Controlli del Fisco sui conti correnti: cosa vede l’Agenzia delle Entrate

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Agenzia delle Entrate

Il Fisco può controllare i conti correnti degli italiani grazie ai sistemi di monitoraggio messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Ogni operazione bancaria può essere comunicata e analizzata attraverso strumenti sempre più avanzati. Dal 2026, inoltre, i controlli saranno supportati anche dall’intelligenza artificiale e dal machine learning, rendendo più rapido e preciso l’incrocio dei dati. Comprendere cosa vede realmente il Fisco e quando scatta un controllo fiscale è fondamentale per tutti i contribuenti.

Come il Fisco monitora i conti correnti

Le banche sono obbligate a comunicare periodicamente all’Agenzia delle Entrate informazioni relative ai conti correnti, ai conti deposito, alle carte di credito e ai movimenti più rilevanti. Questa trasmissione di dati non è mirata ai singoli contribuenti, ma riguarda l’intera clientela degli istituti bancari e postali. I dati raccolti vengono analizzati confrontandoli con le dichiarazioni dei redditi, e solo in caso di incongruenze scattano verifiche più approfondite.

La Superanagrafe dei rapporti finanziari

La Superanagrafe dei rapporti finanziari è una banca dati che raccoglie informazioni dettagliate fornite mensilmente dalle banche. In essa confluiscono dati anagrafici dei titolari, aperture e chiusure dei conti, giacenze medie, saldi annuali, accrediti, prelievi e operazioni effettuate allo sportello. Dal 2022 questa piattaforma non riguarda più solo le società, ma anche le persone fisiche. In questo modo è possibile un controllo più completo attraverso l’incrocio di tutte le informazioni finanziarie disponibili.

Cosa può vedere il Fisco analizzando i conti correnti

Attraverso le comunicazioni obbligatorie, l’Agenzia delle Entrate conosce il totale degli accrediti, dei prelievi, i saldi iniziali e finali dei conti correnti, i movimenti complessivi e i rapporti finanziari di ogni contribuente. Inoltre ha informazioni sulle cassette di sicurezza, sulle carte prepagate, sui conti esteri, sulle criptovalute e sugli investimenti in metalli preziosi. Tutti questi dati permettono di avere una visione completa dei flussi finanziari, utile per identificare eventuali anomalie rispetto a quanto dichiarato fiscalmente.

Il Fisco non vede il dettaglio delle operazioni senza una richiesta formale

È importante chiarire che il Fisco non visualizza automaticamente il dettaglio di ogni singola operazione bancaria. Le informazioni iniziali sono aggregate e riguardano i totali dei movimenti. Solo se i sistemi trovano incongruenze tra i dati aggregati e la dichiarazione fiscale, l’Agenzia delle Entrate può richiedere alla banca gli estratti conto completi, con la possibilità di verificare ogni transazione effettuata dal contribuente.

Come funziona l’anonimometro e quando si perde l’anonimato

Per analizzare i dati finanziari raccolti nella Superanagrafe, l’Agenzia delle Entrate utilizza un sistema chiamato anonimometro. Questo strumento sostituisce i codici fiscali con codici anonimi durante la fase automatica di confronto dei dati. Finché non emerge un’anomalia, i contribuenti restano anonimi e non sono associati ai loro rapporti finanziari. Se invece il sistema rileva discrepanze significative, si passa alla fase successiva in cui il contribuente viene identificato e si avviano i controlli dettagliati.

Quando scattano i controlli fiscali sul conto corrente

I controlli più approfonditi scattano quando emergono movimenti non coerenti con il reddito dichiarato o con il profilo finanziario del contribuente. Operazioni rilevanti e ingiustificate, flussi anomali di denaro, prelievi consistenti o accrediti frequenti possono portare l’Agenzia delle Entrate a richiedere ulteriori documenti o chiarimenti, fino ad arrivare alla verifica completa degli estratti conto e dei rapporti bancari.