Nel viaggio di ritorno dal Libano Papa Leone XIV cita un libro spirituale poco conosciuto: un testo fragile nella forma ma enorme nel messaggio.
Nel mondo ecclesiale arrivano spesso riferimenti ai grandi autori della tradizione teologica, ma non sempre il pubblico ha accesso a un’indicazione diretta del cuore spirituale di un Pontefice. Per questo le parole pronunciate da Papa Leone XIV durante il volo di rientro dalla missione in Turchia e Libano hanno attirato attenzione e stupore. Alla domanda dei giornalisti sul testo più vicino alla sua interiorità, oltre a Sant’Agostino, non ha citato manuali, trattati o capolavori accademici. Ha indicato un piccolo libro, essenziale, composto di lettere: “La Pratica della Presenza di Dio”, del carmelitano Fra Lorenzo della Resurrezione. Un’opera che non vive di grandi concetti, ma di gesti quotidiani, e proprio per questo oggi torna al centro della discussione pubblica.
Un libro umile e profondissimo: la sorpresa del Papa
“La Pratica della Presenza di Dio” non è un volume voluminoso, né un testo da biblioteca specialistica. È una raccolta di pensieri, corrispondenze e colloqui spirituali di un monaco del Seicento, non famoso per accademia ma per vita vissuta. Papa Leone XIV lo descrive come un libro capace di raccontare una spiritualità semplice, accessibile, disarmante. In conferenza stampa ha ricordato come, negli anni difficili trascorsi in Perù tra violenze e tensioni sociali, quel testo sia stato un riferimento personale. Il Papa ha spiegato che Fra Lorenzo non prese la penna per studiare o elaborare dottrina, ma per testimoniare la possibilità di restare in relazione con Dio nella vita concreta. Un messaggio che oggi appare rivolto a credenti e non, perché inserisce la fede nella dimensione domestica, quotidiana, senza barriere di ruolo o formazione.
Papa Leone XIV ha raccontato che il libro “descrive un tipo di preghiera continua, un affidamento che non richiede condizioni straordinarie, ma l’apertura del cuore”. È questa la chiave che porta l’opera al centro dell’attenzione internazionale.
Chi era Fra Lorenzo della Resurrezione
Fra Lorenzo, nato nel 1614 e morto nel 1691, era un carmelitano laico. Non un predicatore itinerante, non un maestro universitario. Lavorava in cucina, riparava sandali, svolgeva compiti semplici. Ciò che rende il suo nome ricordato è la costanza con cui cercò Dio negli attimi più ordinari. Per lui la preghiera non era un’azione ritagliata nel tempo, ma un orientamento costante del cuore. Descriveva il rapporto con il divino come una conversazione silenziosa che accompagna i gesti. La presenza di Dio diventa abitudine spirituale, non evento eccezionale. Nelle sue lettere raccontava che bastava un pensiero, uno sguardo interiore, un respiro dedicato al Signore per trasformare un compito ripetitivo in atto sacro.
Le sue parole hanno attraversato secoli proprio grazie alla loro concretezza. Non propone tecniche complesse né percorsi ascetici formali. Il suo invito è semplice: “Rivolgere il cuore a Dio prima e dopo ogni gesto”. Il cristianesimo diventa strumento quotidiano, e la vita stessa edificio spirituale.
Perché il Papa lo indica oggi
La citazione di questo libro apre una riflessione attuale. Papa Leone XIV non sceglie un classico solo per nostalgia, ma per proporre una risposta al tempo moderno. In un mondo veloce, frammentato, spesso distratto, l’idea di una presenza costante di Dio non come riferimento rigido ma come filo interiore diventa chiave pastorale. Il Papa sembra voler ricordare che la spiritualità non è un lusso per pochi, ma un campo aperto a tutti, anche a chi vive ore piene di lavoro o fatica.
Il messaggio non riguarda solo l’orazione personale. È un’evidenza culturale: nella società contemporanea l’identità si costruisce nel quotidiano. Così come Fra Lorenzo incontrava Dio tra stoviglie e chiodi da riparare, anche oggi il credente può farlo nel traffico, in ufficio, tra un impegno e l’altro. Questa prospettiva genera interesse perché cambia il punto di osservazione. Non chiede di uscire dal mondo, ma di viverlo con attenzione spirituale.
Cosa significa per il lettore
L’indicazione del Papa riguarda tutti: non è un testo per soli credenti devoti, ma per chi desidera recuperare lentezza interiore. “La Pratica della Presenza di Dio” parla a chi cerca pace, continuità, silenzio. Invita a riscoprire la fede come relazione e non solo come rito. Il lettore che si avvicina al libro scopre una scrittura di immediata comprensione, con pensieri brevi e profondi. Non servono conoscenze teologiche per entrarvi, basta la disponibilità ad ascoltare. È una proposta che spoglia la spiritualità da spettacolo e la riporta al gesto minimo.
L’intuizione nasce dall’idea che la vita quotidiana sia spazio sacro. Una telefonata, un pane preparato, uno sguardo rivolto alle persone amate: ogni gesto diventa occasione per riconoscere una presenza più grande. È questo il valore culturale che oggi attira l’interesse: un libro piccolo che propone un orizzonte ampio.
Reazioni sui social
La notizia della citazione papale ha generato un movimento caldo sui social. Molti utenti hanno condiviso stupore e curiosità:
- «Un libro che non conoscevo. Sorprende che il Papa consigli qualcosa di così semplice.»
- «Questa indicazione fa riflettere: la fede nel quotidiano, senza effetti speciali.»
- «Forse la spiritualità è più vicina alla nostra vita di quanto immaginiamo.»
La discussione ha superato i confini religiosi, coinvolgendo utenti distanti dal mondo ecclesiale. Segno che il libro ha forza comunicativa trasversale.
Il punto degli esperti
Gli studiosi di storia spirituale riconoscono in Fra Lorenzo una figura rilevante, definita da alcuni come anticipatore della mistica della quotidianità. La sua prospettiva si inserisce in una corrente più ampia che considera la santità come disponibilità interiore più che come eccezione biografica. Il suo pensiero è stato ripreso nel Novecento da teologi europei che hanno visto nel suo scritto una radice del concetto di preghiera continua.
Gli esperti analizzano anche il gesto papale come messaggio simbolico. Indicare un testo minimo, non accademico, significa invitare a un dialogo diretto tra persone e spiritualità, saltando filtri culturali. È un segnale ecclesiale che privilegia accessibilità e concretezza.
Perché tutti ne parlano
Tre fattori spiegano la viralità del caso:
- il testo consigliato non è un libro famoso, quindi genera curiosità
- la scelta è emotivamente forte perché umile e controcorrente
- il messaggio riguarda il modo di vivere e non solo la religione
La decisione del Papa non ha il tono del discorso dottrinale. Appare come un invito personale rivolto a chiunque desideri fermarsi un momento.
Una pagina antica per un tempo moderno
“La Pratica della Presenza di Dio” non promette risultati immediati, non offre risposte rapide. Propone un cammino fatto di attenzione costante. È ciò che affascina molti lettori oggi: un ritorno alla normalità spirituale. L’indicazione di Papa Leone XIV porta questo libro nuovamente in primo piano, offrendo una guida che si fonda su gesti minimi.
La domanda che rimane aperta è semplice e profonda: è possibile vivere una spiritualità continua senza cambiare vita, ma trasformando lo sguardo con cui la si vive? Chi leggerà il libro potrà provare a rispondere da sé, un atto alla volta.

