Sanità, rimosso l’altarino per Emanuele Tufano

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All’alba, senza clamore, l’edicola votiva non c’era più. Fiori, luci, lettere, addobbi natalizi. Tutto rimosso. Nel quartiere Sanità di Napoli, a pochi passi dal campanile di una delle chiese storiche della zona, i carabinieri hanno smantellato l’altarino dedicato a Emanuele Tufano, il minore ucciso nell’ottobre scorso durante un conflitto a fuoco tra gruppi contrapposti di giovani provenienti dai quartieri Sanità e Mercato.

Un gesto che riapre una ferita mai chiusa. E che divide, come spesso accade quando il lutto incontra lo spazio pubblico.

Un luogo nato dal dolore
L’edicola votiva era comparsa nelle settimane successive alla morte di Emanuele. Non un monumento ufficiale, ma un segno spontaneo. Fiori freschi, lumini, un pannello in polistirolo con il nome del ragazzo. E poi una cassetta per le lettere a Babbo Natale, simbolo stridente e struggente di un’infanzia spezzata.

Con l’arrivo di dicembre erano comparsi anche piccoli addobbi natalizi. Un tentativo, forse ingenuo, di tenere vivo un ricordo, di dare forma al dolore in un quartiere che con la morte precoce dei suoi ragazzi convive da troppo tempo.

La rimozione all’alba
Questa mattina l’intervento dei carabinieri. L’altarino è stato rimosso integralmente. Nessuna scenografia, nessuna tensione apparente. Solo l’assenza improvvisa di un luogo che, nel bene e nel male, era diventato un punto di riferimento emotivo.

L’edicola era stata realizzata senza autorizzazioni, in un’area sensibile per valore storico e religioso. Un elemento che ha reso inevitabile l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate a ristabilire un confine tra memoria privata e spazio pubblico.

Il confine sottile tra ricordo e rischio
La storia di Emanuele Tufano non è solo una tragedia familiare. È il riflesso di una guerra strisciante tra gruppi giovanili armati, che si contendono pezzi di città come se fossero territori di frontiera. Una dinamica che negli ultimi anni ha trasformato adolescenti in soldati improvvisati.

In questo contesto, gli altarini dedicati a giovani uccisi rischiano di assumere significati ambigui. Per alcuni sono luoghi di raccoglimento. Per altri diventano simboli identitari, potenzialmente strumentalizzabili, capaci di alimentare miti sbagliati e nuove tensioni.

La Sanità tra sacro e profano
Il quartiere Sanità è abituato a convivere con contraddizioni profonde. È un luogo dove il sacro e il profano si toccano, dove le edicole votive fanno parte del paesaggio urbano e della cultura popolare. Ma proprio per questo ogni segno ha un peso specifico enorme.

Collocare un altarino vicino a una chiesa storica non è mai un gesto neutro. Significa iscrivere una morte violenta dentro un immaginario collettivo che mescola fede, identità e appartenenza. Ed è qui che la questione smette di essere solo emotiva e diventa anche istituzionale.

Il silenzio dopo la rimozione
Dopo l’intervento resta uno spazio vuoto. Un vuoto fisico che si somma a quello lasciato da Emanuele. Nessun fiore, nessuna luce. Solo il muro, il campanile, la strada che torna alla sua normalità apparente.

Ma il dolore non si rimuove con un’operazione di ordine pubblico. Resta nelle famiglie, nei coetanei, nei quartieri che continuano a contare i loro morti troppo giovani.

Una memoria senza altarini
La rimozione dell’edicola votiva non cancella la storia di Emanuele Tufano. Al contrario, la riporta al centro di una domanda scomoda: come si ricorda una vittima innocente della violenza armata senza trasformare quel ricordo in un simbolo pericoloso?

La risposta non è semplice. Ma passa da una memoria che non occupa marciapiedi, non alza muri invisibili, non divide ulteriormente una città già lacerata. Una memoria che interroga, invece di decorare.

Alla Sanità, oggi, resta questo silenzio carico di significato. Un silenzio che chiede molto più di un altarino. Chiede scelte, responsabilità e, soprattutto, futuro.