Fico ritira la querela a Report: smacco a De Luca

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Fico ritira la querela a Report: smacco a De Luca

Succede tutto in pochi minuti, dentro un’aula che dovrebbe limitarsi al rito dell’avvio di legislatura. Roberto Fico prende la parola, espone il programma di governo e poi inserisce una frase che cambia il registro della giornata. La Regione Campania ritirerà la querela contro Report. Non è una postilla. Non è una concessione laterale. È una scelta politica che riporta Report al centro del dibattito pubblico, riapre il tema della sanità campana e segna una discontinuità immediata con il passato.

La notizia corre veloce. Perché Report non è una trasmissione qualsiasi. È un simbolo. È il luogo dove le crepe del sistema diventano racconto televisivo. E quando una Regione decide di fare un passo indietro su una querela, quel passo pesa più di mille dichiarazioni programmatiche.

Report e la prima seduta che cambia tono

L’annuncio arriva durante la prima seduta del nuovo Consiglio regionale. Il contesto conta. Fico non sceglie una conferenza stampa, non affida il messaggio a una nota tecnica. Lo dice in Aula, mentre illustra la sua idea di governo. E in quell’istante Report smette di essere solo una trasmissione televisiva e diventa parte del discorso istituzionale.

Il presidente parla di informazione plurale, di qualità, di stampa come presidio di democrazia. Dice che scuola e informazione libera sono pilastri di una comunità che pensa con la propria testa. Lo dice senza alzare la voce, ma il messaggio arriva netto. Ognuno deve fare il proprio mestiere, aggiunge, ma deve poterlo fare liberamente e senza condizionamenti.

In questo quadro, il ritiro della querela contro Report viene presentato come un segnale di distensione. Un gesto che non cancella il conflitto, ma lo sposta su un piano diverso.

La querela di De Luca: numeri e coincidenze

La querela contro Report non nasce per caso. È uno degli ultimi atti dell’ex governatore Vincenzo De Luca prima di lasciare l’incarico. Un atto politico forte, pensato come risposta a un’inchiesta che aveva colpito uno dei nervi più scoperti della Regione Campania: le liste d’attesa nella sanità.

Il comunicato ufficiale che annunciava l’azione legale era stato diffuso a mezzogiorno, mentre erano ancora in corso le votazioni per eleggere il nuovo presidente. Un tempismo che aveva fatto discutere. Nel testo si parlava di falsi, di scorrettezza reiterata, si ricordava una precedente smentita pubblicata da Report durante l’emergenza Covid. C’era persino un refuso sulla data di messa in onda del servizio, dettaglio che aveva alimentato ulteriormente le polemiche. Ritirare quella querela significa chiudere simbolicamente una stagione. Non solo giuridicamente, ma politicamente.

Il cuore di tutto resta l’inchiesta. Report aveva acceso i riflettori su un dato che, una volta pronunciato, non può più essere ignorato. Secondo il servizio trasmesso su Rai 3, l’89,2% delle visite in Campania risulterebbe classificato come programmabile, quindi fissabile entro 120 giorni. Una percentuale che stride con la media nazionale, ferma al 45,7%.

Il racconto televisivo spiegava come questa classificazione permetterebbe di spostare prestazioni che dovrebbero essere urgenti, brevi o differibili nella categoria programmabile. L’effetto sarebbe duplice. Guadagnare tempo. E far apparire la Regione più virtuosa di quanto non sia realmente.

È qui che Report colpisce. Non con accuse generiche, ma con numeri. E i numeri, in sanità, fanno più rumore delle opinioni.

Tra le ragioni della reazione durissima dell’ex governatore c’era anche un elemento politico preciso. La messa in onda del servizio di Report coincideva con la giornata elettorale. Un tempismo che era stato letto come un attacco diretto, un’interferenza. Da lì la scelta della querela, presentata come difesa dell’istituzione. Ma il contesto cambia. Cambia il governo regionale. Cambia la narrazione. E cambia anche il modo di leggere quell’inchiesta. Report resta lì. Con i suoi dati. Con le sue domande. E la politica è costretta a decidere come rapportarsi a quel racconto.

Report e il riferimento all’attentato a Ranucci

C’è un altro elemento che rende il ritiro della querela ancora più carico di significato. L’annuncio arriva all’indomani dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci. In molti, dopo quell’episodio, avevano chiesto il ritiro delle querele contro il conduttore e la redazione di Report.

Ranucci, in realtà, aveva posto un tema diverso. Non la cancellazione delle azioni legali, ma l’approvazione di una legge contro le liti temerarie. Un passaggio che riporta il discorso su un piano strutturale. Non il singolo caso, ma il sistema che consente di usare le querele come strumento di pressione. La decisione della Regione Campania arriva dentro questo clima. Non lo cita direttamente, ma ne intercetta il senso.

Report e la frase che resta

Nel suo intervento, Fico pronuncia una frase destinata a essere ripetuta. La verità è rivoluzionaria e non abbiamo paura, ma va rispettata da tutti convintamente. La trasparenza del confronto è la base.

Dentro queste parole c’è una presa di posizione netta. Report non viene assolto. Non viene nemmeno smentito. Viene riconosciuto come parte di un confronto che deve restare aperto. Anche quando è scomodo. È un cambio di prospettiva. La Regione non si pone più come soggetto che risponde col codice penale, ma come istituzione che accetta il conflitto informativo come parte del gioco democratico.

Il problema della sanità non scompare

Ritirare la querela non chiude il capitolo delle liste d’attesa. Anzi. Lo riapre. Perché ora il tema torna al centro senza il filtro dello scontro giudiziario. Restano i dati. Restano le domande. Resta la necessità di spiegare come funziona davvero il sistema delle classificazioni.

Report ha fatto quello che fa sempre. Ha messo una lente su un meccanismo. Ora tocca alla politica dimostrare che quella lente non ha deformato la realtà o, se l’ha fatto, spiegare perché. Il ritiro della querela sposta il confronto dal tribunale alla politica. Ed è lì che diventa più rischioso.

Report come test di discontinuità

Per Roberto Fico, la scelta su Report è molto più di un gesto simbolico. È un test di discontinuità reale. Non basta cambiare tono. Bisogna cambiare metodo. E il metodo passa anche dal rapporto con chi racconta le zone d’ombra. La Regione Campania, con questa decisione, manda un messaggio chiaro. Il conflitto con l’informazione non è una strada obbligata. Esistono altre vie. Più faticose. Più esposte. Ma anche più coerenti con l’idea di una democrazia matura.

Report continuerà a fare inchieste. La sanità campana continuerà a essere sotto osservazione. La differenza, ora, è che il confronto si gioca a viso aperto.

Report e il finale che non chiude nulla

La storia non finisce con il ritiro della querela. In realtà, è proprio lì che ricomincia. Perché quando una Regione decide di non portare un giornalista in tribunale, accetta implicitamente una sfida più grande. Quella dei fatti. Report resta sullo sfondo, pronto a tornare. La sanità resta un terreno fragile. E la politica campana entra in una fase nuova, dove la parola trasparenza smette di essere uno slogan e diventa una promessa da mantenere.

Il gesto è stato fatto. Ora resta la parte più difficile. Dimostrare che non era solo un segnale, ma l’inizio di un modo diverso di governare.