Pnrr: il Sud protagonista della ripresa

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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza entra nella sua fase decisiva e il Mezzogiorno si conferma protagonista. Il Sud assorbe il 44% delle risorse complessive destinate ai progetti Pnrr, superando in tutte le Missioni la soglia minima del 40% prevista dalle norme di attuazione. Un dato che arriva mentre il Piano è ormai all’ultimo miglio, con due scadenze inderogabili all’orizzonte: il 31 agosto per la chiusura dei cantieri e il 31 dicembre per la rendicontazione delle spese.

Secondo il referto sullo stato di attuazione del Pnrr negli enti territoriali, aggiornato al 28 agosto 2025, l’impatto del Piano sul Mezzogiorno appare tutt’altro che marginale. Anzi, è proprio nelle regioni meridionali che si concentra una quota rilevante dei progetti e dove si gioca una parte decisiva della crescita economica nazionale. Le stime indicano un possibile incremento del Pil fino al 2% a fine anno, trainato in larga parte dalla capacità di spesa e di attuazione degli interventi nel Sud.

È vero che nel Nord Ovest si registra la maggiore concentrazione di risorse in valore assoluto, ma il timore che la riserva destinata al Mezzogiorno potesse essere disattesa sembra ormai definitivamente superato. I dati confermano una distribuzione coerente con gli obiettivi iniziali del Piano e un ruolo centrale delle amministrazioni locali.

Il peso decisivo dei Comuni

Il vero motore dell’attuazione del Pnrr sono i Comuni. A loro fa capo la maggioranza dei progetti finanziati e la fetta più consistente delle risorse. Oltre 63 mila interventi, su poco più di 96 mila complessivi, sono gestiti dai Comuni, per un valore che supera i 24 miliardi di euro su un totale di circa 47,5 miliardi. Regioni e Province autonome seguono con poco più di 29 mila progetti e risorse per circa 18 miliardi, con un costo medio per intervento più elevato.

Questo quadro è sostanzialmente omogeneo su tutto il territorio nazionale e il Sud non fa eccezione. Anzi, la tenuta degli enti locali meridionali viene letta come il segnale di uno scatto in avanti della pubblica amministrazione del Mezzogiorno, nonostante carenze di personale e livelli di competenza non sempre uniformi. Una prova di maturità che sta consentendo di reggere il ritmo imposto dal Piano.

Ritardi, criticità e recuperi

La Corte dei Conti invita però alla cautela. Il fatto che il Pnrr sia vicino al traguardo non significa che la partita sia chiusa. Persistono criticità legate ai ritardi nell’aggiornamento dei dati, ai disallineamenti tra i cronoprogrammi formali e lo stato reale di avanzamento dei lavori, oltre alle difficoltà nella fase esecutiva e progettuale.

Il bilancio complessivo resta comunque positivo. Nella maggior parte dei casi si registra un recupero dei ritardi iniziali e un’accelerazione nell’attuazione degli interventi, un fenomeno fisiologico man mano che ci si avvicina alle scadenze finali. Restano però segnali di attenzione in alcune regioni del Sud, come Puglia, Sicilia e Calabria, dove le sezioni regionali della Corte segnalano ritardi ancora significativi.

Lavori pubblici più lenti, altri settori in corsa

Il comparto più delicato resta quello dei lavori pubblici, che assorbe circa il 68% delle risorse complessive, pari a quasi 40 miliardi di euro, ma mostra un avanzamento più lento, fermo poco sopra il 30%. La complessità delle opere infrastrutturali e i tempi fisiologici di esecuzione spiegano in parte questo dato. Anche in questo caso, però, dal Sud arrivano segnali incoraggianti, con una riduzione sensibile dei tempi di progettazione ed esecuzione, ormai prossimi alle medie nazionali.

Più dinamici risultano altri settori. L’acquisto di beni ha superato il 44% di utilizzo delle risorse, la concessione di contributi si attesta attorno al 41% e l’erogazione di servizi, seconda voce di spesa per importanza con circa 11 miliardi di euro, sfiora il 38%.

Comuni costretti ad anticipare risorse

Un aspetto rilevante riguarda i flussi finanziari. A fine agosto 2025, i trasferimenti dalle amministrazioni titolari ai soggetti attuatori ammontano a circa 11,9 miliardi di euro, a fronte di pagamenti effettuati dagli enti territoriali per oltre 15 miliardi. Questo significa che Comuni e altri enti locali hanno anticipato più di 3 miliardi di euro per non rallentare o bloccare i cantieri.

Un sacrificio finanziario che ha permesso di mantenere il ritmo degli interventi e che oggi consente di considerare già realizzato circa un terzo dei progetti finanziati dal Pnrr. Un dato che rafforza l’idea di un Mezzogiorno non solo destinatario di risorse, ma protagonista attivo della fase più delicata del Piano.