Robotica Single-Port: quattro interventi consecutivi al Pascale

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In una sola giornata operatoria, senza precedenti nella letteratura internazionale, l’Istituto dei tumori di Napoli riscrive le regole della chirurgia oncologica mini-invasiva. Quattro interventi complessi, consecutivi, eseguiti con tecnologia robotica Single-Port. Un risultato che non è solo tecnico, ma strategico. E che proietta il Pascale al centro della sanità che innova davvero.

Un record che cambia la mappa della chirurgia
Martedì scorso l’Unità Operativa Complessa di Urologia dell’Irccs Pascale, guidata da Sisto Perdonà, ha portato a termine quattro interventi oncologici ad alta complessità in sequenza, utilizzando una piattaforma robotica che, a livello globale, viene impiegata con numeri decisamente più contenuti. La casistica internazionale si ferma a due interventi al giorno. Napoli raddoppia. E lo fa senza sacrificare sicurezza, radicalità oncologica o qualità dell’atto chirurgico.

Non è una prova di forza. È una dimostrazione di maturità clinica e organizzativa.

Cos’è davvero la robotica Single-Port
La tecnologia Single-Port rappresenta l’evoluzione più avanzata della chirurgia robotica. A differenza dei sistemi tradizionali, che prevedono più accessi chirurgici, questa piattaforma consente di operare attraverso un unico piccolo foro. Un solo punto di ingresso, meno trauma, meno dolore post-operatorio, recuperi più rapidi.

Ma il vantaggio non è solo per il paziente. Per il chirurgo significa lavorare in uno spazio ridotto, con strumenti articolati, visione tridimensionale e un controllo millimetrico che richiede esperienza, coordinamento e una curva di apprendimento elevatissima. Non è una tecnologia per tutti. E non è un caso che i numeri mondiali siano ancora limitati.

Quattro interventi, una sola seduta
La portata dell’impresa sta anche nella varietà e complessità degli interventi eseguiti. Una ricostruzione vescico-uretrale. Una prostatectomia radicale con preservazione dei nervi. Due resezioni renali con conservazione dell’organo. Tutto in poche ore. Tutto con la stessa piattaforma.

Ogni procedura richiede precisione assoluta. Ogni errore avrebbe un impatto diretto sulla qualità di vita del paziente. La scelta di concentrare questi interventi in un’unica seduta non è casuale, ma il risultato di una programmazione chirurgica che guarda al futuro della sanità pubblica.

La tecnologia non basta, conta la visione
Il professor Perdonà lo chiarisce senza enfasi: la sfida non è usare la macchina più avanzata, ma garantire che l’efficacia oncologica resti invariata. In sala operatoria l’obiettivo resta uno solo: curare il tumore. In tutti e quattro i casi, la radicalità oncologica è stata sovrapponibile a quella della chirurgia tradizionale.

Il valore aggiunto sta nei benefici collaterali. Meno dolore. Meno sanguinamento. Tempi di degenza ridotti. Recupero funzionale più rapido. È qui che l’innovazione smette di essere uno slogan e diventa cura concreta.

Il lavoro invisibile dietro il risultato
Un record del genere non nasce dal singolo gesto. È il frutto di una squadra altamente specializzata. Chirurghi, anestesisti, infermieri, tecnici. Figure che lavorano su standard tecnologici che rappresentano la frontiera più avanzata della medicina moderna.

Gestire quattro interventi consecutivi con la Single-Port significa mantenere concentrazione, precisione e sincronizzazione per ore. Significa saper affrontare imprevisti senza perdere fluidità. Significa avere una struttura che funziona, non solo una sala operatoria ben attrezzata.

Napoli al centro della sanità che conta
Il direttore generale del Pascale, Maurizio di Mauro, lega questo traguardo a una visione più ampia. L’innovazione non come esercizio di stile, ma come strumento per migliorare la qualità delle cure. Un concetto che ribalta una narrazione stanca, secondo cui l’eccellenza sanitaria sarebbe appannaggio esclusivo di pochi territori.

Qui il Mezzogiorno non rincorre. Anticipa. Dimostra che ricerca, tecnologia e umanizzazione delle cure possono procedere insieme. E che Napoli può essere un punto di riferimento internazionale, non un’eccezione.

Un segnale che va oltre l’urologia
Il risultato dell’Urologia del Pascale non riguarda solo una specialità. È un segnale sistemico. Dice che investire in competenze, organizzazione e visione produce risultati misurabili. Dice che la sanità pubblica, se messa nelle condizioni giuste, può competere ai massimi livelli globali.

In un momento storico in cui il dibattito sulla sanità è spesso dominato da carenze e criticità, questo primato racconta un’altra storia. Una storia che non urla, ma resta. E che, probabilmente, farà scuola.