Nola shock, Langella: “Il calcio è finito. Titolo in vendita”

0
183
giuseppe langella nola

Nola shock, Langella: “Il calcio è finito. Titolo in vendita”. Il momento esatto in cui una stagione cambia volto non arriva sempre dopo una sconfitta pesante. A volte arriva dopo una frase detta senza filtri, a caldo, davanti a un silenzio che pesa più di un risultato. È quello che è accaduto a Cardito, dopo Nola-Paganese, quando Mario Langella ha parlato e ha lasciato intendere che nulla sarà più come prima.

Non uno sfogo generico. Non una minaccia. Ma una presa di posizione netta che apre una frattura profonda tra società, città e progetto sportivo.

La fine annunciata dopo Nola-Paganese

La sconfitta contro la Paganese è stata il detonatore. Un gol subito a freddo. Una partita persa senza appelli. Ma soprattutto uno stadio che, agli occhi del presidente, ha certificato qualcosa di più grave del risultato.

Langella lo dice senza giri di parole: “È finita l’era Langella a Nola. Quello che ho visto con la Paganese è una sensazione chiara e dico che è finita senza ripensamenti. Non sono rammaricato per la sconfitta”.

Parole che pesano. Perché arrivano non da un dirigente distante, ma da chi negli ultimi anni ha investito tempo, risorse e credibilità nel progetto Nola. E perché arrivano in un momento in cui la classifica, con 25 punti, racconta tutt’altro che una stagione disastrosa.

La partita e il peso degli spalti

Sul campo, il presidente Giuseppe Langella non cerca alibi tecnici. Anzi, riconosce i meriti degli avversari: “Non posso rimproverare nulla per la sconfitta. Abbiamo subito un gol a freddo, la Paganese ha meritato. Onore alla spinta che la tifoseria ha dato”.

Il riferimento alla tifoseria non è casuale. È il punto centrale di tutto il discorso. Secondo il presidente, senza il sostegno massiccio dei tifosi paganesi, la squadra ospite non avrebbe portato via i tre punti da Cardito.

“Sen­za i tifosi correttissimi della Paganese non portava via i tre punti da Cardito”, dice Langella, sottolineando anche un aspetto legato alla gestione dell’ordine pubblico e degli ingressi.

Numeri che diventano accusa

Il dato che più di tutti segna la rottura è quello dei paganti. Langella li scandisce con precisione: “Il calcio non si può fare con 100-150 persone. Eravamo 182 paganti di Nola contro oltre 700 paganesi che erano anche nel nostro settore”.

Numeri che, secondo il presidente, raccontano meglio di qualsiasi analisi tecnica lo stato del calcio a Nola. Una città che non risponde. Uno stadio che si riempie solo quando arrivano gli altri.

E c’è anche un’accusa diretta sulla gestione degli ingressi: “Hanno fatto entrare altre persone senza biglietto. Di fronte alla sicurezza i soldi non sono nulla”.

Una frase che sposta il discorso dal calcio giocato a un tema più ampio: sostenibilità, regole, senso di appartenenza.

La frattura con l’ambiente

Langella non risparmia nessuno. Nemmeno una parte della tifoseria e dell’ambiente social. Il riferimento è ai commenti letti dopo la partita: “Ora che abbiamo 25 punti iniziano a dire che la squadra si deve salvare e non si vergognano di 1500 paganti nella giornata bianconera, ma iniziano a dire che servono portiere, attaccante e difensore”.

Qui emerge la contraddizione che il presidente non accetta. Una città che chiede investimenti, rinforzi, ambizioni, ma che – a suo dire – non sostiene il progetto nel momento più semplice: andare allo stadio, anche se a Cardito dove si disputano le gare interne dei bianconeri.

“Ma si fanno un esame di coscienza?”, è la domanda implicita che attraversa tutto il suo intervento.

“Il calcio a Nola è finito”

Il passaggio più duro arriva subito dopo. Ed è quello che segna il punto di non ritorno: “Io sono il primo ad investire, ma a Nola il calcio è finito”.

Langella chiarisce di non voler essere ricordato come quello che ha fatto sparire il calcio dalla città. Anzi, apre esplicitamente alla possibilità di una cordata: “Devo dare alle persone la possibilità di fare una cordata. Sono il primo che non vuole che il calcio sparisca”.

Ma allo stesso tempo prende le distanze. Dice di essere stanco. Dice di farsi da parte.

Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni morbide.

Il nome, il titolo, la società

C’è poi un passaggio simbolicamente fortissimo, quasi provocatorio: “Oggi vi dico che il Nola si chiama Nola ma dovrebbe portare il nome Langella”.

Una frase che racchiude orgoglio, amarezza e senso di solitudine. Subito dopo arriva la conferma definitiva: “Titolo e società sono in vendita. La risposta sta ai nolani. Io sono stanco, mi faccio da parte”.

Non è solo un addio personale. È un atto formale. Un messaggio alla città, agli imprenditori, alla politica locale. Il progetto, così com’è, non va avanti.

Il confronto con il passato

Langella non dimentica di ricordare cosa ha trovato e cosa ha costruito. Parla della società che ha venduto e di quella che ha rilevato: “La società che ho venduto non dico come era messa. La Flegrea Putolana che io ho rilevato aveva i conti più in ordine”.

Un modo per ribadire che non si tratta di improvvisazione o gestione allegra. Ma di un progetto strutturato che, senza risposte dal territorio, perde senso.

Ultrà e città: un vuoto che pesa

Nel finale, l’ultima fotografia è forse la più amara: “Gli ultrà potevano essere 100 in più, ma la città non risponde”.

Non è un attacco agli ultras. È la constatazione di un vuoto. Di una distanza tra squadra e comunità che, per chi investe, diventa insostenibile.

Cosa succede adesso

La palla ora passa a Nola. Letteralmente. Titolo sportivo e società sono sul mercato. Le parole di Langella aprono scenari che vanno oltre il campo: nuovi investitori, una possibile cordata locale, oppure il rischio concreto di ridimensionamento.

Una cosa è certa. Dopo Cardito, nulla è più come prima. E il futuro del calcio a Nola non dipenderà più solo dai risultati, ma dalla risposta – o dal silenzio – di una città intera.

La domanda resta sospesa. C’è ancora spazio per il calcio a Nola. O quella di Langella è solo la prima pagina di una storia che sta per chiudersi.