
Consiglio regionale Campania: Fico entra da solo in aula
Roberto Fico entra nella sala del Consiglio regionale della Campania senza corteo, senza assessori, senza giunta. Si siede da solo al grande banco che ospita l’esecutivo. Le sedie accanto restano vuote. È un’immagine che pesa più di qualsiasi dichiarazione. La prima seduta della nuova legislatura si apre così, con un silenzio che racconta più delle parole e con una maggioranza che arriva all’appuntamento già attraversata da crepe visibili.
Consiglio regionale Campania, l’immagine che segna l’esordio
La scena è breve ma densa. Fico entra, prende posto, osserva l’aula. La giunta regionale non c’è ancora. Formalmente non è un problema, ci sono giorni di tempo. Politicamente, però, l’immagine resta impressa.
Prima di sedersi, Fico ha partecipato a una breve riunione nella sala multimediale del Consiglio regionale. Poi è uscito. Ha salutato il gruppo del Movimento 5 Stelle all’esterno dell’aula, ha incrociato l’esponente del Partito democratico Marco Sarracino. Infine è rientrato e si è diretto verso la sedia del presidente della Regione, circondata dai posti riservati agli assessori. Tutti vuoti.
Non c’è enfasi. Non c’è teatralità. Proprio per questo l’immagine colpisce. Il presidente eletto della Campania è lì, da solo, nel momento che dovrebbe segnare l’avvio ordinato del nuovo corso.
Edmondo Cirielli: il banco vuoto come messaggio politico
La giunta non è ancora nominata. È un dato tecnico, ma diventa subito politico. A sottolinearlo è Edmondo Cirielli, che ha sfidato Fico per il centrodestra e che arriva in aula poco dopo.
Dice che non vuole enfatizzare l’assenza della giunta, che ci sono ancora giorni di tempo. Poi aggiunge che non gli pare un buon segnale. Una frase misurata, ma affilata. Perché detta all’esordio di una legislatura, davanti a un presidente seduto da solo, assume un significato preciso.
Cirielli prende posto per la prima seduta nella quale deve essere eletto l’ufficio di presidenza. Osserva l’aula. Annuncia che il centrodestra si aspetta una discontinuità rispetto a quello che definisce un sostanziale monocolore Pd degli ultimi dieci anni. E promette un’opposizione istituzionale. Il tono è fermo. Il messaggio è chiaro.
Consiglio regionale Campania, l’elezione di Manfredi e la frattura interna
La seduta è dominata dall’elezione dell’ufficio di presidenza. Massimiliano Manfredi viene eletto presidente del Consiglio regionale con 41 voti. Un numero alto. Un applauso che attraversa l’aula.
Ma proprio quell’elezione diventa subito terreno di scontro politico. Cirielli la legge come un segnale. Dice che il centrodestra ha votato Manfredi per dare un messaggio di collaborazione istituzionale. E aggiunge che quell’elezione rappresenta la prima sconfitta di De Luca e del deluchismo.
Parole che cadono come pietre. Perché arrivano nel giorno in cui la maggioranza dovrebbe mostrarsi compatta. E invece, pochi minuti dopo, emerge un altro dato.
La maggioranza spaccata fino all’ultimo: le parole di Sangiuliano
Fino a pochi minuti prima dell’inizio del Consiglio, la maggioranza era profondamente divisa. È un fatto che circola nei corridoi e che viene esplicitato senza troppi giri di parole.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano lo dice apertamente. Parla di un monarca spodestato che ha provato a manipolare ed è stato respinto. Usa un linguaggio diretto, quasi brutale. Aggiunge che c’è stato un soccorso blu. Dice che la destra crede nel valore delle istituzioni e che il voto a Manfredi va letto in questa chiave.
Poi arriva il passaggio più delicato. Sangiuliano sottolinea che sono usciti voti a Trapanese, a Fortini e uno nullo attribuito simbolicamente a De Luca. Un segnale, dice, della scarsa compattezza della maggioranza.
In aula nessuno replica subito. Ma il messaggio passa.
Un avvio sotto pressione
L’ingresso solitario di Fico, l’assenza della giunta, le parole dell’opposizione, i numeri del voto. Tutto si intreccia in poche ore. Il risultato è un avvio di legislatura che appare più fragile del previsto. È una responsabilità che si manifesta immediatamente. Il presidente eletto deve gestire una maggioranza complessa, attraversata da correnti, vecchie fedeltà e nuovi equilibri. Il riferimento costante a De Luca, anche quando non viene nominato direttamente, è il segnale più evidente. Il passato non è ancora passato. E pesa.
Consiglio regionale Campania, la promessa di discontinuità
Dal centrodestra arriva una richiesta netta. Discontinuità. Non solo nei nomi, ma nel metodo. Cirielli lo dice chiaramente. Si aspetta un cambio di passo dopo dieci anni di dominio Pd. Dice che l’opposizione sarà istituzionale, ma vigile. È un modo per mettere pressione sin dall’inizio. Per dire che ogni scelta sarà osservata, ogni ritardo interpretato, ogni compromesso letto come segnale di debolezza.
Nel frattempo Fico resta misurato. Non risponde alle provocazioni. Non entra nello scontro verbale. Ma l’immagine di lui seduto da solo resta lì, come un fotogramma difficile da rimuovere.
In politica regionale, spesso contano più i gesti delle dichiarazioni ufficiali. E oggi il gesto più forte è stato involontario. Un banco vuoto. Sedie senza assessori. Un presidente che inaugura il suo mandato in solitudine. Formalmente non cambia nulla. Sostanzialmente, racconta molto. Racconta di una giunta ancora da costruire. Di equilibri non ancora chiusi. Di un potere che non si è ancora stabilizzato.
Ora il tempo diventa un fattore decisivo. Ogni giorno senza giunta sarà letto come un segnale. Ogni nome che circolerà sarà pesato. Ogni scelta rimandata diventerà un argomento per l’opposizione.
Fico lo sa. E sa che l’immagine di oggi verrà ricordata. Non come un incidente, ma come un inizio carico di significati.
Consiglio regionale Campania: la partita è appena cominciata
La prima seduta del Consiglio regionale della Campania non è stata una formalità. È stata un banco di prova. Ha mostrato fratture, strategie, posizionamenti. Ha messo in chiaro che nulla sarà semplice. Roberto Fico entra nella nuova legislatura con un mandato forte, ma con un contesto complesso. L’opposizione osserva. La maggioranza si misura. Il passato bussa ancora alla porta.
Il Consiglio si è aperto. La partita è appena cominciata. E il silenzio di quelle sedie vuote, oggi, parla già molto più di quanto sembri.





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