Caso Garlasco: nessuna lite tra Alberto Stasi e Chiara Poggi
Nel delitto di Garlasco il movente è sempre rimasto un’ombra. Nemmeno dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi è mai stato individuato un perché solido, concreto, dimostrabile. La Cassazione parlò di una presunta lite tra fidanzati, una tensione improvvisa, un punto di rottura emotivo. Ma quella lite, semplicemente, non è mai esistita. E oggi, a distanza di anni, una perizia informatica del 2009 torna al centro del dibattito, rimettendo in discussione uno dei pilastri narrativi del caso Chiara Poggi.
Caso Garlasco e il movente mai provato
Nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi non è mai stato chiarito cosa avrebbe spinto Alberto Stasi a uccidere la fidanzata. Un vuoto che ha attraversato tutte le fasi giudiziarie. La sentenza definitiva ha comunque individuato una possibile scintilla emotiva: una lite legata alla scoperta di immagini pornografiche presenti sul computer di Stasi. Un’ipotesi suggestiva, ma priva di un riscontro tecnico decisivo.
Proprio su questo punto si innesta uno dei passaggi più controversi dell’intera vicenda. Secondo la ricostruzione della Cassazione, Chiara avrebbe visto quelle immagini la sera prima del delitto, dando origine a una frattura nella coppia. Ma i dati informatici raccontano una storia diversa.
Caso Garlasco e la perizia informatica dimenticata
Già nel 2009 una perizia informatica aveva escluso in modo netto che Chiara Poggi avesse mai aperto la cartella contenente le foto hard sul computer di Alberto Stasi. A ribadirlo oggi sono gli stessi periti, Roberto Porta e Daniele Occhetti, intervenuti a Zona Bianca su Rete4. Gli esperti erano stati incaricati dal giudice Stefano Vitelli nel processo di primo grado, con il compito di recuperare e analizzare i dati presenti sul pc.
La loro conclusione fu chiara fin dall’inizio. Chiara non ha mai visualizzato la cartella denominata “militare”, dove erano conservate le immagini pornografiche. Una cartella non immediatamente visibile, nascosta all’interno di una sottocartella senza nome, difficilmente individuabile anche per un utente esperto.
I cinque minuti che non spiegano una lite
La sera del 12 agosto, Chiara rimase sola nella villetta per circa quindici minuti, dalle 21.59 alle 22.14, mentre Alberto Stasi era uscito per accompagnare il cane. La perizia ha ricostruito nel dettaglio cosa accadde in quei minuti davanti al computer.
Alle 21.59 Chiara inserì una chiavetta usb e trasferì 287 fotografie della vacanza a Londra appena conclusa con il fidanzato. Guardò alcune immagini, insieme a foto di un cagnolino. Tra le 22.09 e le 22.14 c’è un vuoto informatico di cinque minuti. Un intervallo che, secondo i periti, non consente in alcun modo di ipotizzare la scoperta dei file pornografici.
In quel lasso di tempo, hanno spiegato Porta e Occhetti, Chiara non avrebbe potuto individuare una cartella nascosta, aprirla e visualizzarne il contenuto. Un’operazione tecnicamente incompatibile con i dati registrati dal sistema.
Caso Garlasco e l’ipotesi della Cassazione
Eppure proprio su quella presunta scoperta si è costruita una delle narrazioni più delicate del processo. L’idea di una lite, di un confronto acceso, di una ferita emotiva capace di trasformarsi in movente. Una teoria che, alla luce della perizia, appare priva di fondamenta oggettive.
Rita Cavallaro, sul Giornale, ha ricordato come proprio i punti fissati dai due esperti nel 2009 facciano crollare uno dei passaggi chiave della sentenza di Cassazione. Se Chiara non ha mai visto quelle immagini, la lite non può esserci stata. E se la lite non c’è stata, viene meno uno dei pochi tentativi di spiegare il perché di quell’omicidio.
Il nodo dell’alibi e il pc manomesso
A rendere il quadro ancora più fragile c’è un altro elemento spesso sottovalutato. L’alibi di Alberto Stasi legato all’uso del computer. I dati che avrebbero potuto chiarire in modo definitivo la sua attività furono compromessi da manomissioni definite già allora maldestre. Un intervento che ha reso impossibile il recupero completo delle informazioni.
Anche questo passaggio pesa come un macigno nella storia processuale. Un’indagine che avrebbe dovuto affidarsi alla tecnologia, ma che proprio sulla tecnologia ha mostrato le sue crepe più profonde.
Una verità giudiziaria senza perché
Resta così una verità giudiziaria che non riesce a spiegare il movente. Un omicidio senza causa certa, una ricostruzione che regge sul piano formale ma che continua a scricchiolare su quello logico. La perizia informatica del 2009 non è una novità, ma il fatto che torni oggi al centro del dibattito racconta quanto il caso Chiara Poggi sia ancora lontano dall’essere pacificato nell’opinione pubblica.
Nel delitto di Garlasco, più che altrove, il tempo non ha cancellato i dubbi. Li ha solo resi più nitidi.

