Castellammare, l’ex sindaco di centrosinistra racconta gli anni più difficili per le casse comunali e rivendica le scelte che hanno riportato il Comune in equilibrio.
Quando Nicola Cuomo diventa sindaco nel 2013, Castellammare è sull’orlo del collasso finanziario. Terminate chiuse, partecipate in crisi, stipendi a rischio e un Comune sommerso dai debiti. “Non c’erano più risorse nemmeno per garantire i servizi essenziali”, racconta durante la trasmissione.
A Castellammare il dissesto come arma di salvezza
La decisione di dichiarare il dissesto, inizialmente contestata, viene oggi rivendicata come l’unica via possibile per salvare l’ente. In poco più di due anni, l’amministrazione Cuomo riesce a riportare il Comune in bonis, a bloccare le azioni esecutive dei creditori e a recuperare evasione tributaria, individuando migliaia di contribuenti irregolari.
Sul fronte delle opere pubbliche, Cuomo ricorda l’avvio dei lavori in Villa Comunale, la riqualificazione di corso De Gasperi, il rilancio della biblioteca comunale e soprattutto la nuova stazione ferroviaria con parcheggio, progetto difeso con fermezza anche nei confronti della Regione.
Non manca l’amarezza per la fine anticipata del mandato, causata – spiega – da una frattura interna alla maggioranza. “Quattro consiglieri decisero di dimettersi e portarono allo scioglimento del Consiglio”, afferma. Una caduta che, secondo Cuomo, dimostra quanto sia fragile l’equilibrio politico nei Comuni quando la pressione personale prevale sull’interesse collettivo.

