Pensioni 2026: quanto cresceranno gli assegni?

0
104
Pensioni, requisiti più alti dal 2029: stop al lavoro tre mesi più tardi
mn24.it

Pensioni 2026: quanto cresceranno gli assegni?

Le pensioni italiane si preparano a un aumento da gennaio 2026, ma non tutti riceveranno lo stesso incremento e gli importi variano in base alla fascia di reddito. Dopo mesi di attesa e calcoli, dal primo dell’anno entrerà in vigore una rivalutazione provvisoria degli assegni legata all’inflazione, che cercherà di compensare almeno in parte la perdita di potere d’acquisto subita negli ultimi anni.

In un contesto in cui i prezzi continuano a pesare sui bilanci familiari, anche i pensionati guardano con attenzione ai numeri. Capire come e di quanto aumenteranno gli assegni è fondamentale per pianificare le spese, soprattutto per chi vive con un reddito fisso. Ecco dunque come si muoveranno gli importi delle pensioni per il 2026.

Pensioni 2026, rivalutazione degli assegni e meccanismi a scaglioni

A partire dal 1° gennaio 2026 le pensioni saranno rivalutate in base all’aumento dei prezzi al consumo. L’adeguamento provvisorio è fissato all’1,4% e sarà applicato al 100% fino a quattro volte il trattamento minimo. Significa che le pensioni più basse beneficeranno pienamente dell’aumento, mentre per gli assegni più alti la rivalutazione si riduce gradualmente.

Il trattamento minimo, una sorta di soglia di riferimento per gli incrementi, sale a circa 611,85 euro al mese, secondo le previsioni INPS, grazie all’adeguamento all’inflazione.

Quanto aumentano gli assegni: esempi concreti

Grazie ai calcoli elaborati da Altroconsumo, che utilizza i criteri previsti per la rivalutazione 2026, si possono fare esempi significativi per vedere in concreto come cambiano gli assegni:

– Una pensione da 2.600 euro lordi al mese crescerà di circa 36,14 euro, arrivando a 2.636,14 euro.
– Una pensione da 3.400 euro lordi riceverà un incremento di 45,41 euro, portando l’assegno a 3.445,41 euro.

Questi numeri mostrano come la rivalutazione sia a beneficio di tutti, ma con un effetto più marcato per chi si trova su fasce di reddito medio-basso.

Tre fasce di rivalutazione e un meccanismo complesso

Il sistema con cui vengono applicati gli aumenti non è uniforme, ma funziona a scaglioni:

Fino a 4 volte il trattamento minimo: rivalutazione piena dell’1,4%.
Tra 4 e 5 volte il minimo: aumento leggermente ridotto.
Oltre 5 volte il minimo: ulteriore riduzione dell’adeguamento.

Questo significa che man mano che si sale di reddito pensionistico, la percentuale di incremento si riduce progressivamente, per contenere l’impatto complessivo della spesa previdenziale.

Pensione minima 2026: il caso particolare dei minimi

Tra le novità più attese ci sono proprio gli assegni più bassi. La pensione minima, dopo gli adeguamenti dell’indice provvisorio, sale a circa 611-620 euro al mese, includendo anche un bonus previsto dalla manovra.

L’effetto è modesto ma simbolico: anche chi percepisce l’assegno più basso ottiene un leggero aumento rispetto al 2025, contribuendo almeno in parte a contrastare l’inflazione reale.

Quando si vedranno i nuovi importi

Gli aumenti entreranno nei cedolini di gennaio 2026, sia per le pensioni pagate tramite Poste Italiane sia per quelle accreditate in banca. In genere i pagamenti partono nei primi giorni del mese, con le pensioni normalmente accreditate il 3 gennaio per chi utilizza Poste e il 5 gennaio per chi riscuote tramite istituti bancari.

Adeguamenti e conguagli: cosa aspettarsi nel 2026

Va ricordato che l’indice di rivalutazione dell’1,4% è provvisorio e potrebbe essere confermato o corretto a fine anno. Se il dato definitivo dell’inflazione dovesse differire, è possibile un conguaglio nelle pensioni di dicembre 2026.

Pensioni 2026, aumenti modesti ma diffusi

Nel complesso, gli adeguamenti pensionistici per il 2026 non saranno “miracolosi”. Ma segnano un ritorno della rivalutazione piena per una parte significativa degli assegni e rappresentano una risposta concreta all’aumento del costo della vita. Per i pensionati significa ricevere cifre maggiori, anche se di entità contenuta, già all’inizio dell’anno.

In un quadro più ampio di evoluzione delle regole pensionistiche — con modifiche ai criteri di uscita e agli strumenti di prepensionamento — questi adeguamenti restano uno degli aspetti più attesi dalla popolazione anziana, tra indicatori economici e bisogni reali di sostegno.