Influenza K: i consigli di Bassetti sui farmaci da utilizzare, la guida completa

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Genova/Roma, 15 gennaio 2026 – L’influenza stagionale 2025-2026 è dominata dalla variante K (o subclade K), una mutazione del virus influenzale A(H3N2) che ha causato un’epidemia più intensa e anticipata rispetto agli anni precedenti. In Italia e in Europa, questo ceppo è diventato predominante, con un aumento significativo di casi, ricoveri per polmoniti e complicanze respiratorie, soprattutto tra bambini, anziani e soggetti fragili. Ma quali farmaci servono per l’influenza K? Il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, chiarisce all’Adnkronos Salute l’uso corretto di paracetamolo, ibuprofene e cortisone, sfatando miti e fornendo indicazioni basate su evidenze scientifiche.

Cos’è l’influenza K e perché sta colpendo duro nel 2026

La variante K è un sottotipo del virus influenzale A(H3N2), emerso dopo la formulazione del vaccino stagionale 2025-2026. Caratterizzata da mutazioni nel gene dell’emoagglutinina, evade parzialmente l’immunità da vaccini e infezioni precedenti, rendendola più trasmissibile. In Italia, secondo i dati RespiVirNet dell’ISS, prevale nettamente tra i virus A(H3N2), con un’incidenza elevata e un picco atteso nelle prossime settimane.

I sintomi tipici includono febbre alta (fino a 39-40°C) persistente per 4-5 giorni o più, tosse intensa, dolori muscolari diffusi, stanchezza estrema, mal di gola e, in alcuni casi, coinvolgimento gastrointestinale con vomito e diarrea. La variante K può evolvere in polmoniti virali o batteriche secondarie, con forme gravi che richiedono ospedalizzazione, soprattutto in chi non è vaccinato o ha fattori di rischio.

Recentemente, un decesso a Catania di un uomo di circa 50 anni con insufficienza respiratoria grave (sottoposto a ECMO) è stato inizialmente legato alla variante K, ma l’ospedale ha precisato che si tratta di un virus A(H3) – impossibile al momento confermare il subclade K. Bassetti sottolinea: “Pazienti morti per forme gravi di influenza ne contiamo ogni anno, il 2026 non sarà diverso. L’H3N2 e l’H1N1 possono causare polmoniti impegnative, non stupisce”.

L’influenza non è “banale”: in Italia colpisce 15-16 milioni di persone ogni stagione, con migliaia di morti e complicanze evitabili con prevenzione e trattamento adeguato.

Paracetamolo, ibuprofene e cortisone: quando e come usarli per l’influenza K

Il trattamento sintomatico è fondamentale per gestire l’influenza K, ma va scelto in base ai sintomi dominanti. Non esiste un farmaco che “cura” il virus (salvo antivirali specifici come oseltamivir in casi selezionati e precoci), ma si può contrastare efficacemente febbre, infiammazione e complicanze.

  • Paracetamolo (es. Tachipirina): È l’antipiretico di prima scelta. “Il paracetamolo ha una funzione che è quella di essere un antipiretico. Qualcuno dice ‘la febbre resiste’, ma sono tutte idiozie o cose buttate così da chi non conosce il metodo scientifico”, spiega Bassetti. Va usato per abbassare la febbre quando supera i 38,5-39°C, alleviare dolori e mal di testa. È sicuro per la maggior parte delle persone, inclusi bambini e anziani, e non interferisce con la risposta immunitaria naturale alla febbre. Dose tipica: 500-1000 mg ogni 6-8 ore, max 3-4 g/die negli adulti.
  • Ibuprofene (e FANS come ketoprofene o acido acetilsalicilico): Hanno un effetto antinfiammatorio più potente del paracetamolo. Utili quando prevalgono dolori muscolari intensi, mal di gola infiammato o infiammazione generale. Bassetti preferisce però evitarli in casi di difficoltà respiratoria, optando per alternative più mirate.
  • Cortisone: “Più che l’ibuprofene, in alcune situazioni dove c’è difficoltà respiratoria consiglio il cortisone perché c’è un effetto più potente. Come abbiamo scritto nelle linee guida sulle polmoniti gravi”. Indicato in forme con distress respiratorio, polmoniti interstiziali o infiammazione polmonare marcata (es. prednisone o metilprednisolone a dosi decrescenti). Non va usato di routine per l’influenza semplice, ma solo su indicazione medica in casi gravi per ridurre l’infiammazione eccessiva.

Quando usare i farmaci:

  • Fase iniziale (primi 2-3 giorni): Paracetamolo per febbre e dolori; riposo, idratazione, igiene respiratoria.
  • Sintomi persistenti o peggioramento: Valutare ibuprofene se infiammazione marcata; consultare medico per antivirali (entro 48 ore dall’esordio) o cortisone se respiro affannoso, tosse con catarro o dolore toracico.
  • Segnali di allarme: Febbre alta bifasica (picco, miglioramento breve, ritorno forte), dispnea, confusione, vomito persistente – recarsi al Pronto Soccorso per escludere polmonite.

Prevenzione: vaccino e regole semplici

Bassetti avverte: “L’influenza è tutt’altro che banale – gli italiani lo devono capire: non è una passeggiata”. Il vaccino resta efficace contro forme gravi e ospedalizzazioni, nonostante il mismatch parziale con la variante K (efficacia stimata 52-57% contro A(H3N2) in studi europei). Ripensare il sistema: più vaccinazioni, igiene mani, mascherine in luoghi affollati se sintomatici, distanziamento.

Conclusione: Per l’influenza K, paracetamolo è il pilastro per febbre e sintomi generali; ibuprofene per infiammazione; cortisone per casi respiratori gravi. Non automedicarsi, anche con antibiotici senza prescrizione, oltre i 3-4 giorni senza medico, e vaccinatevi: riduce drasticamente il rischio di complicanze. L’influenza uccide ogni anno – il 2026 non fa eccezione, ma si può fare di più per prevenirlo.