Medugno racconta a Corona la notte da Signorini

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Il nome di Medugno, fino a poche settimane fa legato soprattutto al mondo dei social e della moda, oggi è diventato uno dei punti più delicati di un caso che sta scuotendo la televisione italiana. Il collegamento con Alfonso Signorini e Fabrizio Corona non è più soltanto mediatico: nell’ultima puntata di Falsissimo il racconto ha superato il confine del sospetto per trasformarsi in un annuncio formale di querela per violenza sessuale.

È qui che la vicenda cambia natura. Non più allusioni, non più voci, ma una presa di posizione pubblica che apre scenari giudiziari e mette in discussione un sistema di relazioni, potere e silenzi che – secondo Corona – andrebbe avanti da anni.

Il passaggio dal gossip alla denuncia

L’inchiesta portata avanti da Fabrizio Corona con il format Falsissimo aveva già fatto rumore nelle puntate precedenti, quando si parlava di presunti scambi di favori e di meccanismi opachi per accedere a programmi televisivi di primo piano. Ha parlato di Pierpaolo Pretelli. Con Medugno, però, la narrazione si è fatta più pesante.

Nel ventesimo episodio del format, l’influencer ha dichiarato apertamente di aver dato mandato ai suoi legali per presentare una querela nei confronti di Alfonso Signorini per fatti che risalirebbero al 2021. Corona parla di svolta, definendo Medugno il “caso zero” di un sistema che, a suo dire, coinvolgerebbe molti altri giovani aspiranti personaggi dello spettacolo.

Il racconto non viene più presentato come una zona grigia, ma come una sequenza di eventi vissuti come non consensuali e fonte di una lunga sofferenza psicologica.

Il ruolo di Corona e la costruzione del caso

Corona, nel suo racconto, assume il ruolo di catalizzatore. Non si limita a intervistare Medugno, ma inquadra la sua storia come parte di un quadro più ampio, fatto di pressioni, promesse di successo e rapporti di forza squilibrati.

Secondo quanto emerso nella puntata, Medugno avrebbe vissuto tre anni segnati da disagio e silenzio, prima di arrivare alla decisione di denunciare. Una scelta che, sempre secondo il suo racconto, sarebbe maturata solo dopo aver preso consapevolezza del contesto e delle dinamiche in cui si era trovato coinvolto.

Corona insiste su un punto: il passaggio dal racconto individuale alla denuncia collettiva potenziale. Da qui l’idea di un sistema, non di un episodio isolato.

Medugno e l’ex manager: il nodo delle pressioni

Un elemento centrale della vicenda è la figura dell’ex manager di Medugno, Alessandro Piscopo. Nella ricostruzione fornita a Falsissimo, Piscopo avrebbe avuto un ruolo attivo nel gestire i rapporti con Signorini, arrivando – secondo Medugno – a spingerlo a “stare al gioco” per non compromettere la carriera.

Il punto più delicato riguarda le chat. Medugno ha raccontato che sarebbe stato proprio il manager a scrivere, dal suo telefono, alcuni messaggi indirizzati a Signorini, rafforzando l’idea di una pressione continua: accettare determinate dinamiche come prezzo da pagare per l’ingresso nel Grande Fratello.

È in questo passaggio che il racconto si fa più complesso, perché introduce il tema della manipolazione e della perdita di controllo sulle proprie scelte.

La notte nell’abitazione di Signorini

Il cuore della denuncia ruota attorno a una notte trascorsa nell’abitazione di Alfonso Signorini. Medugno ha ricostruito i fatti partendo da un servizio fotografico per il settimanale Chi, seguito da contatti diretti via WhatsApp con il direttore.

Secondo il suo racconto, sarebbe stato accompagnato a casa di Signorini dall’assistente del conduttore. Dopo un allenamento in palestra, l’atmosfera sarebbe cambiata. Medugno descrive un primo approccio, un bacio non desiderato, un senso di blocco fisico e psicologico.

Il racconto prosegue con gesti che l’influencer definisce invasivi, fino alla decisione di allontanarsi. In più punti, Medugno sottolinea di aver manifestato disagio, di essersi irrigidito e di aver cercato di sottrarsi alla situazione.

Il tema del consenso emerge come centrale, così come quello della paura di reagire apertamente a causa della posizione di potere dell’altra persona.

La scelta di documentare e andare via

Uno degli aspetti più forti del racconto riguarda il momento finale. Medugno afferma di aver scattato una fotografia come forma di tutela, temendo che la situazione potesse degenerare. Un gesto che, nelle sue parole, non nasce da provocazione ma da paura.

Quando la tensione sarebbe aumentata ulteriormente, con la presenza di Signorini nudo nel bagno, Medugno racconta di aver deciso di andarsene, interrompendo definitivamente l’incontro.

È su questo episodio che oggi si fonda gran parte dell’atto di querela, che Medugno dice di aver corredato di prove già depositate tramite il suo avvocato.

Signorini, Corona e il peso delle accuse

Il nome di Alfonso Signorini, figura centrale della televisione italiana, entra così in una fase completamente nuova. Non più solo destinatario di insinuazioni mediatiche, ma soggetto di una denuncia che, se confermata, aprirebbe scenari pesantissimi anche per il mondo dello spettacolo.

Corona continua a spingere sull’idea che il caso Medugno non sia isolato. Le sue parole parlano di segnalazioni, di storie simili, di un meccanismo che avrebbe funzionato per anni nel silenzio generale.

Al momento, resta la distanza tra le versioni e l’attesa delle sedi giudiziarie. Ma il passaggio chiave è già avvenuto: Medugno ha scelto di esporsi, legando il proprio nome a una denuncia formale e rompendo un silenzio che, secondo il suo racconto, lo ha consumato a lungo.

Un punto di non ritorno

La vicenda Medugno, intrecciata ai nomi di Signorini e Corona, segna un punto di non ritorno. Non perché stabilisca verità definitive, ma perché sposta il confronto su un terreno dove non bastano più opinioni o schieramenti.

Ora il racconto dovrà confrontarsi con verifiche, atti formali e responsabilità. E mentre il mondo dei media osserva, resta una domanda sospesa: quante storie simili sono rimaste finora confinate nel non detto, e quante emergeranno solo quando il prezzo del silenzio diventa troppo alto.