La vicenda giudiziaria legata alla tragedia di Crans-Montana entra in una fase decisiva, ma non senza polemiche. Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale Le Constellation, oggi venerdì 9 gennaio saranno interrogati per la seconda volta dagli inquirenti svizzeri sulla strage avvenuta nella notte di Capodanno. Questa volta, però, la loro posizione è formalmente cambiata: sono indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e incendio colposo. Tra l’altro, Jessica Moretti è accusata anche di aver tentato di scappare con la cassa.
Una svolta attesa da giorni, che arriva però accompagnata da forti critiche sul modo in cui le autorità elvetiche stanno conducendo l’inchiesta sull’Esplosione in Svizzera che ha provocato 47 morti e oltre cento feriti.
Perché i Moretti non sono stati arrestati?
È la domanda che rimbalza da giorni tra avvocati, giuristi e familiari delle vittime. Nonostante fin dalle prime ore dopo l’incendio fossero emerse gravi carenze nei sistemi antincendio e violazioni evidenti delle misure di sicurezza, i coniugi Moretti non sono mai stati sottoposti ad arresto o a misure cautelari restrittive.
A sollevare pubblicamente il dubbio è anche Sebastien Fanti, legale di alcune famiglie delle vittime:
«Verrebbe da pensare che ci sia qualcosa sotto».
Un’affermazione pesante, rilasciata a Fanpage, che fotografa il clima di sfiducia crescente attorno alla gestione dell’indagine.
«In Italia sarebbero stati arrestati»
Le critiche non arrivano solo dai familiari. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, anche l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado avrebbe dichiarato senza mezzi termini che «in Italia sarebbero stati arrestati».
La Procura svizzera, guidata dalla Beatrice Pilloud, ha però motivato la scelta parlando di assenza di esigenze cautelari, una valutazione che molti esperti contestano apertamente.
Il rischio di fuga e l’inquinamento delle prove
Secondo numerosi giuristi, i Moretti avrebbero potuto:
- fuggire in Francia, Paese notoriamente restio all’estradizione dei propri cittadini
- avvicinare testimoni chiave
- far sparire documenti e materiali rilevanti
- reiterare condotte analoghe, visto che gestiscono altri locali nel Canton Vallese
Uno di questi esercizi è stato infatti chiuso dal Comune nei giorni successivi alla tragedia.
Attualmente una pattuglia di polizia presidia la loro abitazione, ma — secondo le critiche — più per proteggerli dall’assedio mediatico che per esercitare un reale controllo giudiziario.
L’ombra della “distruzione di prove”
Le perplessità più gravi riguardano però la gestione delle prove. L’avvocato delle famiglie Romain Jordan ha chiesto alla Procura di valutare l’ipotesi di «distruzione di prove».
Secondo quanto denunciato, tra le 3 e le 6 del mattino, mentre l’incendio scoppiato intorno all’1:30 stava devastando Le Constellation, sarebbero stati oscurati il sito web e gli account Facebook e Instagram del locale. Pagine che contenevano video e immagini potenzialmente decisive per documentare:
- affollamento del locale
- uso di materiali infiammabili
- assenza di sistemi di sicurezza visibili
Un elemento che, se confermato, potrebbe aggravare ulteriormente il quadro accusatorio.
Nessun sequestro dei beni e il ruolo del Comune
A destare ulteriore sconcerto è anche il mancato sequestro dei beni dei coniugi Moretti, nonostante i potenziali risarcimenti milionari che potrebbero essere richiesti dalle famiglie delle vittime.
La Procura ha inoltre accettato un dossier consegnato direttamente dal Comune, l’ente responsabile dei controlli, dal quale emerge che dal 2020 non sarebbero mai state effettuate verifiche nel locale. Una scelta che solleva interrogativi evidenti, dal momento che l’amministrazione comunale potrebbe a sua volta finire sotto inchiesta.
Il sindaco Nicolas Féraud non si è dimesso e resta anch’egli al centro delle polemiche.
Le accuse alla procuratrice Pilloud
Nel mirino delle critiche finisce infine la stessa procuratrice Pilloud, in carica da appena due anni dopo una lunga carriera da avvocata. Secondo alcuni osservatori, avrebbe:
- delegato un fascicolo estremamente complesso a quattro procuratori diversi
- privilegiato la gestione mediatica rispetto alla direzione diretta delle indagini
Una gestione definita da Fanti «anomala per un Paese come la Svizzera».
«Non solo i Moretti»: responsabilità più ampie
Per l’avvocato Sebastien Fanti, l’inchiesta non può fermarsi ai soli proprietari di Le Constellation:
«Ci sono responsabilità non secondarie di chi, in questi anni, non ha effettuato i dovuti controlli sulla struttura».
Fanti ricorda che già il 19 dicembre i gestori avevano chiesto di ampliare ulteriormente gli interni del locale, a discapito delle norme di sicurezza, nonostante fosse stato messo nero su bianco che le misure antincendio andavano riviste. Nessuna verifica successiva, però, sarebbe mai stata effettuata.
Famiglie sotto shock e sfiducia nel sistema
Nel frattempo, le famiglie delle vittime — molte delle quali costrette a viaggi estenuanti per assistere figli e parenti ricoverati — si sentono tradite da un sistema che, a loro giudizio, sta “remando contro” chi ha subito la tragedia.
L’inchiesta sulla strage di Crans-Montana è ancora aperta, ma una cosa appare chiara: oltre alle fiamme che hanno ucciso 47 persone, oggi brucia anche una profonda crisi di fiducia nella gestione della giustizia.

