Pandoro Gate: Chiara Ferragni cosa rischia?
Chiara Ferragni si prepara a conoscere oggi, mercoledì 14 gennaio 2026, l’esito del processo noto come “Pandoro-Gate” al tribunale di Milano. L’imprenditrice digitale e influencer tra le più seguite al mondo si presenta in aula, come ha sempre fatto finora, in un procedimento che ha catalizzato l’attenzione mediatica e diviso l’opinione pubblica, intrecciando marketing, beneficenza e diritto penale.
Il “Pandoro Gate” e le accuse
Il caso prende le mosse dalla vendita del Pandoro Balocco “Pink Christmas” nel Natale 2022 e delle uova di Pasqua “Sosteniamo i Bambini delle Fate” tra il 2021 e il 2022. Secondo l’accusa, le campagne pubblicitarie online e sui social lasciavano intendere che una parte consistente del ricavato sarebbe stata devoluta in beneficenza. La Procura di Milano contesta a Ferragni il reato di truffa aggravata dall’uso di mezzi informatici, sostenendo che la comunicazione abbia ingannato i consumatori e prodotto un vantaggio ingiustificato per le società coinvolte.
Il pubblico ministero ha stimato un ritorno economico totale di oltre 2,2 milioni di euro, tra vendite e profitti indiretti legati alla notorietà. In udienza lo scorso 25 novembre 2025, il pm ha chiesto per Ferragni una condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione, sottolineando come l’utilizzo dei canali digitali abbia aggravato l’ipotesi di reato per aver amplificato l’effetto ingannevole della comunicazione.
La difesa: buona fede e trasparenza
Fin dall’inizio, la difesa di Chiara Ferragni ha respinto le accuse, affermando che non vi fosse alcuna intenzione fraudolenta. Gli accordi con le aziende prevedevano compensi fissi, indipendenti dal numero di vendite, escludendo quindi qualsiasi lucro legato alle quantità. Ferragni ha ribadito di aver sempre operato in buona fede e con trasparenza, sottolineando l’impegno personale in numerose iniziative benefiche.
Tra gli elementi dibattuti, il risarcimento già versato a una consumatrice di 76 anni, una delle poche parti civili rimaste, che aveva lamentato di essersi sentita ingannata. La difesa sostiene che una condanna dopo il risarcimento violerebbe il principio del ne bis in idem, che impedisce di punire due volte per lo stesso fatto.
Implicazioni e attese
La sentenza di oggi non riguarda solo il futuro giudiziario di Chiara Ferragni, ma potrebbe rappresentare un precedente significativo per la regolamentazione delle attività di marketing e delle campagne benefiche online. In un’epoca in cui influencer e brand operano sempre più strettamente insieme, il verdetto fornirà una guida importante sulla linea di demarcazione tra promozione legittima e pubblicità ingannevole.
L’attenzione è massima: il Tribunale di Milano, in tarda mattinata, deciderà se confermare o meno le accuse, tracciando forse un confine chiaro tra comunicazione commerciale e responsabilità legale in ambito digitale.

