Ospedali italiani: 15 strutture di eccellenza, ma restano forti divari territoriali

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reparto medicina ospedale Umberto I

Il nuovo Piano Nazionale Esiti 2025 di Agenas fotografa lo stato di salute del sistema ospedaliero italiano, evidenziando luci e ombre. In tutto il Paese sono quindici le strutture che nel 2024 hanno raggiunto un livello di qualità definito “alto” o “molto alto” in almeno sei delle otto aree cliniche analizzate. Due ospedali spiccano su tutti: il presidio di Sivigliano, in Piemonte, e quello di Mestre, in Veneto, che ottengono le valutazioni migliori in tutte e otto le aree considerate.

Il rapporto mostra una concentrazione delle eccellenze soprattutto nel Nord Italia, con la Lombardia in testa grazie a cinque strutture di qualità elevata, seguita dal Veneto con tre e dall’Emilia-Romagna con due. Altre regioni come Umbria, Toscana, Marche e Campania compaiono con una struttura ciascuna, confermando un quadro variegato ma ancora segnato da evidenti disparità tra territori.

La valutazione si basa su otto grandi ambiti clinici: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare e nefrologia. Secondo Agenas la qualità dell’assistenza italiana sta migliorando, ma permane un divario significativo tra Nord e Sud. Differenze importanti emergono, ad esempio, nei volumi di interventi oncologici complessi, nella tempestività delle procedure salvavita e nell’appropriatezza dei percorsi materno-infantili.

Dai dati emerge una forte concentrazione dei casi più complessi nelle strutture ad alto volume, soprattutto nel settore cardiovascolare, dove quasi il 90% dei ricoveri per infarto avviene in centri adeguamente attrezzati. Rimangono però criticità nella cardiochirurgia: gli interventi di bypass aortocoronarico risultano ancora frammentati e con pochi centri che superano la soglia ottimale di attività annuale. In miglioramento, invece, la chirurgia oncologica, con il tumore della mammella che registra una percentuale molto alta di trattamenti nei centri più qualificati. Anche colon, prostata e polmone mostrano progressi significativi, mentre restano problematiche le resezioni pancreatiche e, soprattutto, gli interventi sul retto, con risultati peggiori rispetto agli anni precedenti e un quadro nazionale complessivamente non soddisfacente.

Sul fronte della tempestività dei trattamenti, la percentuale di pazienti colpiti da infarto che riescono a ricevere un’angioplastica coronarica entro 90 minuti è salita al 63%, segnale positivo ma ancora distante dagli standard desiderati e con prestazioni mediamente più basse al Sud. Anche le fratture del femore negli anziani vedono un miglioramento nei tempi di intervento, ma molte regioni meridionali restano sotto la soglia di qualità.

Per quanto riguarda l’area materno-infantile, il tasso dei tagli cesarei primari è in leggero calo, con il Nord più vicino alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Sud stabilmente sopra la soglia critica. Le episiotomie si sono dimezzate in dieci anni, mentre i parti vaginali dopo cesareo crescono ma rimangono poco diffusi, soprattutto nelle regioni meridionali.

Il report sottolinea anche un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa negli interventi di colecistectomia laparoscopica, con un ricorso crescente al day surgery e una degenza post-operatoria sempre più breve e standardizzata tra le diverse strutture.

A livello di esiti, la mortalità a 30 giorni dopo bypass aortocoronarico scende all’1,5%, molto al di sotto della soglia considerata critica. Prestazioni analogamente positive si registrano negli interventi valvolari, anche se permangono difficoltà in alcune regioni, tra cui Calabria, Campania e Puglia.

Il quadro, tuttavia, non è privo di ombre. Su 1.117 strutture valutate, ben 197 sono state considerate “da rivedere” e inserite in un percorso di audit per migliorare gli standard assistenziali. Il dato appare comunque in calo rispetto all’anno precedente, quando le strutture critiche erano 239. Le regioni con il maggior numero di ospedali rimandati sono Campania e Sicilia, mentre Valle d’Aosta, Trento e Umbria non registrano alcuna struttura a rischio.

Il messaggio del nuovo Piano Nazionale Esiti è chiaro: il sistema sanitario italiano mostra eccellenze di rilievo e una qualità complessivamente in crescita, ma la diseguaglianza territoriale rimane una delle sfide più urgenti da affrontare per garantire un’assistenza equa e uniforme su tutto il territorio nazionale.