Anna Tagliaferri ora è con Dio, che non ama la violenza

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Il corpo di Anna è lì: disteso in una bara bianca che indica la purezza del suo animo. Un corpo ferito, martoriato, devastato dalla furia omicida di Diego Di Domenico.

Alle 11 e 06 la messa ha inizio. Nella Cattedrale di Santa Maria della Visitazione, il tempo sembra rallentare, quasi fermarsi. Una bara bianca al centro, circondata da ghirlande di fiori bianchi, come se anche i colori avessero scelto di tacere. Nessun rumore superfluo. Solo il silenzio, quello che non consola ma accompagna.

Alle 8 e 30, come annunciato, il feretro di Anna Tagliaferri è arrivato nella cattedrale di Cava de’ Tirreni. Quarant’anni, imprenditrice, cavese. Uccisa dal compagno, suo coetaneo, Diego Di Domenico. Una frase che continua a fare male anche solo a rileggerla. Una verità che la città fatica ancora ad accettare.

Ad attendere Anna c’erano i fratelli Osvaldo e Federico con i quali gestiva la pasticceria Tirrena, le cognate, i nipoti. Volti segnati, occhi che sembrano aver pianto tutto il possibile ma che restano lucidi, fissi, come se il dolore avesse superato le lacrime. Subito dopo, alla spicciolata, sono arrivati amici, conoscenti, persone comuni. Nessuna ressa. Nessun clamore. Ognuno con il proprio passo, con il proprio modo di salutare.

Il Duomo si è riempito lentamente. Non di parole, ma di presenze. Di respiri trattenuti. Di sguardi bassi. Alle 11 e 30 la cerimonia funebre è stata officiata dal vescovo, monsignor Orazio Soricelli. La sua voce rompe il silenzio con misura, senza enfasi. In certi momenti sembra quasi chiedere permesso: “Dio è dalla parte della vittima. Affidiamo Anna a Dio. Un Dio che non ama la violenza perché dove c’è Dio non c’è violenza”.

Fuori, la città è ferma. Corso Umberto I, il borgo, le strade limitrofe. Le saracinesche abbassate, come promesso. Il lutto cittadino proclamato dal sindaco Vincenzo Servalli non è rimasto un atto formale. È diventato gesto collettivo. I negozi chiusi fino alle 14, le vetrine spente, i marciapiedi vuoti. Una sospensione che pesa, ma che dice molto.

Cava de’ Tirreni oggi non parla. Osserva. Ricorda. E forse si interroga. Perché la storia di Anna non è solo una tragedia privata. È una ferita pubblica. È una domanda che resta sospesa nell’aria del Duomo e nelle strade deserte: come è potuto accadere?

Quando la messa prosegue, il tempo continua a scorrere ma nessuno sembra farci caso. In quel silenzio composto c’è tutto: l’amore che resta, la rabbia che non trova sfogo, la mancanza che non avrà rimedio.

Anna Tagliaferri oggi lascia la sua città. Ma Cava de’ Tirreni non la saluta come una vittima qualunque. La saluta fermandosi. In silenzio. Come si fa solo quando il dolore è vero. E condiviso.