Stadio Marcello Torre, assessori allo Sport assenti in giunta. Scontro tra il primo cittadino e Sessa

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Nelle delibere sono assenti durante il processo di riqualificazione delle strutture sportive, le stesse osannate in tempi diversi dagli stessi amministratori. Poi c’è chi viene umiliato quando non è più allineato, nonostante le contraddizioni. C’è un dominus che sceglie al posto loro? “Comando io, quando farai il sindaco deciderai tu”.

Di Marco Visconti

La polemica sulla riqualificazione dello stadio Marcello Torre continua a infiammare il dibattito politico cittadino e, più che sul merito tecnico dell’intervento, sembra ormai concentrarsi su responsabilità politiche, presenze mancate e contraddizioni difficili da ignorare. Ad accendere il confronto è stato il recente intervento pubblico dell’ex assessore allo Sport, Pietro Sessa, che ha espresso forti perplessità su un progetto di riqualificazione che andrebbe a discapito della pista di atletica, ridotta in maniera significativa.La risposta dell’amministrazione, affidata alle parole del primo cittadino, non si è fatta attendere. Il sindaco ha chiamato direttamente in causa Sessa, mettendone in discussione la coerenza e, soprattutto, l’effettivo impegno istituzionale durante il periodo in cui ha ricoperto l’incarico.

Secondo quanto riferito, l’ex assessore avrebbe totalizzato oltre il 60% di assenze dalle sedute di giunta comunale nei 5 anni precedenti alle dimissioni. Tra queste, viene ricordata anche l’assenza in occasione della prima delibera di giunta che avviava il percorso di riqualificazione dello stadio, atto che lo stesso Sessa avrebbe poi celebrato pubblicamente con un post sui social e ora viene giudicato.

Un quadro già di per sé critico, che però assume contorni quasi tragicomici se si guarda all’attuale assetto politico. L’odierno assessore allo Sport, D’Amato, subentrato dopo il ben noto passaggio dalla minoranza di Fratelli d’Italia a una maggioranza sempre più priva di una chiara identità politica, in tempi non sospetti aveva espresso entusiasmo per la medesima scelta amministrativa, condividendo un post di esaltazione della riqualificazione.

Tuttavia, anche D’Amato risulterebbe assente dalla seduta di giunta che ha approvato la delibera in questione.Da qui una domanda che appare tutt’altro che retorica: se gli assessori allo Sport, sia l’ex sia l’attuale, risultano assenti nei momenti culminanti delle decisioni, chi decide realmente?

Esiste un dominus politico, sostenuto da un ristretto cerchio di fedelissimi, che orienta le scelte strategiche dell’amministrazione? Una ricostruzione che sembra trovare conferma nella replica dello stesso Sessa, il quale ha affermato di non aver mai avuto possibilità di esprimersi per la sua delega politica, anche quando c’è stato l’incontro con il Coni, e c’è stato scarso interesse amministrativo per lo sport. A questo punto, si giustificherebbero le sue assenze. Viceversa, se si dà credito al primo cittadino, bisogna sottolineare che non aveva voce in capitolo perché assente cronico.

Il tema si allarga così a una riflessione più generale sul trasformismo politico. Chi, da consigliere di opposizione, giudicava con severità l’operato dell’amministrazione, una volta ottenute le deleghe tanto agognate — come quella all’Ambiente — appare oggi domato, silenzioso e allineato. Un passaggio sottolineato anche durante quel consiglio comunale che sancì l’ingresso di nuovi amministratori in maggioranza, passaggio ritenuto decisivo per garantire la sopravvivenza dell’amministrazione De Prisco.Resta infine un interrogativo che continua a pesare sul dibattito: perché l’amministrazione, pur consapevole dell’assenza di un collaboratore chiave, ha fatto finta di nulla per anni e solo ora, dopo aver subito attacchi politici, decide di portare alla luce gli altarini?