i prezzi più stabili, allo 0,9%, seguito dal Nord-Est all’1,1% e dalle Isole allo stesso livello. Il Centro si allinea al dato nazionale, con un’inflazione dell’1,2%.
Prezzi sotto controllo, ma il peso sul quotidiano resta alto
I numeri raccontano di un’inflazione complessivamente sotto controllo, ma non eliminano la percezione di un costo della vita più elevato, soprattutto per le famiglie. Il forte aumento del carrello della spesa negli ultimi anni continua a incidere sui bilanci domestici, rendendo il tema dei prezzi uno dei nodi centrali anche all’inizio del 2026.

