Famiglia nel bosco: i bambini restano nella casa famiglia

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Famiglia nel bosco: i bambini restano nella casa famiglia. La Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il ricorso presentato contro l’ordinanza del Tribunale per i minorenni che, lo scorso novembre, aveva disposto l’allontanamento dei tre figli della famiglia anglo-australiana che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. La decisione conferma integralmente il provvedimento di primo grado, mantenendo la sospensione della responsabilità genitoriale e la permanenza dei minori in una struttura protetta.

I tre bambini, due gemelli di sei anni e una bambina di otto, resteranno dunque nella struttura di Vasto, dove è stata collocata anche la madre. Il ricorso era stato presentato dai legali dei genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, con l’obiettivo di ottenere la revoca dell’ordinanza e il ricongiungimento familiare. I giudici di secondo grado hanno però ritenuto ancora sussistenti le condizioni che avevano portato all’intervento dell’autorità giudiziaria.

Il provvedimento si fonda sull’articolo 333 del codice civile, che consente la sospensione della responsabilità genitoriale quando il comportamento dei genitori risulta pregiudizievole per i figli. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbero state riscontrate gravi violazioni dei diritti fondamentali dei minori, tra cui quelli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza.

La vicenda ha acceso un ampio dibattito politico e sociale. La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze psicologiche dell’allontanamento, sottolineando come misure di questo tipo dovrebbero rappresentare un’extrema ratio, da adottare solo in presenza di pericoli gravi e immediati per i minori. Secondo la ministra, il rischio è che decisioni così delicate vengano influenzate da valutazioni ideologiche, trascurando l’impatto emotivo sui bambini.

Ancora più duro il commento del vicepremier Matteo Salvini, che ha criticato apertamente la scelta dei giudici, ribadendo che i bambini non possono essere considerati una proprietà dello Stato e che dovrebbero crescere con l’amore dei genitori.

Con la pronuncia della Corte d’Appello, la situazione resta invariata: i bambini continueranno a vivere nella struttura protetta, in attesa di eventuali nuovi sviluppi giudiziari o di una futura rivalutazione delle condizioni familiari da parte delle autorità competenti. La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” resta così uno dei casi più discussi degli ultimi mesi sul delicato equilibrio tra tutela dei minori e diritti genitoriali.