Confisca milionaria al patrimonio di Giovanni Citarella

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sal - nella foto:presidente citarella

Giovanni Citarella, maxi sequestro all’ex patron della Nocerina Calcio

Nella mattinata di oggi la Guardia di Finanza di Salerno ha dato esecuzione a un nuovo, pesante decreto di confisca che riaccende i riflettori su uno dei patrimoni imprenditoriali più controversi degli ultimi anni. Partecipazioni societarie e complessi aziendali per un valore stimato, in via prudenziale, intorno ai 13 milioni di euro sono stati sottratti a Giovanni Citarella, imprenditore nocerino classe 1968, già al centro di precedenti misure di prevenzione patrimoniale. Un’operazione che non arriva all’improvviso, ma che rappresenta l’ultimo tassello di un percorso giudiziario lungo oltre vent’anni.

Il decreto è stato emesso il 7 gennaio dal Tribunale di Salerno, Sezione Misure di Prevenzione, su proposta della Direzione distrettuale antimafia della Procura salernitana. Un atto che si inserisce in una strategia di contrasto alla criminalità economica che punta dritto al cuore dei patrimoni ritenuti di origine illecita.

Confisca ex Codice antimafia: cosa prevede il provvedimento

La misura applicata rientra nell’ambito dell’articolo 24 del Codice antimafia, uno strumento che consente allo Stato di colpire i beni di soggetti ritenuti socialmente pericolosi anche in assenza di una condanna definitiva per tutti i reati contestati. Il presupposto è la sproporzione evidente tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato.

Nel caso di Giovanni Citarella, secondo la ricostruzione degli inquirenti, questa sproporzione sarebbe emersa in modo netto nel periodo compreso tra il 1997 e il 2012. Anni in cui i beni a lui riconducibili, direttamente o tramite prestanome, avrebbero registrato una crescita non giustificabile sulla base delle entrate ufficiali.

Un precedente decisivo: la confisca del 2021 diventata definitiva

L’operazione odierna non è un episodio isolato. Nell’ottobre del 2021 era già stata disposta una misura di prevenzione patrimoniale che aveva portato al sequestro di beni e aziende, tra cui la Infrastrutture Stradali Scpa, per un valore stimato di circa 7 milioni di euro. Quella vicenda si è chiusa in modo definitivo il 3 ottobre 2024, quando la Corte di Cassazione ha confermato la confisca, rendendo irreversibile il passaggio dei beni allo Stato.

Proprio quell’esito ha rafforzato l’impianto accusatorio e ha aperto la strada a ulteriori approfondimenti patrimoniali, culminati nel nuovo decreto eseguito oggi.

Giovanni Citarella e il giudizio di pericolosità sociale

Al centro del provvedimento c’è la figura di Giovanni Citarella, figlio di Gennaro, imprenditore nocerino ucciso negli anni Novanta in un agguato di camorra. Un’eredità pesante, che secondo la magistratura non si limita alla dimensione familiare, ma si estende a un contesto criminale ed economico più ampio.

Citarella è stato ritenuto soggetto socialmente pericoloso per una lunga serie di condotte. Nel corso degli anni gli sono stati contestati, a vario titolo, reati come intestazione fittizia di beni, turbata libertà degli incanti, corruzione e numerosi illeciti fiscali. A questo si aggiunge un capitolo particolarmente grave: il concorso in un tentato omicidio di stampo camorristico, vicenda per la quale è arrivata una condanna definitiva.

Il nodo della sproporzione patrimoniale

Uno degli elementi chiave su cui si fonda la confisca riguarda la sproporzione tra redditi e beni. Gli accertamenti hanno evidenziato come il valore complessivo delle partecipazioni societarie e dei complessi aziendali riconducibili a Citarella non trovasse riscontro nelle dichiarazioni fiscali presentate nel tempo.

Questo squilibrio, secondo il Tribunale, non può essere spiegato con normali dinamiche imprenditoriali. Da qui la decisione di considerare quei beni come frutto o reimpiego di attività illecite, rendendoli quindi aggredibili attraverso le misure di prevenzione previste dal Codice antimafia.

Le indagini del Gico e il ruolo delle società Cieffe

Un ruolo determinante lo hanno avuto le indagini condotte dal Gico della Guardia di Finanza di Salerno. Attraverso approfondimenti investigativi e incroci patrimoniali, gli investigatori sono riusciti a ricondurre a Giovanni Citarella anche due importanti società operative nel settore delle infrastrutture: la Cieffe Lavori srl e la Cieffe Costruzioni srl.

Formalmente, entrambe risultavano rappresentate da Francesco Caccavale. Ma secondo quanto emerso dalle indagini, questa intestazione non avrebbe rispecchiato la reale governance delle aziende. Gli elementi raccolti hanno consentito di individuare in Citarella il soggetto che, di fatto, avrebbe esercitato il controllo economico e decisionale.

Aziende, appalti e il rischio di infiltrazioni

La presenza di società attive nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture rende la vicenda particolarmente delicata. Parliamo di un comparto strategico, spesso alimentato da appalti pubblici e grandi flussi finanziari. È proprio in questi ambiti che la Direzione distrettuale antimafia concentra da anni l’attenzione, per prevenire e contrastare il rischio di infiltrazioni criminali nell’economia legale.

La confisca delle partecipazioni societarie e dei complessi aziendali mira non solo a colpire il singolo imprenditore, ma anche a interrompere circuiti economici considerati opachi, restituendo trasparenza a settori cruciali per lo sviluppo dei territori.

Un segnale forte dalla magistratura

Il provvedimento eseguito oggi dalla Guardia di Finanza di Salerno manda un messaggio chiaro. La strategia non è limitarsi alla repressione penale dei singoli reati, ma agire in modo strutturale sui patrimoni. Colpire i beni significa colpire il vero cuore del potere criminale ed economico.

Nel caso di Giovanni Citarella, la confisca da 13 milioni di euro rappresenta un ulteriore passo in una vicenda giudiziaria che sembra tutt’altro che conclusa. Un percorso che racconta come, anche a distanza di anni, lo Stato continui a ricostruire i flussi di denaro, a smontare assetti societari solo apparentemente regolari e a riportare sotto controllo pubblico ricchezze ritenute frutto di attività illecite.

È una storia che parla di giustizia patrimoniale, di economia e di legalità. E che, ancora una volta, mostra come il tempo non cancelli le tracce, ma spesso le rende solo più visibili.