Agguato a San Vitaliano: esecuzione in stile camorristico

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mn24.it

Un agguato fulmineo, feroce, senza possibilità di scampo. San Vitaliano torna a fare i conti con la violenza criminale dopo l’omicidio di Ottavio Colalongo, 48 anni, freddato a colpi d’arma da fuoco nel primo pomeriggio in via Giuseppe Garibaldi, all’altezza del civico 50. Una scena che riporta alla mente dinamiche antiche, ma mai davvero superate, in un territorio dove la camorra continua a lasciare il segno.

L’agguato in pieno centro
I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna e i militari della stazione di San Vitaliano sono intervenuti pochi minuti dopo la sparatoria. L’area è stata immediatamente transennata, mentre residenti e commercianti assistevano increduli a una scena che ha spezzato la normalità del pomeriggio.

Secondo una prima ricostruzione, i killer avrebbero agito in due, arrivando sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata, una Transalp. La vittima era invece in sella a uno scooter. L’azione è stata rapida, chirurgica, studiata nei dettagli.

Chi era la vittima
Ottavio Colalongo, classe 1977, era un volto noto alle forze dell’ordine. Pluripregiudicato, secondo gli inquirenti era ritenuto vicino al clan Filippini, storicamente radicato nell’area di San Vitaliano e nei comuni limitrofi. Un profilo che colloca l’omicidio in un contesto criminale preciso, dove nulla appare casuale.

Colalongo è stato colpito più volte. I primi proiettili lo hanno raggiunto mentre era ancora sul mezzo. Poi la caduta sull’asfalto. Ed è lì che l’agguato si è trasformato in esecuzione.

Il colpo di grazia
Gli ultimi colpi sono stati esplosi quando il 48enne era già a terra. Proiettili al volto, a distanza ravvicinata. Un gesto che non lascia spazio a interpretazioni diverse. È il linguaggio brutale della camorra, il segnale lanciato a chi osserva e a chi conosce le regole non scritte di questi territori.

Una modalità che richiama agguati del passato e che conferma come, nonostante arresti e processi, certi equilibri criminali continuino a muoversi sottotraccia.

Le indagini e le piste aperte
I carabinieri hanno avviato immediatamente le indagini. Al vaglio ci sono le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti lungo via Garibaldi e nelle strade adiacenti. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti della vittima e analizzando i suoi contatti recenti.

L’ipotesi principale resta quella di un regolamento di conti maturato all’interno di dinamiche camorristiche. Resta da capire se l’omicidio sia legato a contrasti interni al clan, a nuovi assetti criminali o a tensioni con gruppi rivali.

Un territorio sotto pressione
L’omicidio di San Vitaliano si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi mesi ha visto riaffiorare episodi di violenza armata nell’area a nord di Napoli. Una pressione criminale che non si manifesta solo con traffici e affari illeciti, ma che torna a mostrarsi con il volto più crudo, quello delle esecuzioni in strada.

La comunità locale, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con la paura e con la consapevolezza che la presenza dello Stato, pur costante, deve confrontarsi con radici criminali profonde e resistenti.

Un segnale chiaro
L’uccisione di Ottavio Colalongo non è solo un fatto di cronaca nera. È un messaggio. Un segnale che parla il linguaggio della violenza e che punta a ristabilire equilibri, a riaffermare potere, a ricordare che certe logiche non sono mai scomparse.

Ora la parola passa agli inquirenti. Tocca alle indagini trasformare questo messaggio di sangue in prove, responsabilità e arresti. Perché ogni colpo esploso in strada non colpisce solo una vittima, ma ferisce un intero territorio.