Consiglio regionale Campania: NdC–Casa Riformista contro il Pd “asso pigliatutto”

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Consiglio regionale Campania: NdC–Casa Riformista contro il Pd “asso pigliatutto”

La tensione politica in Campania sale di livello e smette di essere un semplice malumore di retroscena. Diventa scontro aperto, pubblico, rivendicato parola per parola. Dopo la prima seduta del Consiglio regionale, Noi di Centro–Casa Riformista alza la voce e accusa il Partito democratico di aver occupato tutto lo spazio di potere disponibile, lasciando agli alleati solo margini simbolici. Una partita che, secondo Pasquale Giuditta e Armando Cesaro, non è solo una questione di incarichi ma di dignità politica, numeri elettorali e rispetto degli equilibri usciti dalle urne.

Consiglio regionale Campania, l’algoritmo del potere che accende lo scontro

Nel Consiglio regionale Campania, spiegano Giuditta e Cesaro, il Pd avrebbe applicato una logica semplice e brutale: chi vince prende tutto. Con dieci consiglieri regionali, i dem avrebbero concentrato su di sé tre presidenze di commissione e la carica più alta dell’assemblea, quella di presidente del Consiglio regionale. A questo assetto, secondo la ricostruzione di NdC–Casa Riformista, si sommerebbero altre due presidenze e un posto nell’Ufficio di presidenza attribuiti all’area deluchiana, considerata politicamente collaterale al Pd.

Il risultato finale, visto dal gruppo che fa capo a Clemente Mastella, è un quadro sbilanciato, che non riflette il peso reale delle forze in campo. Cinque consiglieri regionali, quasi 200mila voti, la seconda forza politica della Campania secondo i dati elettorali, e in cambio un solo ruolo marginale: un questore e nessuna commissione. Uno schema che viene definito senza giri di parole una presa in giro politica.

Consiglio regionale Campania, la rivendicazione dei numeri e dei voti

Il punto centrale della protesta non è solo la distribuzione delle poltrone, ma il messaggio che quella distribuzione trasmette. NdC–Casa Riformista rifiuta l’etichetta di gruppo piantagrane e ribalta l’accusa: la battaglia, spiegano, è per tutelare la dignità politica di un’area che rappresenta una fetta consistente dell’elettorato campano.

Nel Consiglio regionale Campania, sostengono Giuditta e Cesaro, non può passare l’idea che i numeri contino solo quando servono a vincere e diventino irrilevanti quando si tratta di governare. Cinque consiglieri non sono una comparsa, ma un blocco politico che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della maggioranza. Ignorarli significa alterare il senso stesso dell’alleanza.

Campania, alleanze variabili e nervi scoperti

La polemica si inserisce in un contesto già fragile, segnato da alleanze che cambiano da territorio a territorio. A Benevento, ricordano i coordinatori regionali, il Pd combatte apertamente contro Mastella. A Napoli e in Regione, invece, chiede lealtà e disciplina agli alleati. Una doppia misura che viene vissuta come una contraddizione politica difficile da digerire.

Nel Consiglio regionale Campania, questa ambiguità diventa esplosiva. Per NdC–Casa Riformista è intollerabile che il Pd pensi di fare e disfare sugli equilibri interni scaricando le conseguenze sugli altri. Il messaggio è netto: la pazienza ha un limite e quel limite, dopo la prima seduta, sembra essere stato superato.

Consiglio regionale Campania, il tema della parità di genere che divide

A rendere ancora più duro lo scontro c’è la questione della parità di genere. Giuditta e Cesaro puntano il dito contro quella che definiscono un’incoerenza evidente. Il Pd, che pubblicamente fa della parità di genere una bandiera identitaria, sarebbe pronto a portare in giunta tre uomini, demandando agli alleati il compito di garantire l’equilibrio richiesto dalla legge.

Nel Consiglio regionale Campania, questa scelta viene letta come uno scaricabarile politico. La parità di genere non può essere un principio da invocare solo quando conviene, spiegano, né un problema da risolvere sulle spalle degli altri. Anche su questo terreno, NdC–Casa Riformista rivendica coerenza e rispetto delle regole.

Il clima nel Consiglio regionale Campania dopo la prima seduta

La prima seduta del nuovo Consiglio regionale Campania avrebbe dovuto segnare l’inizio di una legislatura improntata alla stabilità e al dialogo. Invece ha aperto una frattura che rischia di allargarsi rapidamente. La sensazione, nei corridoi della politica regionale, è che la partita delle nomine abbia lasciato più ferite del previsto.

Il Pd, forte del risultato elettorale, ha scelto una linea muscolare. NdC–Casa Riformista ha risposto trasformando il malcontento in una presa di posizione pubblica. In mezzo, un sistema di alleanze che appare meno solido di quanto raccontato nei giorni della vittoria.

Campania, una maggioranza che parte in salita

Lo scontro sollevato da Giuditta e Cesaro non è solo una polemica interna. È un segnale politico che parla al futuro della legislatura. Una maggioranza che nasce con accuse di arroganza, squilibri di potere e mancanza di rispetto reciproco parte inevitabilmente in salita.

Nel Consiglio regionale Campania, ogni provvedimento rischia ora di essere letto alla luce di questo strappo iniziale. La gestione della sanità, dei fondi europei, delle grandi emergenze territoriali potrebbe essere condizionata da rapporti interni logorati prima ancora di entrare nel vivo del lavoro legislativo.

Non solo poltrone, ma metodo

NdC–Casa Riformista chiude la sua presa di posizione con un no secco a un metodo che considera sbagliato. Non è una battaglia per una commissione in più o in meno, ma per un principio di equilibrio e rispetto politico. Nel Consiglio regionale Campania, avvertono Giuditta e Cesaro, non può passare l’idea che esistano alleati di serie A e di serie B.

La legislatura è appena iniziata, ma il segnale è già forte. Se il Pd non correggerà la rotta, la convivenza nella maggioranza rischia di trasformarsi in una guerriglia permanente. E in Campania, dove le sfide non mancano, è un lusso che la politica regionale difficilmente può permettersi.