Castellammare: quattro anni di amministrazione, una mole ingente di progetti avviati e una fine traumatica segnata dallo scioglimento del Consiglio comunale. Gaetano Cimmino, ex sindaco di Castellammare di Stabia, ripercorre la sua esperienza amministrativa nel corso dello speciale Popcorn dedicato agli ultimi primi cittadini, rivendicando risultati concreti e ponendo interrogativi ancora aperti sul funzionamento del sistema politico locale.
Le opere pubbliche
Cimmino parte dalle opere pubbliche, indicando come simbolo del suo mandato la ristrutturazione di Palazzo Farnese, tornato a essere una sede istituzionale decorosa e funzionale. Tra i progetti più rilevanti cita l’apertura del Museo archeologico di Quisisana, frutto di una sinergia con il Parco archeologico di Pompei, che ha restituito alla città uno spazio culturale rimasto per anni inutilizzato. Un risultato che, sottolinea, ha dato finalmente lustro a un patrimonio storico di valore nazionale.
Sul piano degli investimenti, l’ex sindaco parla di circa 100 milioni di euro intercettati tra fondi europei, regionali e programmi speciali. Risorse destinate a scuole, quartieri periferici, centro storico e impianti sportivi, come nel caso della scuola di Postiglione e delle opere di rigenerazione urbana finanziate, interventi che, in molti casi, sono stati inaugurati o completati dopo la fine del suo mandato, ma che affondano le radici nella programmazione avviata durante la sua amministrazione.
Un passaggio centrale riguarda la macchina comunale. Cimmino rivendica di aver bandito il primo concorso pubblico dopo oltre quarant’anni, in un Comune che aveva subito un impoverimento progressivo del personale a causa dei pensionamenti e del dissesto finanziario. Una scelta controcorrente, spiega, necessaria per rigenerare un apparato amministrativo ormai obsoleto e rimetterlo nelle condizioni di funzionare.
L’ex sindaco affronta poi il tema della giunta, chiarendo la scelta iniziale di un esecutivo tecnico per accelerare l’intercettazione dei fondi, seguita successivamente da una giunta politica formata attraverso il confronto con le forze della maggioranza. Una coalizione composta da più liste, ma che Cimmino difende respingendo l’idea di un “carrozzone” elettorale, pur riconoscendo che coalizioni troppo ampie aumentano i rischi di instabilità.
Castellammare e l’infiltrazione camorristica
Il capitolo più delicato resta quello dello scioglimento per presunte infiltrazioni camorristiche. Cimmino sottolinea più volte il termine “presunte”, ricordando che il provvedimento si è basato sul criterio del “più probabile che non” e non su elementi univoci. Una tesi avvalorata, a suo dire, dalle successive pronunce giudiziarie e dal fatto che tutti i consiglieri coinvolti nelle procedure di incandidabilità siano risultati nuovamente candidabili.
Una vicenda che ha lasciato segni profondi, anche sul piano personale e familiare, ma che secondo Cimmino pone una questione più ampia: se scioglimenti di questo tipo non impediscono, negli anni successivi, il riaffacciarsi di dinamiche opache, allora qualcosa nel sistema non funziona. Il problema, sostiene, non è solo delle singole amministrazioni, ma di un modello politico che arriva tardi alla costruzione delle coalizioni, rinuncia al controllo preventivo delle liste e svuota i partiti del loro ruolo territoriale.
Nel suo intervento, Cimmino allarga lo sguardo alla crisi strutturale della politica stabiese: sedi di partito chiuse, organismi dirigenti commissariati, assenza di partecipazione dal basso e programmi elettorali ridotti all’essenziale. Tutti fattori che, a suo giudizio, che alimentano volatilità, trasformismi e fragilità delle maggioranze consiliari.

