Gioco d’azzardo illegale: tre arresti e sequestro milionario

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Un giro d’azzardo da 25 milioni di euro in tre anni, fondato su una rete di scommesse illegali gestite attraverso totem manomessi e piattaforme parallele prive di controlli. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nucleo Investigativo e del gruppo Cyber Investigation del Comando provinciale di Salerno, che all’alba di ieri hanno eseguito tre misure cautelari nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura.

In carcere sono finiti Domenico Chiavazzo, 46enne nocerino considerato il dominus del sodalizio, e Paolo Memoli, 41enne salernitano ritenuto il suo braccio destro. Agli arresti domiciliari invece Giovanni Petruzzellis, 48enne pugliese e informatico del gruppo, incaricato di alterare i software dei totem collegandoli a una piattaforma occulta e non autorizzata dai Monopoli di Stato.

Secondo gli inquirenti, il sistema di gioco veniva fornito da una società del tutto lecita – estranea all’indagine – per poi essere manipolato: i totem risultavano attivi e regolari, ma in realtà erano connessi a un circuito clandestino che permetteva di eludere ogni controllo sulle giocate, sulle puntate e sulle vincite. In questo modo veniva aggirato il prelievo erariale, con oltre 3,2 milioni di euro che avrebbero dovuto essere versati allo Stato e che invece, secondo gli investigatori, finivano nelle mani del gruppo.

Una parte dei profitti sarebbe stata destinata anche alla camorra, in particolare alla fazione del clan Schiavone dei Casalesi, motivo per cui è stata contestata l’aggravante di associazione mafiosa (416 bis) per uno dei reati-fine legati al gioco online.

Oltre al giro d’azzardo illegale, l’organizzazione è accusata anche di emissione di fatture false, riciclaggio, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Il gip ha disposto anche ingenti sequestri: colpite le cooperative Omega Service, Omicron Servizi Integrati (oggi Chic) e Monteli srl, riconducibili a Chiavazzo. Sotto sequestro anche immobili, locali commerciali, appartamenti di lusso, tre terreni, una Porsche Cayenne, un’Audi Q8 e conti per un valore complessivo di 4 milioni di euro.

Secondo gli investigatori, il reinvestimento dei capitali illeciti avveniva attraverso società compiacenti nei settori dei servizi e dell’immobiliare, utili a ripulire e giustificare gli enormi introiti. L’indagine è nata anche dalle rivelazioni di un collaboratore di giustizia arrestato a Bologna e ha richiesto un complesso lavoro di analisi informatica per “illuminare” la piattaforma clandestina e il flusso delle giocate.

Il procuratore vicario Rocco Alfano ha definito l’inchiesta “un’attività estremamente complessa e articolata”, mentre il comandante provinciale, colonnello Filippo Melchiorre, ha evidenziato la capacità del reparto cyber di ricostruire l’intero sistema occulto che, attraverso decine di totem installati in attività commerciali in tutta Italia, generava l’enorme flusso di denaro illecito.