Garlasco, nuovi dubbi sull’omicidio Poggi: computer, tempi e testimonianze al centro della nuova indagine
Nuove analisi tecniche, vecchie prove e testimonianze che oggi vacillano: il caso dell’omicidio di Chiara Poggi torna sotto i riflettori mentre gli investigatori approfondiscono elementi finora considerati marginali, dai computer ai movimenti del mattino del delitto.
Garlasco: l’attenzione si sposta sui computer
La nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi concentra una parte rilevante delle verifiche sull’utilizzo dei computer presenti nella casa di Garlasco. In particolare, gli investigatori stanno riesaminando il computer fisso collocato nella stanza di Chiara e quello di Alberto Stasi, con strumenti informatici oggi molto più avanzati rispetto a quelli disponibili nel 2007.
Dalle prime ricostruzioni emerge che il computer di Chiara veniva utilizzato prevalentemente per la navigazione internet, la consultazione di siti di moda e, soprattutto, per la visualizzazione di contenuti a carattere pornografico o erotico. Non risultano invece installati videogiochi strutturati, ma soltanto accessi a siti che recensivano giochi o ospitavano minigiochi online.
PC di Chiara Poggi e video personali: cosa cercano gli inquirenti
Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda alcuni video personali che Chiara avrebbe ricevuto e conservato nei mesi precedenti alla morte. Gli investigatori cercano di capire se tali file siano stati copiati, visualizzati o trasferiti su supporti esterni da terze persone.
Il sospetto è che Chiara, nel maggio precedente al delitto, abbia sentito la necessità di proteggere quei file, forse temendo accessi non autorizzati. Proprio questo elemento alimenta nuovi interrogativi su chi frequentasse la casa e su chi abbia realmente utilizzato il computer della giovane.
L’uso del computer e la presenza di amici in casa Poggi
Secondo le ricostruzioni, il computer nella stanza di Chiara era utilizzato anche dal fratello Marco e dai suoi amici. Tuttavia, nessuno di loro ha mai fornito indicazioni precise su eventuali giochi o attività svolte su quel dispositivo. Un dettaglio che oggi torna centrale, soprattutto alla luce delle vecchie tracce biologiche e delle nuove possibilità di recupero dati.
Gli investigatori vogliono capire se qualcuno, al di là di Alberto Stasi, possa aver visto o copiato contenuti sensibili, aprendo scenari finora mai approfonditi.
Garlasco: l’ipotesi della cucina
Un altro fronte aperto riguarda la dinamica dell’aggressione. Secondo alcuni consulenti, l’omicidio di Chiara Poggi potrebbe essere iniziato in cucina, durante una colazione apparentemente tranquilla. Elementi come il brick di Estathé e i residui alimentari vengono riletti alla luce di nuove analisi.
Questa ipotesi, tuttavia, si scontra con le tempistiche fissate dalle sentenze definitive, che collocano l’omicidio in un arco temporale molto ristretto. La questione dei 23 minuti resta uno dei nodi più controversi dell’intera vicenda.
Tracce, lavandino e capelli: un punto mai chiarito
Tra gli elementi più discussi tornano anche i quattro capelli rinvenuti nel lavandino del bagno. Secondo alcuni esperti, la loro presenza sarebbe incompatibile con un lavaggio accurato successivo all’omicidio, ipotizzato nelle ricostruzioni processuali.
Altri sostengono invece che possa essersi trattato di un lavaggio rapido e incompleto. Un dettaglio tecnico che, a distanza di anni, continua a dividere periti e osservatori.
Testimonianze che cambiano: il caso della cassiera
A riaccendere il dibattito è anche una testimonianza che oggi appare contraddittoria. La cassiera del supermercato dove la madre di Chiara Poggi avrebbe fatto la spesa la mattina del delitto ha recentemente dichiarato di non ricordare con certezza quell’episodio, smentendo in parte quanto verbalizzato nel 2007.
All’epoca, la donna aveva firmato una dichiarazione in cui confermava la presenza della signora Poggi e il pagamento con bancomat alle 10:07. Oggi sostiene di aver firmato senza rileggere con attenzione, aprendo un nuovo fronte investigativo che potrebbe portare a ulteriori verifiche.
Nuova indagine sul delitto di Garlasco: cosa può cambiare
La Procura sta valutando con estrema cautela ogni nuovo elemento. L’obiettivo è verificare se esistano fatti realmente nuovi e rilevanti, tali da giustificare una revisione delle conclusioni definitive.
Le moderne tecnologie forensi potrebbero permettere di recuperare dati fino a pochi anni fa considerati irrecuperabili, sia dai computer sia dai supporti digitali. Resta però centrale il rispetto del giudicato e la necessità di prove concrete, non semplici riletture degli stessi elementi.
VIDEO DAL WEB

