Pd Caserta: fuori dirigenti ed ex amministratori

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Un taglio netto, senza mediazioni. A poche settimane dal congresso provinciale, il Partito democratico di Caserta apre il 2026 con un repulisti politico che segna un punto di non ritorno nei rapporti interni. Ventiquattro tra dirigenti ed ex amministratori sono stati espulsi dal partito per aver sostenuto o addirittura scelto di candidarsi con liste diverse dal Pd alle elezioni regionali.

La decisione porta la firma della commissaria provinciale Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil, chiamata a guidare una fase delicata e ormai apertamente conflittuale per i Dem casertani.

La linea dura prima del congresso

Il provvedimento arriva in vista del congresso provinciale di gennaio e rappresenta l’atto più duro di una strategia di “pulizia” già avviata nei mesi scorsi. La motivazione è chiara: la violazione dello Statuto del Pd, che impone agli iscritti il dovere di sostenere lealmente i candidati ufficiali del partito.

Secondo la linea adottata dalla commissaria, chi ha scelto altre liste alle Regionali ha rotto il patto politico e organizzativo con il Pd. Nessuna distinzione tra ruoli, carriere o peso politico: la regola vale per tutti.

Il caso Oliviero e la frattura con De Luca

Il primo segnale era arrivato già a novembre, con l’esclusione eccellente di Gennaro Oliviero, ex presidente del Consiglio regionale della Campania. Oliviero aveva scelto di candidarsi ed è stato eletto con “A testa Alta”, la lista civica dell’ex governatore Vincenzo De Luca.

Quella scelta aveva già evidenziato la frattura profonda tra una parte del Pd casertano e la linea nazionale del partito. Ora quella frattura diventa definitiva, con un allargamento senza precedenti della platea degli esclusi.

Dodici espulsioni a Caserta città

Il cuore dello scontro è Caserta città, dove sono dodici i dirigenti e amministratori messi fuori dal partito. Tra i nomi più rilevanti spiccano due ex assessori della giunta guidata dal sindaco Pd Carlo Marino, caduta nell’aprile scorso dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche.

Anna Maria Sadutto si era candidata con Vincenzo De Luca, mentre Vincenzo Battarra aveva sostenuto la lista “A testa Alta”. Entrambi sono stati espulsi. Fuori anche gli ex consiglieri comunali Roberta Greco e Andrea Boccagna, l’ex presidente del Consiglio comunale Michele De Florio, l’ex assessore Antonio Ciontoli e l’ex vicesindaco Ubaldo Greco.

Una lista che racconta la fine di un ciclo amministrativo e politico per il Pd nel capoluogo.

Marcianise, Castel Volturno e Mondragone

Le espulsioni non si fermano a Caserta. A Marcianise sono sei i dirigenti e amministratori esclusi, tra cui l’ex segretario provinciale del Pd Dario Abbate, quattro consiglieri comunali e il commissario cittadino Giuseppe Madonna.

Tre espulsioni anche a Castel Volturno e altre tre a Mondragone. In quest’ultimo caso, tra i nomi colpiti dal provvedimento figura anche l’ex sindaco Achille Cennami, figura storica del centrosinistra locale.

Una mappa che mostra come il dissenso interno fosse diffuso e radicato in più territori della provincia.

Statuto contro consenso

La scelta di Susanna Camusso segna una svolta netta: prima le regole, poi il consenso. Il richiamo allo Statuto del Pd non è solo formale, ma diventa l’asse portante di una strategia che mira a ridisegnare gli equilibri interni, anche a costo di perdere pezzi importanti del gruppo dirigente locale.

Il messaggio politico è diretto: il partito non può essere attraversato da doppie fedeltà, soprattutto in una fase di ridefinizione identitaria come quella che precede un congresso.

Un Pd provinciale da ricostruire

Il risultato è un Pd casertano profondamente ridimensionato, chiamato ora a ricostruire la propria classe dirigente in un territorio già segnato da crisi amministrative, commissariamenti e tensioni con il livello regionale.

Il congresso di gennaio si preannuncia così non come un semplice passaggio statutario, ma come un vero spartiacque. Dopo le espulsioni, nulla sarà più come prima: il Pd di Caserta riparte da una linea più rigida, ma anche da un perimetro politico molto più stretto.

Resta da capire se questa scelta rafforzerà il partito o se, al contrario, allargherà ulteriormente la frattura con una parte del suo elettorato storico. In provincia di Caserta, la resa dei conti è ormai compiuta.