Manovra 2026, Sanità: fondi dedicati e Regioni monitorate

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Manovra 2026, Sanità: fondi dedicati e Regioni monitorate

La Manovra 2026 sanità incassa il disco verde definitivo alla Camera con 216 sì, 126 no e tre astenuti, ma l’applauso dell’Aula non riesce a coprire il rumore di fondo che arriva dagli ospedali, dagli ambulatori e dai territori. È una manovra che aumenta le risorse, promette riforme strutturali, ma allo stesso tempo apre una frattura profonda tra numeri di bilancio e percezione reale di chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio sanitario nazionale. Dentro quelle cifre ci sono scelte politiche nette, alcune coraggiose, altre destinate a far discutere a lungo, soprattutto in regioni come la Campania dove il tema della sanità è ormai una questione identitaria oltre che sociale.

Manovra 2026 sanità e l’aumento del Fondo: più risorse, più aspettative

Il cuore della Manovra 2026 sanità è l’incremento del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard. I numeri parlano chiaro: oltre 2,3 miliardi di euro in più nel 2026, che salgono a 2,6 miliardi nel 2027 e diventano strutturali dal 2028. È un segnale politico forte, che il Governo rivendica come una svolta dopo anni di sottofinanziamento. Ma è anche un messaggio che crea aspettative altissime, soprattutto nei territori dove le carenze di personale e le liste d’attesa sono diventate la normalità.

In Campania, regione storicamente sotto osservazione per i Lea e per i conti della sanità, l’aumento del Fondo viene letto come un’occasione ma anche come una prova decisiva. Più risorse significano più responsabilità per la gestione regionale, più pressione sulla capacità di trasformare i fondi in servizi reali. Qui la Manovra 2026 sanità non è solo un provvedimento nazionale, ma un banco di prova locale, dove ogni euro sarà misurato sul tempo di attesa per una visita o sulla qualità di un pronto soccorso.

Sanità e prevenzione: la scelta che guarda al futuro

Uno dei capitoli meno rumorosi ma più strategici della Manovra 2026 sanità riguarda la prevenzione. Nasce un Fondo dedicato a interventi normativi su prevenzione, formazione, informazione e cura della celiachia, un segnale che indica una sanità meno reattiva e più orientata all’anticipazione del rischio. È una scelta che guarda al medio-lungo periodo, ma che oggi fatica a imporsi nel dibattito pubblico, dominato dall’emergenza quotidiana.

Accanto a questo, arriva una stretta sul tabagismo. Dal primo gennaio aumentano progressivamente le tasse su sigarette, tabacco e prodotti elettronici. La misura ha un doppio obiettivo: aumentare le entrate e disincentivare il consumo. In regioni come la Campania, dove l’incidenza delle patologie fumo-correlate resta elevata, la scelta viene letta anche come un investimento indiretto sulla salute pubblica, anche se non mancano critiche sull’impatto sociale di questi rincari.

Salute mentale: fondi dedicati, sfida aperta

Tra le novità più rilevanti della Manovra 2026 sanità c’è il finanziamento del Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale 2025-2030. Ottanta milioni nel 2026, poi una crescita progressiva fino a rendere strutturali 30 milioni l’anno dal 2029. È un cambio di passo che riconosce finalmente la centralità del benessere psicologico come parte integrante della salute.

In Campania, dove i servizi di salute mentale sono spesso sotto pressione e disomogenei tra territori, questi fondi rappresentano una promessa e insieme un rischio. Senza un rafforzamento delle strutture e del personale, il pericolo è che le risorse si disperdano senza produrre quel salto di qualità atteso da anni da famiglie e operatori.

Farmaci e spesa: l’equilibrio fragile della Manovra 2026 sanità

Il capitolo farmaci è uno dei più delicati della Manovra 2026 sanità. Da un lato cresce dello 0,3% il tetto di spesa per gli acquisti diretti, dall’altro si riduce il Fondo per i farmaci innovativi, che passa da 1,3 miliardi a 1,16 miliardi di euro. È una scelta che molti osservatori definiscono inevitabile sul piano dei conti, ma che apre una tensione evidente sul piano dell’accesso alle cure più avanzate.

In regioni come la Campania, dove l’accesso uniforme ai farmaci innovativi è già una sfida, la riduzione del Fondo rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali. La Manovra 2026 sanità, in questo senso, mette alla prova la capacità del sistema di garantire equità reale, non solo sulla carta.

Le parole del ministro e la narrazione della svolta

Il ministro della Salute rivendica l’impianto della Manovra 2026 sanità parlando di incremento straordinario delle risorse, riduzione delle liste d’attesa, nuove assunzioni e potenziamento dei pronto soccorso. Il racconto è quello di una riforma strutturale che rafforza il Servizio sanitario nazionale e ne riafferma il carattere universale.

Ma tra le corsie e gli studi medici, la percezione è spesso diversa. Le promesse si scontrano con la fatica quotidiana di chi lavora in un sistema che chiede sempre di più senza offrire risposte immediate sul fronte delle condizioni di lavoro. È qui che la Manovra 2026 sanità smette di essere solo un testo normativo e diventa un terreno di conflitto narrativo tra istituzioni e operatori.

La frattura con i medici: un nodo irrisolto

Il punto più critico della Manovra 2026 sanità resta il rapporto con i professionisti della salute. L’assenza di incentivi concreti per la dirigenza medica, per i medici convenzionati, per la medicina generale e la pediatria di libera scelta viene vissuta come l’ennesima occasione mancata. Il riferimento al blitz notturno che ha affondato l’emendamento sulle risorse extracontrattuali è diventato simbolo di una distanza che si allarga.

In Campania, dove la carenza di personale è particolarmente sentita, questa scelta pesa doppio. Chiedere al territorio di reggere l’urto delle liste d’attesa e della cronicità senza un adeguamento delle condizioni economiche e professionali rischia di trasformare la Manovra 2026 sanità in un boomerang politico e sociale.

Campania, diseguaglianze e controlli: la Manovra 2026 sanità sotto esame

Un altro elemento chiave è il meccanismo di audit per le regioni che non raggiungono la soglia minima di garanzia dei Lea. La Manovra 2026 sanità rafforza il sistema di monitoraggio e affida al Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza un ruolo centrale. Per la Campania, storicamente sotto osservazione, questo significa maggiore pressione ma anche l’opportunità di dimostrare un cambio di passo. Il rischio, però, è che il controllo si trasformi in un’ulteriore fonte di tensione tra Stato e Regioni, soprattutto se alle verifiche non seguiranno strumenti concreti di supporto e accompagnamento.