Carcere di Salerno, la visita del Garante mette a nudo carenze e buone pratiche

0
131
Carcere di Salerno, il cane antidroga Spike scova hashish e cocaina

Il carcere di Salerno-Fuorni resta un luogo sospeso tra emergenza strutturale e tentativi concreti di riscatto. È questa la fotografia che emerge dalla visita del Garante campano delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, che si è recato nell’istituto accompagnato dal nuovo direttore Carlo Brunetti. Un sopralluogo che ha incrociato numeri pesanti, criticità storiche e un’esperienza che, nonostante tutto, continua a produrre risultati.

Ottanta agenti mancanti e il nodo del sovraffollamento

Il dato più immediato riguarda il personale. Nel carcere di Salerno-Fuorni mancano circa 80 agenti di Polizia Penitenziaria, una carenza che incide direttamente sulla gestione quotidiana, sulla sicurezza e sulla possibilità di ampliare le attività trattamentali. A questo si aggiunge il problema cronico del sovraffollamento, che rende ancora più fragile un equilibrio già precario.

Una struttura che vive costantemente al limite, dove il lavoro degli operatori si intreccia con turni ridotti, carichi eccessivi e una popolazione detenuta che supera le reali capacità dell’istituto.

La terza sezione e il trattamento per tossicodipendenti

Durante la visita, Ciambriello ha posto l’attenzione su una delle esperienze più significative presenti a Fuorni: la terza sezione a trattamento avanzato per tossicodipendenti. Un modello che, in una regione che conta 1.567 detenuti con problemi di dipendenza, rappresenta un presidio fondamentale.

Al termine del sopralluogo, il Garante ha spiegato di aver già conosciuto la struttura in passato e di aver ritrovato elementi positivi. Ha sottolineato come questa esperienza vada difesa, promossa e rafforzata, perché dimostra che anche in un contesto difficile è possibile costruire percorsi alternativi alla mera detenzione.

Numeri che raccontano un’altra possibilità

I risultati della terza sezione non restano sulla carta. In un solo anno, 18 detenuti sono stati trasferiti all’Istituto a custodia attenuata per tossicodipendenti di Eboli. Altri 12 sono usciti dal carcere accompagnati verso comunità terapeutiche.

Numeri che non risolvono l’emergenza generale, ma che raccontano un cambio di rotta possibile. Ogni detenuto che accede a un percorso di cura strutturato alleggerisce il carcere e riduce il rischio di recidiva, trasformando il tempo della pena in un’occasione reale di recupero.

L’assenza del lavoro esterno come occasione mancata

Accanto agli elementi positivi, restano però criticità evidenti. Ciambriello ha evidenziato come nell’istituto manchino esperienze legate all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, quello che consente il lavoro esterno e interno al carcere.

Al momento, nessun detenuto di Fuorni esce per svolgere lavori di pubblica utilità presso associazioni del terzo settore o comuni della provincia di Salerno. Un’assenza che pesa, perché il lavoro rappresenta uno degli strumenti più efficaci per preparare il reinserimento e ridurre il rischio di ritorno in carcere.

Il passaggio nelle comunità terapeutiche

La giornata del Garante non si è fermata alle mura di Fuorni. Nel pomeriggio Ciambriello ha visitato la Comunità “Pace e Bene” di Mercato San Severino, inserita nel circuito del programma terapeutico “La Tenda”.

Un tassello fondamentale della rete esterna al carcere, che accoglie persone in percorso di recupero e rappresenta una prosecuzione concreta del lavoro avviato in istituto. In provincia di Salerno, le strutture del circuito ospitano complessivamente 45 uomini, mentre nella comunità di Brignano sono presenti 18 ospiti di genere femminile.

Il carcere come snodo, non come fine

La visita di Ciambriello riporta al centro una questione spesso ignorata: il carcere non può essere un contenitore chiuso, ma deve dialogare costantemente con il territorio. Senza comunità terapeutiche, senza lavoro esterno, senza percorsi strutturati, ogni esperienza positiva rischia di restare isolata. Salerno-Fuorni, con tutte le sue contraddizioni, mostra che anche dentro una struttura segnata da carenze di personale e sovraffollamento possono nascere pratiche efficaci. Ma senza investimenti, senza rinforzi e senza una visione di lungo periodo, queste esperienze restano fragili.

Un equilibrio ancora da costruire

La presenza del nuovo direttore Carlo Brunetti durante la visita segna un passaggio importante. La continuità dei progetti, il rafforzamento delle sezioni trattamentali e l’apertura verso il lavoro esterno dipenderanno anche dalla capacità di trasformare le criticità in leve di cambiamento.

Il carcere di Salerno-Fuorni resta uno specchio fedele del sistema penitenziario campano: sotto pressione, carente di risorse, ma attraversato da esperienze che dimostrano come la pena possa ancora essere qualcosa di diverso dalla semplice reclusione. La sfida ora è non lasciarle sole.