Il punto non è una pillola. È il confine tra prevenzione e mercato.
Silvio Garattini torna a parlare di colesterolo e lo fa nel modo che gli è più congeniale: diretto, netto, senza scorciatoie. Le sue parole riaprono un tema che riguarda milioni di persone, anche quando non se ne rendono conto.
Non è una polemica accademica. È una questione quotidiana, che passa dalla tavola di casa fino alle prescrizioni mediche.
Il colesterolo sotto osservazione
Garattini parte da un dato chiaro. Tenere il colesterolo entro valori corretti aiuta a vivere più a lungo. È un fatto. Ma il problema nasce quando il concetto di “valore normale” cambia nel tempo.
Negli ultimi anni le soglie considerate accettabili si sono progressivamente abbassate. Questo significa che sempre più persone rientrano nella categoria di chi “deve curarsi”. Anche quando non presenta sintomi o rischi immediati.
Secondo Garattini, questa dinamica non è neutra. Allargare la platea dei pazienti significa ampliare il mercato dei farmaci. E il confine tra tutela della salute e logiche commerciali diventa sottile.
Dieta prima dei farmaci
Il punto centrale del ragionamento è semplice. Prima di medicalizzare, bisogna correggere lo stile di vita.
Garattini insiste su un approccio che oggi appare quasi controcorrente. Ridurre i grassi animali, limitare carni rosse, latticini e burro. Aumentare frutta, verdura, legumi. Intervenire sul peso e sulla sedentarietà.
Non come consiglio generico, ma come vera strategia di prevenzione. Perché abbassare il colesterolo con la dieta significa agire sulla causa, non solo sul numero che compare nelle analisi.
Il nodo delle statine
I farmaci non sono il nemico. Garattini lo chiarisce. Le statine funzionano e salvano vite, soprattutto nei soggetti ad alto rischio cardiovascolare.
Ma c’è una condizione precisa. Devono essere prescritte dal medico, monitorate nel tempo e assunte con continuità. Non sono cure temporanee. Smetterle senza controllo riporta i valori al punto di partenza.
Il problema nasce quando diventano una scorciatoia. Quando sostituiscono il cambiamento dello stile di vita invece di affiancarlo. O quando vengono prescritte per inerzia, senza una valutazione personalizzata.
Prevenzione o medicalizzazione
Qui si apre la frattura più profonda. Garattini mette in discussione un modello sanitario che tende a curare il parametro invece della persona.
Colesterolo alto uguale farmaco. Pressione alta uguale farmaco. Glicemia alta uguale farmaco. Un meccanismo rapido, efficace sul breve periodo, ma che rischia di spostare l’attenzione dalla prevenzione reale.
Il risultato è una popolazione sempre più medicalizzata e sempre meno educata alla salute. Un sistema che interviene dopo, invece di lavorare prima.
Cosa cambia per chi fa le analisi
Le parole di Garattini pesano perché toccano una pratica quotidiana. Le analisi del sangue. Il valore cerchiato in rosso. La prescrizione automatica.
Il messaggio è chiaro. Non tutti devono arrivare allo stesso numero. Non tutti hanno lo stesso rischio. E non sempre un valore leggermente sopra la soglia giustifica una terapia farmacologica immediata.
Serve valutazione clinica. Serve contesto. Serve tempo.
Una questione che riguarda tutti
Il caso colesterolo non è isolato. È il simbolo di un approccio più ampio alla salute. Un modello che tende a semplificare problemi complessi e a risolverli con una compressa.
Garattini riporta il discorso su un piano più scomodo ma necessario. Quello delle responsabilità individuali, delle scelte quotidiane, dell’educazione sanitaria che manca, soprattutto nelle scuole.
Non è una battaglia contro la medicina. È una richiesta di equilibrio.
Colesterolo indicatore
Il colesterolo resta un indicatore importante. I farmaci restano strumenti preziosi.
Ma la domanda resta sul tavolo: stiamo curando davvero le persone o solo i numeri delle analisi?
La risposta, come spesso accade, non è scritta in una ricetta. È nel modo in cui scegliamo di prenderci cura della salute, prima che diventi una prescrizione.

