Famiglia nel bosco: i bambini non sanno leggere e scrivere

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Da settimane la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” continua a far discutere e interrogare l’opinione pubblica. Nathan Trevallion, la moglie Catherine Birmingham e i loro tre figli, tra cui due gemelli, sono diventati il simbolo di una scelta di vita estrema che oggi si scontra con le esigenze di tutela dei minori. Tra il bagno a secco all’esterno, i pannelli solari, il rudere immerso nella natura e la separazione temporanea del nucleo familiare, il caso resta al centro dell’attenzione mentre si attende la decisione definitiva della magistratura.

Negli ultimi giorni sono emersi nuovi particolari sulla crescita e sull’educazione dei bambini. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, che cita la tutrice nominata dal tribunale, i tre fratellini non sanno leggere e stanno solo ora imparando l’alfabeto. La bambina più grande, sempre secondo la relazione, riesce a scrivere a malapena il proprio nome e solo sotto dettatura. Un dato che ha acceso ulteriormente il dibattito sulle conseguenze di una vita lontana da scuola e servizi essenziali.

Attualmente i bambini si trovano in una casa famiglia, dove stanno seguendo un percorso educativo e di socializzazione. «Nella struttura colorano, fanno puzzle, interagiscono con altri coetanei e stanno comprendendo che le attività proposte sono nel loro interesse», ha spiegato la tutrice Maria Luisa Palladino, sottolineando che ogni valutazione sarà fatta esclusivamente nell’ottica del benessere dei minori. Un percorso graduale che punta a colmare lacune importanti e a garantire stabilità emotiva e formativa.

Nel frattempo sono stati programmati anche i richiami vaccinali e una visita specialistica in neuropsichiatria infantile, passaggi ritenuti fondamentali per assicurare la tutela della salute e lo sviluppo psicofisico dei bambini. Parallelamente si sta lavorando per rafforzare il rapporto con il padre, che attualmente vive separato dalla famiglia: l’ipotesi è quella di rendere regolari gli incontri in alcuni giorni della settimana, così da favorire un riavvicinamento progressivo.

I tempi di permanenza nella struttura potrebbero però allungarsi. Tutto dipenderà dall’udienza fissata per il 16 dicembre davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila, chiamata a pronunciarsi sul ricorso contro l’ordinanza del Tribunale per i minorenni che aveva disposto l’allontanamento dei figli lo scorso 20 novembre. Nathan Trevallion, dopo l’ultimo incontro con assistenti sociali e rappresentanti dell’ambasciata australiana nella casa famiglia di Vasto, avrebbe confidato agli amici un cauto ottimismo.

La storia resta sospesa tra il diritto dei genitori a crescere i figli secondo le proprie convinzioni e il dovere delle istituzioni di intervenire quando il benessere dei minori appare a rischio. Una vicenda complessa, che continua a interrogare coscienze e tribunali, mentre il futuro di tre bambini resta legato a una decisione che potrebbe cambiare per sempre le loro vite.