Crollo balcone a Taranto, 2 feriti: cosa accade quando una struttura cede. Il balcone ha ceduto senza avvisare. Un tonfo, un’esplosione di polvere, due corpi scaraventati nel vuoto. È successo a Taranto, in via Oberdan, al secondo piano di una palazzina dove un intervento di manutenzione ordinaria si è trasformato in un’emergenza drammatica. Un anziano proprietario e un tecnico sono precipitati dopo il cedimento della soletta. Uno dei due è stato ricoverato in codice rosso all’ospedale Santissima Annunziata. L’altro è stato soccorso con ferite meno gravi, ma lo shock resta incollato a entrambi come il ricordo di quei secondi in cui il balcone ha smesso di essere un luogo sicuro.
Sul posto sono arrivati immediatamente Polizia, vigili del fuoco e personale del 118. Le prime verifiche parlano chiaro: cedimento strutturale. Una definizione fredda che però nasconde un meccanismo preciso e brutale, quello che un geometra conosce bene e che spiega perché, in certe condizioni, un balcone può diventare una trappola.
Quando un balcone crolla: cosa avviene davvero nel cuore della struttura
Un balcone non è soltanto un “piano esterno” aggiunto a un edificio. È una mensola in cemento armato che, come tutte le mensole, lavora sopportando un peso che tende a farla piegare verso il basso. Sotto quella superficie c’è un sistema semplice: il calcestruzzo resiste alla compressione, il ferro resiste alla trazione.
Se uno dei due smette di fare il proprio lavoro, la struttura inizia a morire.
Il crollo di Taranto sembra seguire un copione che chi opera nel settore conosce bene. Inizia quasi sempre così:
I ferri interni – i cosiddetti “tondini” – ossidati dall’umidità perdono spessore e forza.
La ruggine si espande come un veleno, spingendo il copriferro verso fuori. Le prime avvisaglie sono piccole crepe, rigonfiamenti, distacchi del calcestruzzo: segni che molti proprietari ignorano, convinti che sia un semplice problema estetico.
Poi c’è il peso.
Due persone sul balcone, una caldaia da controllare, forse attrezzi, forse vibrazioni dovute ai lavori. In condizioni normali non rappresenterebbero un pericolo. Ma quando l’armatura metallica è già indebolita, ogni chili in più diventa un rischio reale.
Ed è lì che accade l’irreparabile:
il ferro cede, il calcestruzzo si sbriciola, la mensola si distacca.
Il cedimento strutturale: un collasso improvviso ma preparato da anni
Nessun balcone crolla “senza motivo”. Crolla perché qualcosa lo ha preparato nel tempo.
Chi lavora nell’edilizia sa che i balconi esposti a pioggia, salsedine o escursioni termiche – come accade spesso nelle città costiere come Taranto – sono tra gli elementi più fragili degli edifici degli anni ’50, ’60 e ’70. Il ferro utilizzato all’epoca non aveva gli standard anticorrosione di oggi, e il copriferro (lo strato di calcestruzzo che protegge l’armatura) era spesso più sottile del necessario.
Col tempo, la ruggine spinge il calcestruzzo verso l’esterno. Si vedono distacchi, piccole macchie marroni, linee irregolari. È il richiamo visivo della corrosione, il segnale di allarme che molti ignorano finché non è troppo tardi.
Quando la capacità portante scende sotto la soglia minima, basta un gesto quotidiano – camminare, spostare un vaso, salire su una scala – per scatenare il crollo.
Crollo balcone a Taranto: il racconto di quei secondi che hanno cambiato tutto
In via Oberdan le prime ricostruzioni parlano di un anziano proprietario e di un tecnico impegnati nella manutenzione della caldaia. Stavano lavorando sul balcone quando la soletta ha ceduto di colpo. Sono precipitati insieme, travolti dal peso della struttura che franava.
Uno dei due ha riportato ferite gravissime. L’altro è rimasto cosciente, ma lo sguardo perso nel vuoto ha raccontato ai soccorritori quanto sia stato rapido quel cedimento.
I vigili del fuoco hanno immediatamente isolato l’area e avviato le verifiche sulla stabilità degli altri balconi della palazzina. Quando una struttura cede per corrosione, infatti, non è raro che anche le altre siano compromesse.
Come leggere i segnali di un balcone che rischia di crollare
Chi conosce l’edilizia sa che un balcone parla. È lento, ma chiaro.
Ecco i segnali che avvisano del pericolo:
• Crepe longitudinali sulla parte inferiore del balcone
Segno che la trazione sta vincendo sulla resistenza del ferro.
• Ferrioni scoperti o arrugginiti
Quando l’armatura è visibile, significa che la corrosione ha già iniziato a mangiare la struttura.
• Distacco del copriferro
La ruggine aumenta di volume e spinge fuori il calcestruzzo.
• Infiltrazioni d’acqua dal pavimento del balcone soprastante
L’acqua è il primo nemico del cemento armato.
• Pavimento che si inclina o vibra
Indica una perdita di rigidità della mensola.
• Gocciolamenti continui dopo la pioggia
Un balcone sano non trattiene acqua: se lo fa, sta iniziando un processo di degrado.
La manutenzione straordinaria, spesso considerata un costo evitabile, è invece l’unico modo per impedire tragedie.
Il ruolo delle normative: cosa prevedono davvero
La legge italiana è molto chiara: il proprietario ha l’obbligo di mantenere il balcone in condizioni di sicurezza.
Non è una questione burocratica, ma strutturale.
Oggi gli interventi più diffusi prevedono:
– rimozione del calcestruzzo ammalorato
– sabbiatura dei ferri
– trattamento anticorrosivo
– ricostruzione della soletta
– impermeabilizzazione completa
– rifacimento del pavimento
Spesso si rinvia per risparmiare, senza considerare che un crollo costa infinitamente di più: economicamente, legalmente, emotivamente.
Taranto, un monito che vale per tutta Italia
L’episodio di via Oberdan è l’ennesimo segnale che molti edifici italiani hanno bisogno di attenzione.
Le città costruite nel dopoguerra si avvicinano ai 70 anni di vita, un’età in cui le strutture iniziano fisiologicamente a mostrare criticità.
Taranto non è un caso isolato. Cedimenti simili si sono verificati negli ultimi anni in:
– Roma
– Napoli
– Palermo
– Torino
– Genova
Una lista che cresce lentamente, ma inesorabilmente.
Il peso di quei minuti: una storia che non si cancella
Il balcone che crolla è un gesto violento della struttura, una resa improvvisa che lascia dietro di sé domande, ferite e paura.
A Taranto, quel cedimento ha segnato la vita di due persone e ha riaperto un discorso che spesso il Paese ignora: la manutenzione non è un optional.
Mentre i tecnici analizzeranno l’edificio e i feriti affronteranno il percorso di guarigione, resta il monito silenzioso del cemento spezzato.
Un balcone non crolla mai all’improvviso.
Crolla quando smettiamo di guardarlo.
E troppo spesso, quando ce ne accorgiamo, è già tardi.

