Referendum sulla giustizia: cinque quesiti al voto
Il percorso verso il referendum sulla riforma della giustizia entra nel vivo con cinque quesiti ammessi al voto e uno escluso dalla Corte Costituzionale. Al centro del dibattito ci sono l’assetto della magistratura, il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, la separazione delle carriere, l’uso della custodia cautelare e le regole sull’incandidabilità degli amministratori condannati. Temi che incidono direttamente sul rapporto tra giustizia, politica e diritti dei cittadini.
Riforma del Csm e autogoverno delle toghe
Il primo quesito riguarda il Consiglio superiore della magistratura, l’organo che governa carriere, trasferimenti e procedimenti disciplinari dei magistrati. La proposta mira a modificare l’attuale sistema, intervenendo sulle regole di composizione e funzionamento per ridurre il peso delle correnti interne e rendere più trasparente il meccanismo di autogoverno. L’obiettivo dichiarato è limitare le distorsioni emerse negli ultimi anni e rafforzare la fiducia dei cittadini nell’indipendenza della magistratura.
Referendum: valutazione più equa dei magistrati
Un altro punto centrale è la valutazione della professionalità dei magistrati. Il quesito propone un maggiore coinvolgimento di soggetti esterni alla magistratura, come avvocati e docenti universitari, nei processi di valutazione. L’intento è superare un sistema percepito come autoreferenziale, introducendo criteri più oggettivi e pluralistici per misurare merito, competenza e correttezza nell’esercizio della funzione giudiziaria.
Separazione delle carriere tra giudici e pm
Tra i temi più dibattuti c’è la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti. La proposta punta a distinguere in modo netto, fin dall’inizio della carriera, il ruolo dei giudici da quello dei pubblici ministeri, limitando il passaggio da una funzione all’altra. Secondo i promotori, questa riforma renderebbe più chiari i ruoli nel processo e rafforzerebbe l’equilibrio tra accusa e difesa, avvicinando il sistema italiano a modelli già presenti in altri ordinamenti.
Custodia cautelare e tutela dei diritti
Il referendum interviene anche sull’uso della custodia cautelare, cioè la detenzione prima di una sentenza definitiva. Il quesito propone limiti più stringenti per evitare abusi, soprattutto nei casi meno gravi, e per rafforzare il principio della presunzione di innocenza. La finalità è ridurre il ricorso alla carcerazione preventiva come strumento automatico, riservandola solo alle situazioni di effettiva necessità.
Legge Severino e incandidabilità
Un altro quesito riguarda la cosiddetta legge Severino, che prevede l’incandidabilità e l’ineleggibilità automatica per chi ha riportato condanne definitive per determinati reati. La proposta referendaria punta ad abrogare questa automatica esclusione, restituendo al giudice la valutazione caso per caso sull’applicazione delle sanzioni accessorie. Un tema che tocca direttamente il rapporto tra giustizia e rappresentanza politica.
Il sesto quesito escluso
In origine i promotori avevano presentato sei quesiti, includendo anche quello sulla responsabilità civile dei magistrati. Questo punto, però, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale e non farà parte del referendum. Al voto andranno quindi solo cinque quesiti, che delineano comunque una riforma profonda dell’assetto della giustizia italiana.
Il referendum si presenta così come un passaggio cruciale per ridefinire regole, equilibri e responsabilità del sistema giudiziario, con effetti destinati a incidere non solo sugli addetti ai lavori, ma sull’intero rapporto tra cittadini e giustizia.

