Sequestro per prendersi la casa: arrestato uomo del clan

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Si nascondeva nella periferia di Napoli: catturato Moreno Del Medico, coinvolto nel sequestro per sottrarre un alloggio popolare. Il 30enne, ritenuto vicino ai gruppi Cifariello e Cancello degli Amato-Pagano, era irreperibile da settembre. È accusato di sequestro di persona, estorsione, rapina e altri reati aggravati dal metodo mafioso.


Il clan voleva impossessarsi di un alloggio popolare e per farlo non aveva esitato a sequestrare il legittimo assegnatario. L’ultimo tassello dell’inchiesta è arrivato nelle scorse ore, quando la Polizia di Stato ha catturato a Scampia Moreno Del Medico, 30 anni, considerato vicino alle famiglie Cifariello e Cancello, gruppi satellite della storica organizzazione degli Amato-Pagano.

Del Medico era irreperibile dal 29 settembre ed era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse sono pesantissime: sequestro di persona a scopo di estorsione, occupazione arbitraria di edifici, riciclaggio, estorsione, rapina e lesioni personali, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

Il piano per sottrarre la casa

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla DDA e supportati dalla Squadra Mobile e dal Commissariato Scampia, gli esponenti del clan puntavano a prendere possesso di un immobile di edilizia popolare già assegnato a una famiglia del quartiere. Per costringere i residenti a cedere le chiavi, avrebbero prima tentato di intimidirli, arrivando ad aspettarli sotto casa armati di mazze.

Non riuscendo a ottenere la disponibilità dell’alloggio, gli indagati sarebbero passati a un’azione ancora più violenta: il sequestro del titolare dell’immobile, utilizzato come pressione per obbligare i familiari a cedere la casa come “riscatto”.

L’inchiesta

A settembre erano già state arrestate sette persone accusate dello stesso schema criminale. Con la cattura di Del Medico, l’ottavo uomo coinvolto, il cerchio investigativo si chiude attorno a un gruppo che, secondo gli inquirenti, operava con modalità tipicamente mafiose per consolidare il controllo del territorio attraverso la gestione degli alloggi popolari, bene particolarmente prezioso e spesso oggetto di speculazioni criminali.

La Procura continua ora a lavorare per definire l’intero quadro delle responsabilità e ricostruire i canali attraverso cui gli alloggi venivano sottratti, assegnati o rivenduti abusivamente all’interno del sistema criminale locale.