Pomigliano, 306 anni ai membri del clan

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Processo in abbreviato: il collaboratore di giustizia Salvatore Ferretti racconta le dinamiche della camorra

Al processo in abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Michela Sapio, il collaboratore di giustizia Salvatore Ferretti ha reso lunghe dichiarazioni spontanee, affrontando la complessa rete di crimini legati alla camorra napoletana.

Gli arresti che hanno portato a questo procedimento risalgono al 25 febbraio, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno notificato un totale di 27 ordinanze di custodia cautelare: 23 in carcere e 4 ai domiciliari, emesse dal gip di Napoli Enrico Campoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda).

Il quadro accusatorio è particolarmente grave e variegato, con reati aggravati dal metodo mafioso. Tra questi figurano: associazione di tipo mafioso, tentata estorsione, estorsione, detenzione e porto di armi, pubblica intimidazione con uso di armi, incendio, tentato omicidio, ricettazione, associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, detenzione a fine di spaccio, accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, rapina, usura e sequestro di persona.

Le dichiarazioni spontanee di Ferretti, che gode dello status di collaboratore di giustizia, mirano a chiarire il funzionamento interno delle organizzazioni criminali coinvolte e a fornire elementi utili alle indagini. Il processo rappresenta un passaggio fondamentale per approfondire i legami tra i vari esponenti della camorra e il loro modus operandi, con l’obiettivo di consolidare le misure preventive e giudiziarie contro le attività criminali che colpiscono la provincia di Napoli e i territori limitrofi.

Gli sviluppi del processo saranno cruciali non solo per le condanne individuali, ma anche per comprendere la struttura e le dinamiche di potere all’interno dei clan, permettendo alle autorità di rafforzare la lotta alla criminalità organizzata in Campania.