L’inaugurazione c’è stata sabato 13 dicembre 2025. Dipinti dalla collezione della Fondazione De Chiara De Maio a cura del professor Vincenzo De Luca e organizzata da LaPrimaAmericana.
di Marco Visconti
L’esposizione, ospitata negli spazi cinquecenteschi della chiesa di Santa Maria Mater Domini, propone un dialogo innovativo tra il barocco di Luca Giordano e l’arte contemporanea di Max Coppeta, insieme a opere di Fernando Botero.L’evento inaugurale, tenutosi nella storica Sala del Mandato sabato 13 dicembre, ha visto interventi di approfondimento su Luca Giordano, con una Lectura di Stefano Sarcinelli e una Lectio del professor Vincenzo De Luca. I dipinti dalla collezione provengono dalla Fondazione De Chiara De Maio a cura del professor Vincenzo De Luca e organizzata da LaPrimaAmericana in collaborazione con la Fondazione De Chiara De Maio.
L’arte di Coppeta ha catturato lo sguardo dei visitatori per la sua capacità di tradurre il martirio e la fragilità umana in forme materiche e potenti.La scultura di Max Coppeta, intarsiata nel legno e verniciata di nero, si erge come simbolo di morte e trapasso. Le aste dorate — le lance — trafiggono la superficie scura, simulando una membrana pieghevole e vulnerabile.

“La materia subisce e si trasfigura sotto la violenza della pressione, rendendosi corpo apparente e vulnerabile — spiega l’artista — Questa ferita è un presagio che trascende il piano umano per iscriversi in un disegno superiore. Qui, l’organico e l’inorganico dialogano e si fondono in un ciclo continuo”.

L’opera di Coppeta si inserisce nel percorso curatoriale della mostra che reinterpreta quattro icone cristiane — San Sebastiano curato, San Bartolomeo, San Girolamo e San Pietro — come tappe di un pellegrinaggio interiore tra martirio, cura, penitenza e missione. Accanto a Giordano e Botero, le sculture dell’artista contemporaneo generano un confronto unico tra teatralità barocca, ironia e astrazione scultorea, offrendo al pubblico una riflessione sul senso della fragilità e del riscatto spirituale.Ospitare “Cammini di Grazia” negli spazi dell’arciconfraternita dei Pellegrini, luogo di accoglienza fin dal XVI secolo, significa riconnettere l’arte alla sua funzione originaria: curare, elevare, accompagnare. La mostra rappresenta anche uno dei primi capitoli del progetto SudArs, piattaforma digitale per la valorizzazione dei patrimoni culturali del Mezzogiorno, che mette in rete artisti, istituzioni e comunità.

